11 novembre 2019

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05.10.2019

E LA PIANISTA FECE PIANGERE STALIN

Marija Judina, anticonformista e radicale, diventò professore al Conservatorio di Leningrado a soli 23 anni
Marija Judina, anticonformista e radicale, diventò professore al Conservatorio di Leningrado a soli 23 anni

Nel settembre di centovent’anni fa, nel 1899, nasceva Marija Veniaminovna Judina (9 settembre 1899 – 19 novembre 1970) la più importante pianista russa del ‘900. Una personalità umana fuori dal comune capace di commuovere Stalin con la sua musica e di «vincere le violenze del mondo», come ha affermato il pianista iraniano Ramin Bahrami. In occasione di questo anniversario, l’associazione Russia Cristiana ha deciso di pubblicare in italiano il libro della sua allieva Marina Drozdova, «A lezione da Marija Judina», un volume che, raccontando il lavoro musicale della pianista, esplora il legame tra la tensione dell’animo e l’espressione artistica. Sì perché la Judina rappresenta uno di quei fenomeni umani dove l’incontro tra lo spirito, la musica e la fede costringe gli ascoltatori a «fare una sorta di verifica del nostro vivere» come esprime bene Boris Petrušanskij nella presentazione del volume. Anche il regista Ermanno Olmi stava lavorando a un film su di lei negli ultimi mesi della sua vita. DI ORIGINE ebrea, la Judina ha studiato al Conservatorio di San Pietroburgo frequentando le lezioni del maestro Leonid Nikolaev. A vent’anni ha già una formazione completa come artista, avendo studiato fin dalla giovane età il teatro, la storia, la filosofia e la poesia, tutti elementi che incideranno profondamente quando comincerà a insegnare musica ai propri allievi. Nel 1919 si converte e si battezza nella Chiesa ortodossa. La Judina si distingue dagli altri artisti dell’epoca non solo per il suo temperamento eterodosso ma anche per un’integrità morale che le impedisce di giungere a patti con il potere e che la rende protagonista di un episodio emblematico. Nel 1943, Marija Judina si esibisce in un teatro russo, suonando il Concerto K 488 di Mozart, trasmesso anche in diretta alla radio. Quella sera la pianista ebbe un ascoltatore illustre: Josif Stalin il quale rimase così colpito ed estasiato dalle sue note da ordinare che gli venisse immediatamente consegnata la registrazione del concerto. Tuttavia in quell’occasione i responsabili dell’evento non avevano registrato l’esibizione e, probabilmente consapevoli delle conseguenze alle quali sarebbero andati incontro se non avessero soddisfatto la richiesta del dittatore, decisero di risolvere il problema riconvocando immediatamente la Judina, l’orchestra e un direttore. Il concerto venne eseguito nuovamente la notte stessa e questa volta fu registrato. Il disco venne spedito all’autorevole ammiratore il quale offrì alla pianista ventimila rubli, una somma molto consistente. La Judina rispose a Stalin con un biglietto: «La ringrazio. Pregherò giorno e notte per Lei e chiederò al Signore che perdoni i Suoi gravi peccati contro il popolo e la nazione. Dio è misericordioso, La perdonerà. I soldi li devolverò per i restauri della chiesa in cui vado». Ci si aspettava una dura reazione da parte del regime comunista che non tollerava la libertà di espressione. Eppure non le accadde nulla, al contrario di molti suoi colleghi artisti che, proprio esprimendo il loro dissenso, furono per questo perseguitati. Destino volle che, quando morì Stalin, agli inizi di marzo del 1953, sul suo grammofono personale venne trovato il disco della Judina, a testimonianza della predilezione del dittatore per la sua musica. Una vicenda inspiegabile secondo le ragioni del potere; potere che questa volta finì per piegarsi alla Judina che poteva contare su due stelle polari nella sua vita: «Dio e la musica». La sua completa dedizione all’arte nasceva da una tensione profonda alla ricerca della verità: «L’esperienza della musica è uno squarcio che si apre su un altro mondo, su una realtà più grande, sulla realtà: la Grazia di Dio». Ed ecco che allora questo libro permette di incamminarsi lungo il sentiero musicale tracciato dalla Judina che, in qualità di insegnante, ha sviluppato un metodo pedagogico capace di combinare un approccio tecnico a una componente ideale. Il volume è inoltre corredato da supporti audio per l’ascolto dei brani proposti dalla pianista ai suoi studenti. Un percorso non esclusivamente rivolto ai musicisti, ma a chiunque abbia un cuore curioso dal momento che il senso della lezione della Judina «è la vita – sottolinea Petrušanskij – l’arte stessa di Marija Veniaminovna». E allora tutti a scuola da lei. •

Simone Fausti
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