21 ottobre 2019

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26.08.2019

«Ho imparato cos’è il male assoluto»

«Onoriamo come una gemma solitaria questo nostro ultimo testimone e cantore dei drammi del Novecento e del dolore della nostra terra. Nella schiera della generazione dei ’giovani senza gioventù’», ha visto e vissuto davvero tutto. Dalla Grande guerra al trionfo dei totalitarismi del ’900, dall’oppressione fascista alla deportazione da parte dei nazisti, «Pahor è stato sempre contro tutte le dittature, anche quella comunista» che nel secondo dopoguerra trasformò il volto della Jugoslavia, di cui la Slovenia faceva parte. «La sua scintilla vitale continua ad ammonirci del pericolo che il ’malè ritorni e reclami le sue vittime’». Così la senatrice del Pd Tatjana Rojc, che oggi sarà a Lubiana alla libreria «Konzorcij» per le celebrazioni ufficiali dei 106 anni dello scrittore triestino di lingua slovena Boris Pahor. Rojc, che ha curato l’edizione italiana di alcune opere di Pahor ed è autrice della monografia «Così ho vissuto» a lui dedicata, ricorda: «Ho imparato da lui cosa sia il male assoluto, e che l’amore assoluto è l’unica forza che potrà salvarci. Ammiro la sua fede incrollabile nell’Uomo e la sua speranza in un’Europa che sia davvero patria condivisa. Fratello dei diseredati del mondo, Boris Pahor ogni giorno s’inchina alla meraviglia dell’esistenza».

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