23 novembre 2019

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06.11.2019

Superdownhome in tour, Memphis all’orizzonte

La carica di Henry Sauda e Beppe Facchetti FOTO DOMENICO STRATOS
La carica di Henry Sauda e Beppe Facchetti FOTO DOMENICO STRATOS

All’orizzonte Memphis, tra Cadillac fiammanti e cartoline di Elvis. Lì, nell’estremo angolo sud-occidentale del Tennessee, riva sinistra del Mississippi, zona limbica fra Graceland, sogno e realtà, Superdownhome rappresenteranno l'Italia nella finale dell'International Blues Challenge che si terrà dal 28 gennaio all’1 febbraio lungo la mitologica Beale Street: arrivare incendiati è il minimo. Così, benché reduci da una lunga estate col cuore in gola durante la quale hanno suonato un po’ dappertutto – dalle date con Fantastic Negrito fino ai vari festival disseminati in giro per l’Europa -, Henry Sauda (voce, cigar box, diddley bow) e Beppe Facchetti (grancassa, rullante, sock cymbal e crash) a tirare il fiato non ci pensano nemmeno lontanamente. Nemmeno per scherzo. Anzi: dopo «Get my demons straight» (disco uscito a maggio per Slang Music/Warner Music Italia), il power duo bresciano ha già stilato la tabella di marcia live con cui accendersi a dovere in vista dell’assalto oltreoceanico. Questo fine settimana, il primo affondo: sabato a Milano, allo spazio Teatro 89, Superdownhome apriranno il concerto di Ted Horowitz in arte Popa Chubby, leggenda vivente e teorizzatore di un suono che incrocia blues, rock’n’roll, funky e soul, da lui stesso definito come «gli Stooges che incontrano Buddy Guy, i Motörhead che incontrano Muddy Waters e Jimi Hendrix che incontra Robert Johnson». Bel colpo. Generato da un’alchimia consolidata dal vivo. E il chitarrista newyorkese aveva prodotto «Get my demons straight», «oltre a regalarci due soli di chitarra e alcune backing vocals», amplificando la sensibilità corrosiva del duo, tradotta in un’ibridazione luciferina di blues, folk, punk e stoner nell’album masterizzato da Brian Lucey (già con Black Keys, Depeche Mode, Liam Gallagher). Superdownhome concederanno il bis lunedì a Roma, sempre con Popa Chubby («il nostro padrino», che festeggerà i trent’anni di carriera) non prima di aver fatto scalo in città, domenica, alla Latteria Molloy. Poi, fra novembre e dicembre, ancora sulla strada: Vienna, Berlino, Hannover, più una parentesi in Svizzera, le mete di un pellegrinaggio sporco, cattivo e profano. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

E.ZUP.
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