06 giugno 2020

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08.03.2020 Tags: Personaggi

«Ho fatto musica alla mia maniera E tutto sommato è andata bene...»

Beppe Donadio: da cantautore a giornalista, da Brescia alla Svizzera FOTO MARIA CHIUSOLO
Beppe Donadio: da cantautore a giornalista, da Brescia alla Svizzera FOTO MARIA CHIUSOLO

Per alcuni anni è stato uno dei più brillanti cantautori della scuola bresciana. Oggi ha cambiato Paese e mestiere: trasferitosi in Svizzera, Beppe Donadio è diventato giornalista e critico musicale. Come e quando è cambiata la tua vita? Detta molto in breve, un giorno ho proposto al quotidiano del Canton Ticino un articolo intitolato «Tu mi rubi l’anima» e adesso sono giornalista professionista. L’ultima cosa che ricordo che non sia stato scrivere è che ho fatto tre traslochi e che mi sono sposato con Maria. E ho fatto tre Festival di Sanremo. Naturalmente da inviato. Nel 2011 l’uscita di «Figurine», il tuo terzo lavoro: che sogni avevi per quel disco? Per tutti e tre i dischi che ho fatto ho avuto un sogno, e cioè farli come mi andava, senza dover rendere conto a nessuno. A «Merendine» ci lavorai due anni non sapendo se ne avrei fatto un secondo; mi venne la paura di steccare la prima e se non fosse stato per Maria che mi obbligò a finirlo, oggi non saremmo qui a parlarci. In «Houdini» ci misi tutto me stesso non sapendo se ne avrei fatto un terzo. E invece arrivò «Figurine», scritto in un paio di settimane. Se mi chiedi se mi aspettavo di più, ti dico oggi che per un introverso cronico che non smaniava di salire sul palco è andata anche troppo bene. Il passo successivo sarebbe stato fare il caso umano ai talent, ma l’altro me ha impedito che accadesse. Colgo l’occasione per ringraziare pubblicamente l’altro me. Nella canzone «Il primo uomo sulla neve» hai duettato con Fabio Concato, che in seguito hai anche ospitato in un concerto al Ctm di Rezzato: come ricordi quella serata? Come un privilegio. Fabio è un uomo libero che ha avuto il coraggio di cantare qualcosa che non venisse da un autore «certificato», un artista grazie al quale la canzone italiana è salita di un gradino, un uomo che ancora regala a me e a Maria, con sua moglie Elisabetta, la sua, la loro amicizia. Oggi che ruolo ha la musica nella tua vita? È ancora un lavoro per la parte che si prende nella pagina che scrivo ogni giorno. Per il resto, ha il ruolo che ha sempre avuto: compero cd anche solo per il piacere di togliere il cellophane o perché le copertine sono belle, compero vinili solo perché sono oggetti sessualmente attraenti, venero una volta l’anno l’Elton John dal 1970 al 1984 come fosse una madonnina che lacrima, mi struggo per tutta la musica che non riuscirò ad ascoltare e m’incazzo quando un dj dice «stasera suono». Ormai da molti anni vivi in Svizzera: quanto ti manca Brescia? Non sto all’altro capo del mondo. Ci torno a trovare genitori, parenti e amici, e se non avessi litigato con la signora della Colombera Rossa sarei lì una volta al mese a mangiare i panini di Silvio. Ecco, i panini di Silvio mi mancano tremendamente. Uscirà mai il quarto album di Beppe Donadio? Doveva esserci un «Merendine parte terza» nel quale avrei preso in ostaggio Fabio Concato chiedendo come riscatto un contratto discografico. Ma è arrivato prima Rovazzi che ha preso in ostaggio Gianni Morandi. Però mi riconosco l’aver celebrato la mia morte in «Funerale per cantautore» dieci anni prima che Elio e le Storie Tese, Dio li abbia in gloria ogni giorno, celebrassero la loro. Non lo so se uscirà mai un quarto album, ci sono più probabilità che esca un secondo libro o che si faccia un concerto. Prima però devo riparare il pianoforte. A questo proposito, permettimi di approfittare del tuo giornale: qualcuno sa dove si può cambiare la meccanica del Clavinova Yamaha Pf P100? Ultima cosa: com’è l’Italia dell’emergenza Coronavirus vista dalla Svizzera? L’emergenza non è più solo italiana, siamo in piena emergenza anche qui. A parte qualche buontempone che voleva chiudere le frontiere, concetto che mi accorgo andare ancora per la maggiore in Italia, c’è grande apprensione per quello che sta succedendo agli italiani. Perché alla fine gli svizzeri, anche se magari non lo danno a vedere, agli italiani vogliono bene.

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