13 dicembre 2019

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24.09.2019

«Città sempre più viva: Brescia una vera polis»

Il teologo Vito Mancuso questa sera ospite in San Barnaba
Il teologo Vito Mancuso questa sera ospite in San Barnaba

Leggerezza e solidità della coscienza. Che non sono quelle del web, tema portante del Festival LeXGiornate. Ma, avendo come ospite e protagonista Vito Mancuso, l’incontro in programma questa sera alle 18 all’Auditorium San Barnaba non poteva che focalizzarsi sull’organo giuridico supremo della moralità (o del suo contrario). Dopo l’incontro del 2017, dal titolo «La seduzione di Dio», e la partecipazione del 2018, il teologo di Carate Brianza torna al LeXGiornate per approfondire una riflessione che, nonostante appartenga alla tradizione delle speculazioni filosofico-religiose, si intreccia in maniera interessante anche con il carattere moderno del tema del 2019, «La leggerezza del web e la solidità del mondo reale». Sarà proprio Mancuso, uno dei teologi contemporanei più conosciuti e discussi, per via di alcune teorie non esattamente allineate alla tradizione ecclesiastica, ad avviare il dibattito sulla consistenza dell’organo giudicante che dovrebbe regolare le azioni dell’uomo. La coscienza ha veramente una solidità che deriva dalla natura o, come qualcuno sospetta, è solo metafisica? Io propendo senza ombra di dubbio per la prima ipotesi. E anche nel mio prossimo libro sto preparando un capitolo denso sulla coscienza. Emanuele Severino paventava l’affermazione della tecnocrazia in tempi non sospetti, oltre quarant’anni fa. Ispirandosi ad Heidegger. I grandi hanno questa capacità: sono lungi-miranti. Anticipano i tempi. In quale senso la coscienza può essere leggera, e in quale può essere solida? La coscienza può essere leggera come un fenomeno impalpabile, solida perché ha una tradizione alle spalle. Il richiamo alla coscienza avviene in parecchie situazioni o riflessioni: mettersi la mano sulla coscienza, il tribunale della coscienza, l’esame di coscienza... Concetti che nella mente risuonano ben noti e chiari. Oggi tutto questo sembra infondato, quasi come si trattasse di un retaggio di una dimensione metafisica e poco fisica. È lo stato dell’arte. Al giorno d’oggi, alcuni comportamenti o scelte istintive lasciano pensare che non vi sia una presa di coscienza. O che, proprio nel momento in cui la si ascolti, ci si giri dall’altra parte. Conta ancora la coscienza? Conta. Deve contare. Questa è la sfida decisiva del pensiero responsabile. O facciamo questo o vedremo avanzare le macchine, la tecnocrazia, in una progressione inarrestabile. La responsabilità di ognuno non può prescindere dal nodo della coscienza. Per questo motivo sono convinto che ci sia bisogno di fondare una nuova etica che può essere solo interiore. Visto che l’autorità non incide più sulla coscienza contemporanea, occorre lavorare sull’aspetto umano, sulle passioni, sui desideri e sugli ideali. Il nodo decisivo è proprio il concetto di coscienza. Brescia ha reso omaggio ai novant’anni di Severino e, anche grazie al Festival, si sta scoprendo sempre più città di cultura. Tutto questo è splendido, auspicabile, non so quanto estendibile ad altre realtà. Voglio fare dei sinceri complimenti a una città da sempre viva sul piano del pensiero culturale. Io ho una formazione teologica e tante volte ho digitato «Brescia» nei motori di ricerca, per le sue case editrici ricche di storia. Brescia sa essere «polis», coniugando la dimensione culturale a quella economica per il bene di una comunità autentica. Sarà un piacere essere ospite del Festival.

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