16 settembre 2019

Spettacoli

Chiudi

14.08.2019

Impertinente anche di fronte alla malattia

«Sono stata scaraventata in corsa dal mio personale Frecciarossa, a Trieste, una luminosa mattina di inizio dicembre». Così Nadia Toffa raccontava nel libro «Fiorire d’inverno» della sua via crucis iniziata quel 2 dicembre 2017 con l’improvviso malore nella hall di un hotel triestino. Aveva appena completato un servizio per «Le Iene» sul caso di un sindacalista che da mesi non versava lo stipendio ai suoi dipendenti. Un black out inaspettato in una carriera televisiva che prometteva bene dopo gli anni di precarietà delle prime esperienze in tv nella «palestra» di ReteBrescia. Una carriera affrontata con la caparbietà che la contraddistingueva. LO STESSO atteggiamento con cui da quel 2 dicembre si è ritrovata a combattere la malattia insidiosa che le era stata diagnosticata, un nemico ben più subdolo dei tanti misfatti italici che a torto o a ragione erano al centro delle sue inchieste nelle trasmissioni delle Iene. Una battaglia combattuta a viso aperto, senza nascondere nulla. Ha condiviso la sua lotta in un diario, arrivando persino a dire di aver cercato di «trasformare il cancro in un dono». Parole inaudite. Un’affermazione che soprattutto in rete le attirò una valanga di critiche e insulti da una massa di incattiviti digitali. Un’affermazione eccessiva? Probabilmente sì, l’esperienza del cancro quando la prognosi è infausta resta un dato drammatico di fronte al quale nessuno può farsi sostituire da altri. Quelle parole per qualcuno costretto a tale passaggio oscuro nella sua vita o in quella di una persona cara sono comprensibilmente suonate come inaccettabili. I tumori, così come i malati, non sono tutti uguali: diverse le diagnosi e le possibilità di cura, diverse le relazioni da cui trarre forza per cercare di andare avanti. Ci sta. Davanti alla sofferenza le parole sono armi spuntate, che svelano tutta la nostra impotenza. Quello che non ci sta è invece l’odio di tanti commenti. E se avesse scritto un libro per dire che era disperata e che voleva morire? Ci sarebbero state le stesse reazioni? Nel suo libro aveva messo come frase sul frontespizio un verso di Orazio: «Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà fuggito: cogli l’attimo e confida il meno possibile nel domani». Oggi il tempo invidioso si è portato con sé odio e insulti. Resta invece l’impertinenza positiva con cui ha cercato di vivere il drammatico frangente di esistenza, l’attimo tutto personale, che il destino le ha riservato col suo carico di domande. •

Commenta

Partecipa. Inviaci i tuoi commenti

Attenzione: L'intervento non verrà pubblicato fino a quando il moderatore non lo avrà letto ed approvato. I commenti ritenuti inadatti o offensivi non saranno pubblicati.

Informativa privacy: L’invio di un commento può comportare il trattamento di dati personali: per maggiori informazioni sulle modalità di trattamento e l’esercizio dei diritti consultare le nostre Informazioni sulla Privacy e l’informativa estesa sui cookie presenti in calce al sito web.

pagine 1 di 1

Sondaggio

Dopo gli attentati dei terroristi islamici a Parigi, quali misure andrebbero adottate dall'Italia?
ok