13 novembre 2019

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26.08.2019

IL NOVECENTO DI BORIS PAHOR

Boris Pahor, 106 anni, sarà festeggiato a Trieste e a Lubiana
Boris Pahor, 106 anni, sarà festeggiato a Trieste e a Lubiana

È difficile scrivere di Boris Pahor, ogni anno alla vigilia del suo compleanno ricordarne la vita splendida e terribile che ha vissuto, aggiornando di anno in anno i nuovi libri pubblicati, i record di tavole rotonde, partecipazioni, meeting, testimonianze, interviste. E soprattutto, di incontri con i ragazzi, appuntamenti di crescita e formazione cui da sempre si dedica con piacere nel tentativo di tenere le nuove generazioni agganciate al nostro passato. Boris Pahor compie oggi 106 anni e, scomparsi Gillo Dorfles nel marzo 2018 a 108 anni, e Andrea Camilleri, a 93 anni nel luglio scorso, oggi rimane forse l’ultimo «grande vecchio», colui che, in qualche modo, incarna il ’900. Nato sotto Francesco Giuseppe, Pahor prese la cittadinanza italiana a cinque anni, nel 1918, e da allora ha attraversato gli orrori e le vertigini del «secolo breve», che per lui è stato invece lunghissimo. Dalla casa di Contovello, risalendo una delle strade che da Trieste si arrampicano sul Carso e dalla quale si domina il golfo che segna la fine dell’Adriatico, parla con voce ormai flebile esprimendo però concetti forti e determinati. Così, convinto europeista, oggi ne sottolinea l’importanza dell’Unione europea: «È preziosa». Lanciando però un monito: «Penso che la storia possa tornare». E una preoccupazione riguardo all’Ungheria. Insomma, oltre un secolo di vita e mai domato: non piegato dalle prime persecuzioni della minoranza slovena, pochi giorni fa ha partecipato a Trieste alle celebrazioni per commemorare il 99esimo anniversario dell’incendio del Narodni Dom, l’edificio della comunità della minoranza dato alle fiamme il 13 luglio 1920 dai fascisti; lui aveva sette anni. Molto affaticato, accompagnato da due donne in costumi tradizionali, si è presentato all’evento e ha incontrato il presidente della Repubblica slovena, Borut Pahor, che gli si è avvicinato abbracciandolo. Pochi minuti ed è dovuto rientrare, ma era sufficiente la sola testimonianza fisica. D’altronde, lo scrittore italiano di lingua slovena, autore del capolavoro «Necropole», non è stato piegato dalla disgregazione dell’Impero asburgico, nè dalla Grande guerra, lo squadrismo o il fascismo. E non lo hanno piegato nemmeno la deportazione nei lager, la guerra in Africa e il sanatorio per un anno e mezzo in Francia nel 1945. Indomito e polemico: contro la Jugoslavia comunista che perseguitava gli slavi bianchi cattolici, contro l’Italia che non ha fatto chiarezza su quanto commesso dai fascisti agli sloveni. Oggi, per il compleanno di Boris Pahor, sono previste celebrazioni al di qua e al di là del confine: a Trieste nel pomeriggio in piazza Oberdan letture e brindisi davanti al monumento di Marcello Mascherini che onora i caduti nell’unico lager nazista in Italia, la Risiera di San Sabba (Trieste). A Lubiana ci sarà un evento nella nota libreria Consorijum. Buon compleanno Pahor. •

Francesco De Filippo
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