20 settembre 2019

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23.07.2019

IL MARE GLOBALIZZATO

Il planisfero con l’indicazione della rotta di Magellano che dal Mediterraneo navigò attraverso l’Atlantico, finì nel Pacifico, quindi nell’Oceano Indiano e ritornoFerdinando MagellanoJuan Sebastián ElcanoAntonio Pigafetta
Il planisfero con l’indicazione della rotta di Magellano che dal Mediterraneo navigò attraverso l’Atlantico, finì nel Pacifico, quindi nell’Oceano Indiano e ritornoFerdinando MagellanoJuan Sebastián ElcanoAntonio Pigafetta

Sono 500 anni dalla prima «Vuelta al mundo». E da 500 anni Spagna e Portogallo litigano per appropriarsi di questa «conquista». Insieme ora i due Paesi confinanti andranno all’Unesco per cercare di ottenere entro il 2022 il riconoscimento della cosiddetta «Ruta magallanes», l’itinerario che attraverso i porti di quattro continenti portò alla circumnavigazione della Terra: un bene immateriale dell’umanità che ha segnato la storia delle esplorazioni e della geografia. Nella pax storico-politica almeno apparente, la Real Accademia de historia de Espana ha però nel marzo scorso siglato una relazione con la quale sgombera il campo definitivamente sulla paternità della spedizione grazie all’Archivio Generale delle Indie di Siviglia, dove sono stati riesaminati i documenti di carico delle navi e di spese della Casa reale spagnola (il 75 per cento) e di un gruppo di commercianti locali guidati da Cristobal de Haro che finanziarono la spedizione. La conclusione arriva dopo un articolato argomentare ma è univoca: la circumnavigazione è una vittoria spagnola. Fernão de Magalhães, aristocratico, nato a Sabrosa in Portogallo nel 1480, è già un militare e navigatore affermato quando va dal suo re Manuel I a proporgli il passaggio verso le Indie ad ovest attraverso il collegamento tra Atlantico e Pacifico, che sarebbe stato poi l’obiettivo primario di Cristoforo Colombo «fermatosi» a scoprire le Americhe. Il Portogallo, che col Trattato di Torresillas si è già assicurato la via ad est verso l’«oro» delle spezie, non è interessato. Ma il visionario Fernão che è già stato alle Molucche e possiederebbe una mappa nautica con indicato il passaggio alla Terra dei fuochi, non molla e bussa alla Corona rivale: nel 1517 incontra Carlo V, diciannovenne, e lo affascina col suo disegno. Si stabilisce in Spagna, viene naturalizzato come Fernando de Magallanes. Non solo: prima di partire fa testamento a Siviglia e dichiara erede il figlio Rodrigo che lì era nato, imponendo alla sua famiglia portoghese di prendere il cognome spagnolo e vivere nel Regno di Castiglia. Nel marzo 1518 a Valladolid firma l’accordo col re che lo nomina comandante in capo della spedizione «perchè faccia gli interessi della Corona di Castiglia». Cadono nel vuoto i tentativi di re Manuel di recuperare e di entrare a qualche titolo nell’impresa. Due comandanti delle cinque navi sono spagnoli di fiducia nominati dal re, l’approvvigionamento delle navi avviene a Siviglia, la partenza è il 10 agosto del 1519 lungo il fiume Guadalquivir per arrivare al mare. Il 20 settembre cinque navi e 237 uomini salpano da Sanlùcar de Barrameda. E fin qui le premesse. Un altro elemento di identità iberica viene dal comandante che sostituì Magellano, ucciso nelle Filippine il 27 aprile 1521: a prendere il timone della Victoria è un basco partito come nostromo sulla Concepción, Juan Sebastián Elcano, che riuscì a rientrare nel porto di partenza dopo varie peripezie il 6 settembre 1522, dopo 2 anni, 11 mesi e 17 giorni. Diciotto uomini a bordo e un carico di spezie - solo 85 le tonnellate di stazza - che riuscì da solo a coprire i costi iniziali della rocambolesca spedizione. La prima cosa che Elcano fece fu presentarsi con una relazione sul viaggio al re Carlos, e tre anni dopo fu fatto ripartire per le Molucche. Tutti questi elementi «incontestabili» secondo gli storici iberici, rendono in tutto e per tutto spagnola l’impresa. Il viaggio fu un esempio di globalizzazione ante litteram: servì anche a definire il meridiano di riferimento per la spartizione dell’influenza del mondo noto tra Portogallo e Spagna sulla base dell’accordo di Tordesillas, siglato dopo la conquista delle Molucche, le redditizie isole delle spezie che in realtà sono l’oggetto ispiratore del viaggio di Magellano. La Vuelta fu poi l’ennesima prova della sfericità della Terra e di una idea planetaria dei commerci. In tutto questo un ruolo fondamentale lo giocò il cronista dell’epoca, quell’Antonio Pigafetta nobile rampollo vicentino, che attraverso buoni uffici papali riuscì ad imbarcarsi con Magellano, sopravvisse e siglò giorno per giorno il diario dell’avventura. Spagna e Portogallo lo tengono sottotraccia in queste celebrazioni appena iniziate: l’Italia invece dovrebbe rivendicarne il ruolo fondamentale. •

Nicoletta Martelletto
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