13 novembre 2019

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28.08.2019

GIOVANI ORFANI DI UN SENSO

Silvio Cattarina durante il suo intervento al Meeting di  RiminiCattarina con un gruppo di ragazzi della comunità «L’Imprevisto»
Silvio Cattarina durante il suo intervento al Meeting di RiminiCattarina con un gruppo di ragazzi della comunità «L’Imprevisto»

Pubblichiamo l’intervento di , presidente della cooperativa sociale «l’Imprevisto» di Pesaro che accoglie ragazzi devianti e tossicodipendenti, durante l’incontro col presidente del Parlamento Europeo David Sassoli al Meeting di Rimini che si è appena concluso. Da tanti anni sono impegnato, vivo con i giovani, soprattutto con ragazzi difficili, sfortunati… da tanti anni, insieme ai miei amici, conduciamo l’esperienza delle comunità terapeutiche de «l’Imprevisto» a Pesaro. Ho sempre notato che i miei ragazzi, in fondo in fondo, fanno vedere quello che tutti i ragazzi d’oggi sono, e quando penso a loro, spesso il pensiero mi va a finire nel mare di Lampedusa. Nel mare di Lampedusa vediamo morire tante persone, che vengono da lontano, che arrivano da un grande dolore. Allora io penso ai nostri ragazzi, ai nostri figli, a tutti i giovani! Anche loro giungono da lontano e dal grande dolore del mondo. Dal mare oscuro e ottuso dell’inconsistenza e dello smarrimento; dal mare soffocato e rattrappito della nostra sonnolente abitudine al poco, al solito, al misero, al nulla; dalla malinconia che taglia le gambe, che soffoca il respiro. CHE COSA abbiamo fatto della straripante promessa di vita, di gioia, di coraggio con la quale ogni essere viene al mondo? Dell’attesa di bene, di utilità, di eternità che alberga nel cuore di ogni giovane? Dove l’abbiamo condotta questa immensa struggente promessa? In questi tempi malinconici e appesantiti, i giovani si offrono per un sacrificio, quasi planetario, di proporzioni sconfinate. Come i profughi di Lampedusa, anche i nostri ragazzi si immolano per il mondo, per tutto il mondo. Ospitando nelle loro esistenze, nelle loro giornate e nelle loro notti, il dolore di tutti. Tant’è che – si può dire – i giovani ormai sono, rappresentano il campo profughi più grande, più drammatico dell’Italia e di tutto l’occidente. Ma questi ragazzi – occorre saperlo, bisogna che ce ne accorgiamo e verso di essi volgiamo lo sguardo – si sacrificano per qualcosa di grande. La loro vita chiama, è chiamata a cose grandi. Questa è la giustizia. Questa è giustizia. Giustizia è se su questa terra esistono bellezza e grandezza per la mia vita, per me e per te. «Cosa sono nato a fare? C’è un posto veramente grande per me? Che destino avrà la mia vita?». Queste domande i nostri ragazzi nelle nostre comunità ce le han sempre rivolte! QUANTI GIOVANI decimati dalla ferocia dell’insignificanza, dell’insensatezza, della distrazione; congelati dal freddo vento del successo, della prestazione, del denaro; sferzati e abbattuti, percossi e denudati dalla bufera dell’immediato, dell’istinto, dell’effimero. È una guerra, una nuova guerra. Eppure sono giovani belli, intelligenti, alti, fieri, avidi, curiosi, audaci. Ma fragili e spesso tragici ramoscelli scomposti sulle macerie scombinate e insanguinate del nostro vivere civile, delle nostre città. Sì, la parte più colpita sono i giovani, i ragazzi, i piccoli. La rovina più forte, acuta, è misteriosamente riservata ai giovani. Questa distruzione, questo deserto che avanza, questa emergenza educativa deve portare ad una riscossa, ad una battaglia grande, lunga e impegnativa contro questa insostenibile fragilità psicologica, massmediatica, esistenziale, abbattutasi particolarmente sugli inermi, sui fragili, sugli indifesi, abbattutasi sulle famiglie distruggendole sempre più, rendendo i figli orfani: figli senza padri e senza madri pur avendo i genitori presenti, ragazzi sconfitti. NON LA GRANDE politica, la finanza, la diplomazia, l’economia, le case, le industrie: è il cuore dell’uomo che conta, la sua anima! Contano le infinite domande di senso che urlano dentro il cuore dei ragazzi, lo sconfinato bisogno di vita che sempre più esplode nel petto dei ragazzi. Occorrono adulti, genitori, insegnanti dal cuore grande, capaci di accoglienza, aperti alla misericordia, insomma, occorre l’educazione. Una grande, nuova, forte opera educativa, una rinnovata capacità educativa dell’intero popolo, dell’intera società. Sennò i giovani continuano a pensare che «ha ragione il più forte». Su questa logica infatti impostano la loro vita. Pensano che la vita sia questione di potere, di riuscita, di successo, perché pensano che il padrone del mondo sia il male… che, alla fine, il vero grande vincitore sarà il male; pensano che non è possibile cambiare, che non è possibile aiutarsi, volersi bene... è un nuovo, più grave, paganesimo! No, occorre la comunità, un villaggio dice Papa Francesco, occorre l’educazione. La risposta al mistero della sofferenza, alla condizione di smarrimento, al vuoto esistenziale di cui tanto si parla, non è una spiegazione, ma una presenza. Esserci, essere presenti, interessarsi al dolore che c’è nel mondo, soprattutto verso quello dei giovani. Dire, far sentire ai giovani che ci teniamo, che ci preoccupiamo. Non può essere che il tesoro più grande, più prezioso del mondo vada così perduto… Questo è sicuramente il grido più struggente che è nel cuore di ogni adulto, di ogni persona buona, grande e sensibile. È importante che il giovane senta che la sua vita è preziosa per gli altri, per chi gli sta vicino, che è necessario, importante per gli altri. Che senta che tutto intorno a lui dice: Tu sei, tu sei importante per me, tu vali, tu conti. Tu hai un grande compito, una responsabilità. Quanto è bello, che spettacolo, che gioia vedere un giovane cambiato, rinato, ritrovato: da una persona così cambiata il mondo sarà messo sottosopra, ribaltato, capovolto, reincamminato verso la sua verità. Tutto è nel valore della persona. Non in quello che siamo o che abbiamo. Il valore è in qualcosa che non è in noi, che è nell’intimo di noi, ma non è nostro, non nasce dentro di noi, viene prima di noi. È una vera rivoluzione. I GIOVANI DESIDERANO vedere, incontrare un’esperienza radicale, affascinante, una proposta grande, sconfinata – senza confini - con dentro qualcosa di irriducibile, di imprevisto. Di sovversivo. La vita è una voce che chiama, un fuoco che brucia, una vocazione. Scegliamo i piccoli, i giovani, i poveri – ma i più poveri tra i poveri oggi sono i giovani e i loro genitori - scegliamo i piccoli per confondere e umiliare i grandi, i potenti, i ricchi, per aprire nuove strade, per costruire nuove opere! Lo ripeto, piange il cuore vedere ragazzi caratterizzati e determinati da grande impaccio, da forte chiusura, esistenzialmente bloccati. Questo colpisce più della droga, più di tante manifestazioni del malessere «moderno». Non è timidezza, non è impossibilità o impaccio, o chiusura, no è diseducazione, è trascuratezza, abbandono, povertà dell’anima, ignoranza. Occorre qualcosa che sfidi la paura di lanciarsi nell’avventura della vita, che spalanchi il cuore verso un coraggio senza fine, verso un’audacia affascinante. Occorre un imprevisto, appunto. L’uomo cerca continuamente, in ogni cosa, in ogni azione, non una tecnica, una metodologia, no, cerca una misura diversa, invoca un’altra misura, una misura nuova. Un cuore nuovo. Ecco il desiderio più grande dell’uomo, che il cuore si spacchi, esploda: questo è il miracolo. Termino con piccolo aneddoto, un episodio-rivelazione occorsomi con un mio ragazzo, estremamente illuminante, straordinario, che mi ha aperto gli occhi, che dice del bisogno dei ragazzi, un episodio semplice ma efficacissimo: «Sai quale è la cosa più brutta che ti può capitare? Io lo so – mi disse Pasquale -: avere una morosa che ami tantissimo e … non sai dirglielo!». Subito si è accorto che la sua frase mi aveva commosso, che aveva la forza di aprire un varco, allora si è ulteriormente impegnato per esprimere ancor meglio il concetto: «Sì, non sai dirglielo, non sai dirgli il perché!». Pensate che profondità. Che realismo! Un ragazzo che non sa esprimere quanto di grande e di infinito ha nel cuore, quanto di grande e di infinito c’è in Cielo e in terra, è un povero ragazzo, è un ragazzo povero. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Silvio Cattarina
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