24 aprile 2019

Spettacoli

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20.03.2019

Tiromancino in
veste sinfonica: «Siamo
sempre un’idea collettiva»

Federico Zampaglione
Federico Zampaglione

Uno degli appuntamenti più caldi della primavera bresciana è fissato per il 6 aprile: fa tappa al Dis_Play del Brixia Forum il nuovo tour dei Tiromancino, per la prima volta in scena accompagnati dall’Ensemble Symphony Orchestra in una rilettura a 360 gradi dei loro principali successi (da 50 a 40 a 34,50 euro i biglietti nei circuiti Vivaticket e Ticketone). Grande successo, con sold out a San Benedetto del Tronto, Firenze, Bologna, La Spezia e Milano: Che bilancio stila Federico Zampaglione di questo esperimento di tipo sinfonico? Esperienza musicalmente ambiziosa e bellissima. Confrontarsi con un’orchestra tra archi, fiati e percussioni e innestarla sul nostro sound non è stato facile: il rischio era di appesantire il repertorio, rendendolo troppo pomposo. Puntiamo su arrangiamenti molto ritmati, in cui a tratti la dimensione orchestrale convive con l’elettronica. Sono soddisfatto anche perché il pubblico si sta divertendo ovunque moltissimo. Da grande costruttore di canzoni in studio, che valore dà al momento della dimensione live? Inizialmente il mio focus principale era sulla scrittura e la registrazione di brani nuovi, ma recentemente ho cominciato a sentirmi sempre più a mio agio anche sul palco: specie in questo concerto, esperienza per me da musicista a tutto tondo in cui ho pienamente riscoperto la mia vocazione primaria di chitarrista. Nell’ultimo album «Fino a qui» avete riletto i vostri principali classici in duetto con colleghi italiani molto diversi: chi vi ha regalato l’emozione più particolare? Mi riesce difficile rispondere perché ho vissuto questo disco seguendo una visione d’insieme, quasi fosse un film con tanti attori, tutti in egual modo importanti per raccontare un pezzetto della nostra storia. La sensazione più bella è stata rendersi conto che artisti di altissimo livello amano le cose che abbiamo fatto e hanno voluto dimostrarcelo: significa che alla fine la scelta di intraprendere un percorso più lento e di ricerca ha pagato. Nella sua carriera le collaborazioni si sprecano: ma come si fa a passare da Fabri Fibra a Ramazzotti, da Almamegretta ad Alessandra Amoroso? Noi siamo partiti dall’indie, lo abbiamo vissuto sulla strada per una decina d’anni insieme a gente come Afterhours, Casino Royale, Ritmo Tribale; è un mondo che mi porto dentro, amo le cose più alternative e sperimentali, ma la capacità di spaziare ci ha collocato a mezza strada verso un mainstream cui però non apparteniamo mai del tutto. Il pop non mi piace quando è troppo pop. Tiromancino: ancora un gruppo o ormai uno pseudonimo per Federico Zampaglione? Tiromancino è sempre una dimensione collettiva, ha cambiato forma pur potendo sempre contare su personaggi interessanti e pieni di idee. Da anni è una band stabile con cui lavoro con piacere: per ora non ho mai deciso di fare un disco a nome mio. Da qualche anno non si hanno più notizie della sua attività come regista: parentesi chiusa? Adoro il cinema ma per fare un film servono almeno due anni, e in questo momento non li ho perché sono concentratissimo sulla musica. A ogni modo è pronta la sceneggiatura del libro «Dove tutto è a metà», che ho pubblicato recentemente per Mondadori: vedremo dove ci porterà. Ha ancora qualche sogno nel cassetto che aspetta di essere realizzato? Punto sempre a fare qualcosa di bello, mai scontato: per esempio sogno un prossimo disco dei Tiromancino davvero figo. E mi piace sognarlo perché non è nemmeno poi così irrealizzabile. •

Claudio Andrizzi
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