16 ottobre 2019

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23.08.2019

Gialli da manuale con gli intrecci di Ellery Queen

L’attore Jim Hutton, volto televisivo di Ellery Queen
L’attore Jim Hutton, volto televisivo di Ellery Queen

Il 1929 è scolpito a caratteri cubitali negli annali del poliziesco. Mentre in Italia il vulcanico editore Arnoldo Mondadori inaugura i mitici Libri Gialli, che tuttora popolano gli scaffali nelle librerie, altrove prendono vita alcuni pezzi da novanta tra i detective, come il francese Jules Maigret di Georges Simenon o gli americani Sam Spade di Dashiell Hammett e Ellery Queen della coppia Frederick Dannay - Manfred B. Lee. Anche se non è stato il battesimo del genere letterario, identificato nel 1841 con il racconto «I delitti della Rue Morgue» di Edgar Allan Poe, tale anno ha costituito un atto fondativo per le regole di questa narrativa. L’abc da manuale è riscontrabile soprattutto in Ellery Queen, dove il protagonista è sia scrittore di gialli che investigatore, assorto nelle trame dei suoi romanzi ma anche tenace collaboratore nelle indagini del padre Richard, anziano ispettore capo della Squadra Omicidi di New York. Dopo che è stato commesso un delitto, ritualmente avvengono gli accertamenti, è ricostruita la dinamica, sono acquisite le testimonianze degli indiziati e riprese con pazienza le tappe necessarie per risolvere il caso, ossia alibi, prove e movente. Il marchio di fabbrica del giovane Queen, che riassume i suoi passaggi logici escludendo le piste sbagliate, si rivela in una frase da vademecum: «Ora avete tutti gli elementi necessari per capire chi è il colpevole». Infatti il lettore può mentalmente «vedere» la scena del delitto e confermare certe regole del giallo: la soluzione non viene mai da una coincidenza ma da una precisa ricostruzione; il criminale compare nella storia ma con sfumature irrisolte fino alla fine; vari particolari rinforzano le acquisizioni del detective. Ma il cliché non comporta l’ovvietà degli ingredienti senza colpi di scena; ad esempio, «Le lettere scarlatte» procede da un alfabeto-codice che sigla i messaggi extraconiugali tra una donna, pedinata dal marito, e un attore romantico, ma nessuno muore fin oltre la metà del libro. E’ una delle trame rompicapo tipiche della «sfida al lettore» sul piano della logica deduttiva più ferrea; peraltro è seducente la traduzione di «ellery queen» in «edera regina» ad esprimere il tenace arrampicarsi dell’edera. Il successo di «Ellery Queen», con una cinquantina di romanzi e vari cicli di racconti pubblicati fino al 1972, ha posto i suoi autori, due cugini di New York che firmavano con lo pseudonimo - il nome stesso del protagonista - tra i maestri indiscussi del giallo, come decretato anche dal prestigioso club «Mystery writers of America». La leggenda vuole che il loro esordio, nel settembre 1929 con «La poltrona numero 30», sia stato ispirato in un ristorante di Brooklyn mentre i due a tavola lodavano la cucina italiana. Così il loro estro negli intrecci si realizzava fin da questo primo romanzo. In fondo alla platea di un teatro, nell’intervallo tra due atti del dramma «Il gangster» dalle altisonanti sparatorie, si leva un grido di morte: l’ultimo respiro del losco avvocato Montz Field. Il referto medico stabilisce un’intossicazione acuta con paralisi cardiaca. Si tratta di un omicidio con un potente veleno nel whisky bevuto in un brindisi con l’assassino, dunque conosciuto dalla vittima. Il colpevole si è premurato di sottrargli il cilindro e indossarlo senza farsi notare dal pubblico, in modo da allontanare il pericoloso indizio. I Queen padre e figlio sciolgono l’ardua matassa ma è il marchingegno ben oliato delle ricerche ad irretire i lettori. Dannay & Lee avevano una straordinaria abilità nel variare i contesti appagando gli appassionati. Lo testimoniano molte trame originali: il delitto avviene ora in una villa dove gli ospiti interpretano i personaggi di «Alice nel Paese delle meraviglie», ora nell’alta società di Hollywood o nel mondo corrotto del pugilato, nella redazione di una rivista per ragazzi, in un museo con reperti egizi maledetti. Le avventure di Ellery Queen sono divenute popolari grazie a editoria, cinema, radio e televisione: in particolare all’omonimo telefilm della Nbc (1975-’76) con l’interpretazione di Jim Hutton, sfortunato attore morto di tumore a 45 anni, e all’Ellery Queen’s Mystery Magazine, la rivista di gialli più venduta al mondo. •

Stefano Vicentini
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