23 novembre 2019

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08.11.2019

Sciortino: coerenza, sensibilità

Orazio  Sciortino: pianista
Orazio Sciortino: pianista

«Quasi una Fantasia»: il titolo scelto dal pianista e compositore Orazio Sciortino per il suo concerto dell’altra sera al Ridotto del Teatro Grande è onorato dall’A alla Zeta con una coerenza e una sensibilità che gli hanno riscosso consensi. E questo anche perché Sciortino ha deciso di offrire al pubblico bresciano una declinazione quanto mai ampia della forma musicale della Fantasia, che nei secoli ha assunto significati diversi. L’esempio iniziale, con la Fantasia in fa diesis minore di Carl Philipp Emanuel Bach, secondogenito del grande Johann, ne è una concreta quanto affascinante testimonianza perché con i suoi continui cambiamenti di rotta, con lo spuntare improvviso di momenti lirici, quasi d’improvvisazione, si rivela una composizione di straordinaria modernità, addirittura anticipatrice dello spirito romantico. Molto bella anche la Fantasia op. 28 di Mendelssohn, tra l’altro nella stessa tonalità di quella di Carl Philipp Emanuel Bach, proposta subito dopo da Sciortino che ne ha sottolineato il carattere quasi sonatistico nei suoi tre movimenti. Il pianista ha poi presentato le caratteristiche del suo pezzo, l’«epigramma quasi una fantasia – Sur le tombeau de Pergolesi»: un pezzo che celava alcuni temi del compositore di Jesi in un contesto brillante, accolto molto favorevolmente dal pubblico. SENZA INTERVALLO Sciortino è andato alle Sette Fantasie per pianoforte op. 116 di Brahms, alternando i Capricci agli Intermezzi del genio di Amburgo in una serie di piccoli quadri, di schizzi che Brahms tratteggia in modo splendido nella loro apparente semplicità. Semplicità che non appartiene al brano finale scelto da Orazio Sciortino, la Ciaccona dalla Partita per violino solo nella versione pianistica di Ferruccio Busoni: poter ascoltare questo capolavoro dà sempre una grandissima emozione, specialmente quando un interprete come questo sa governare questa gigantesca variazione sul tema iniziale sottolineandone le infinite sfumature. Due i bis, con un Capriccio e un Intermezzo dall’op. 76 di Brahms: una coerenza mantenuta fino all’ultima nota. Pubblico in visibilio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

L.FERT.
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