20 ottobre 2019

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06.05.2019

«L’Europa deve cambiare ma non si torna all’Italietta»

La giornalista Luciana Castellina: ad agosto compirà 90 anni
La giornalista Luciana Castellina: ad agosto compirà 90 anni

Luciana Castellina, giornalista, scrittrice e figura storica della sinistra, il 9 agosto compirà 90 anni. Più volte deputata, venne radiata dal Pci nel 1969 quando, con Magri, Natoli, Parlato, Pintor e Rossanda, fondò Il Manifesto. Il 26 maggio sarà candidata alle elezioni europee in Grecia nella lista di Syriza. Il suo ultimo libro, «Amori comunisti», del 2018, narra tre vicende svoltesi in Turchia, Creta e Stati Uniti. «Alla scoperta del mondo» è il titolo del suo romanzo finalista al Premio Strega nel 2011. Come lo vede il mondo oggi? Secondo il sociologo Wolfgang Streeck «il capitalismo finisce non perché viene abbattuto dal suo avversario, la classe operaia, ma per overdose di se stesso». Ma ciò produrrà un’epoca di imbarbarimento, talmente è lacerante l’ineguaglianza. Per questo non ci si può rassegnare. C’è chi ha definito un nuovo ’68 la battaglia sul clima avviata dalla giovanissima Greta Thunberg. È d’accordo? Greta è meravigliosa. Già il fatto che una ragazzina prenda la parola è bellissimo e il ’68 è stato soprattutto una presa di parola. Ed è bello che Greta si sia rivolta ai governanti, basta che non finisca che tutti ne approfittino per farsi belli con la parola «ecologia». Va chiesta quindi un po’ di coerenza a tutti quelli che esaltano Greta. Ha ancora senso parlare di destra e sinistra? L’ecologia si può prendere da destra o da sinistra. Se lo fai da sinistra devi sapere che devi mettere mano al mercato che è una cosa bellissima, non è un’idea del capitalismo. Solo che il mercato è miope. Dice nell’immediato cosa vuole la gente ma non vede nel lungo periodo. In che senso? Don Milani scrisse una cosa bellissima: «Ho scoperto che il mio problema è uguale a quello di tutti gli altri. Risolverlo tutti assieme è la politica». È un’azione collettiva. «Risolverlo da solo», continua, «è avarizia, il più sordido e meschino dei vizi». È il m’arrangio. E questa è un’altra distinzione. Cos’è il comunismo per lei? Bisogna intendersi sulla parola comunismo, io non credo che sia morto. In fondo cosa diceva il comunismo? Uguaglianza e libertà. Siccome è difficilissimo tenere insieme le due aspirazioni, perché per fare l’uguaglianza rischi di sopprimere la libertà e, viceversa, la libertà rischia di compromettere l’uguaglianza, ci sono stati un sacco di errori. E quindi continuiamo a provarci, d’altra parte sarebbe sbagliato rinunciare a libertà e uguaglianza. Un anno fa diceva che «la democrazia ha le ossa rotte». Io penso che non ci sia una crisi della sinistra, bensì una crisi della democrazia. Il problema è che la sinistra non ha che la democrazia per potersi esprimere. La destra ha il potere economico che non ha bisogno della democrazia. Ma non basta eleggere qualcuno in Parlamento ogni cinque anni, o premere un pulsante sul computer, dando corda alle proprie pulsioni. La democrazia necessita di consapevolezza dei problemi, di cultura e di partecipazione. Tutte cose che sono andate sparendo. Ha seguito le polemiche sul Congresso mondiale delle famiglie svoltosi a Verona? Se non altro ha provocato una bella reazione. L’unico fenomeno vincente in questo momento è il movimento delle donne, una rivoluzione vera. Gli uomini ammazzano le donne non perché sono deboli, ma perché sono diventate troppo forti, perché si liberano, si ribellano. In «Amori comunisti», il suo ultimo libro, molti pensarono di trovarvi rivelazioni private... E rimasero delusi... Ho voluto scrivere di persone la cui vita non è sempre stata facile e che ho conosciuto bene, come il poeta turco Nazim Hikmet. In un momento in cui si parlava di «orrori» del comunismo, io ho voluto scrivere di «amori». Siamo vicini ad elezioni forse decisive per il futuro dell’Europa. Tanti voteranno con l’intento di abolirla l’Europa, che certamente va cambiata. Ma pensare di tornare all’Italietta sarebbe demenziale in un mondo dominato dalla globalizzazione dove le grandi decisioni vengono ormai prese dai grandi gruppi finanziari, da multinazionali che nessuno controlla. L’Europa permette una contrattazione. •

Enrico Santi
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