11 novembre 2019

Spettacoli

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22.09.2019

IL PRIMO AMORE DOLORE DOLCE

Lo scrittore inglese David Nicholls PHOTO DI SOPHIA SPRINGLa copertina del libro
Lo scrittore inglese David Nicholls PHOTO DI SOPHIA SPRINGLa copertina del libro

È arrivato in Italia David Nicholls, recente vincitore del Bafta Award per la sceneggiatura della miniserie «I Melrose», tratta dai romanzi di Edward St. Aubyn (trasmessa in Italia su Sky). Domani sarà a Verona al Teatro Nuovo per presentare il suo ultimo romanzo, «Un dolore così dolce», edito da Neri Pozza; martedì 24 la tappa alla libreria Feltrinelli di piazza Duomo, a Milano, mercoledì alla Scuola Holden di Torino. Informale, sorridente, disponibile, lo scrittore inglese è diventato famoso per i suoi personaggi romantici, teneri, dolceamari. Ecco perché viene spontaneo chiedergli quanto lavoro e studio ci sia stato nell’approcciarsi ad un uomo della complessità di Patrick Melrose, la cui vicenda, splendidamente interpretata da Benedict Cumberbatch, si dipana tra il grottesco e il dramma. «Devo dire che sono stato molto fortunato ad avere l’opportunità di lavorare su questo soggetto, amo molto i romanzi di St. Aubyn, così diversi dai miei, è stata una vera sfida perché ho dovuto in qualche modo calarmi nella complessa personalità di Patrick, comprenderla a fondo, farla mia, per poi stendere un testo che la riflettesse in pieno. Questa è la differenza fondamentale, per me, tra lo scrivere un romanzo, in cui comunque c’è una parte di te, della tua visione della vita, è qualcosa che ti riguarda, e invece scrivere adattamenti televisivi per altri». Come mai le serie Tv stanno avendo un crescente ascendente sul pubblico e cos’è cambiato rispetto a quasi vent’anni fa, quando ha iniziato a scrivere per la televisione? Quando ho iniziato a scrivere per la tv, le risorse erano più misurate, così, ad esempio, in fase di scrittura dovevi tener conto che la storia si sarebbe svolta sempre nello stesso set, con gli stessi pochi personaggi. Ora i budget sono diversi, ci sono più opportunità di casting, tutto è internazionalizzato. Poi direi che l’on demand ha cambiato il modo di scrivere, si può azzardare di più, essere più liberi, anche scioccanti. E questo piace al pubblico che è diventato più esigente e quando è davanti al piccolo schermo vuole vivere un’esperienza molto più vicina a quella cinematografica in termini di qualità della messa in scena e di scrittura. Torna in libreria con «Un dolore così dolce», a dieci anni esatti da «Un giorno», il romanzo che l’ha fatta conoscere al grande pubblico, un blockbuster da 8 milioni di copie, divenuto film nel 2011 con Anne Hathaway e Jim Sturgess. Com’è cambiato David Nicholls in questi anni, com’è cambiata la sua scrittura? Mentre scrivevo «Un giorno» vivevo da solo, c’erano gli appuntamenti con le ragazze, l’importanza delle amicizie. Ora ho superato la boa dei cinquant’anni, ho una famiglia, due bambini, ho scoperto la paternità, il valore degli affetti familiari, quindi sì, sono cambiato molto e se «Un giorno» è stato l’addio alla vita da single e un inno all’amicizia e alla crescita, il successivo «Noi» è stato un po’ il romanzo della crisi di mezza età che mi ha visto cambiare il punto di vista sulla vita portandomi al matrimonio e alla famiglia. In «Un dolore così dolce» c’è un po’ la combinazione dei due: il romanticismo giovanile del primo e i caratteri della vita più adulta e fallimentare del secondo. «Un dolore così dolce», ambientato nel 1997 a Londra, incentrato sulla produzione scolastica estiva di Romeo e Giulietta, che fa conoscere l’annoiato sedicenne Charlie, attore riluttante con problemi familiari, e la deliziosa e talentuosa Fran, mantiene i caratteri tipici della sua scrittura: divertente, triste, con una spruzzata di nostalgia. L’ha definito il suo libro più personale ma non autobiografico: cosa intende? È quello a cui mi sento più legato emotivamente e mi ha fatto piacere tornare allo spirito di «One day», cioè a parlare di gioventù, ma seppure ricordo le sensazioni del primo amore che prova Charlie, il valore che avevano le amicizie, le difficoltà legate all’adolescenza e all’ingresso nell’età adulta, io sono stato un ragazzo diverso da Charlie, ero piuttosto studioso, leggevo molto, i miei genitori erano felicemente sposati, diversamente da lui ero affascinato da teatro, recitazione, al punto che per un certo periodo avevo pensato di fare l’attore, prima di rendermi conto di non avere il talento necessario. Come in «Noi», anche in questo romanzo viene esplorata la complessa relazione tra un padre e un figlio, che tipo di genitore è David? I miei due figli, Max e Romy, sono ancora piccoli, quindi per ora non mi danno problemi, bisognerà attendere l’adolescenza, comunque credo di essere un genitore aperto al dialogo, tollerante al punto giusto. Libri sul comodino? Devo leggere molto per il lavoro di sceneggiatore e mi rimane poco tempo per le letture di piacere, comunque negli ultimi anni ho letto molto di Zadie Smith, Elisabeth Strout, Penelope Fitzgerald e Lorrie Moore. In chiusura, mi scusi la virata sulla politica, ma il 31 ottobre si avvicina, quindi la Brexit: se l’aspettava? È tutto molto triste, confuso, imbarazzante. E mi fa rabbia. Io sono un convinto europeista e sono sicuro che la maggior parte degli inglesi speri in una via d’uscita. Il primo ministro Boris Johnson ha scritto un romanzo alcuni anni fa. E’ un suo collega in un certo senso… Non abbiamo niente in comune, di sicuro non è uno che prende le cose sul serio. •

Milena Nebbia
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