23 ottobre 2019

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21.09.2019

«La tecnologia ci cambia e chi non lo vede è cieco»

Paolo Crepet: appuntamento alle 18 all’Auditorium San Barnaba
Paolo Crepet: appuntamento alle 18 all’Auditorium San Barnaba

Adesso: «What’s next?». Che cosa avverrà, che cosa ci aspetta. Più che una ricerca di risposte in fondo inafferrabili, imprevedibili, si tratta del punto di partenza per una riflessione articolata che investe «il contesto generale in cui le cose stanno avvenendo. Le tecnologie ci cambiano tutti i giorni, e chi non se n’è accorto è cieco». Il sociologo, psichiatra e scrittore Paolo Crepet, ospite del Festival LeXGiornate questa sera alle 18 all’Auditorium San Barnaba, prende atto del fondamentale momento di transizione che la società sta vivendo e prova a illustrarne pregi e, soprattutto, difetti e rischi. Che cosa la preoccupa di più dei cambiamenti che abbiamo vissuto negli ultimi anni e che si susseguono a una velocità sempre maggiore? Questo momento di transizione ha degli indubbi lati positivi, penso alle nuove reti e ai relativi vantaggi nel sistema sanitario, per esempio, ma presenta anche problemi non risolti dal punto di vista della privacy. Credo che dietro tutto questo non ci sia come scopo il bene dell’umanità, ma solo interessi economici. Zuckerberg, per dire uno dei tanti, vuole il bene del suo portafogli, vuole una generazione che non legga più e che parli sempre di meno, nella quale le relazioni affettive siano sempre più desertificate, comprese le amicizie. È anche l’abbassamento del livello culturale generale a preoccuparla? Mi preoccupa la prospettiva di una società nella quale non si legga più un libro. Beato chi non ha tali preoccupazioni e vive spensierato. Non esistono leggi matematiche per prevedere che cosa succederà e nessuno ha la sfera di cristallo, ma se lei dovesse azzardare un’ipotesi sul futuro che ci attende? È difficile dirlo, per un motivo ben preciso: esiste una cosa molto umana, che si chiama noia. Un lustro fa nessuno avrebbe mai detto che Facebook non sarebbe stato più di moda, eppure oggi, soprattutto dai più giovani, è considerato un prodotto per sfigati. Per questo è difficile ipotizzare che cosa succederà anche a breve termine. Dipenderà dalla nostra capacità critica. Io sono convinto che qualcuno comincerà a vivere in modo molto diverso rispetto a oggi. Quanti posti esistono a Brescia dove ci si può incontrare e scambiare opinioni? Il vecchio bar, le osterie tendono a scomparire, ma siccome per qualcuno queste cose sono importanti, io credo che ci saranno delle risposte. Dipende da che cosa vogliamo che cambi. Detto così, sembra che basti poco per attivare un’inversione di tendenza. Certo, nel giro di un mese siamo passati dall’uso dei social network da parte di un ministro come un’arma, a un primo ministro che sostiene che ci voglia mitezza. Dall’uso dei social come una sorta di baionetta politica, a dire «adesso basta, diamoci una calmata». Salvini per esempio è diventato improvvisamente fuori moda, come un vento che all’improvviso soffia nel verso opposto. Questi cambiamenti però dovranno pur dipendere da qualcuno, da un fronte. Reazioni e controreazioni non sono ubiquitarie, riguardano piccoli gruppi. Sa cosa ci serve? Le persone che fanno le cose meglio della media, quelle èlite che abbiamo combattuto per 2-3 anni. Ci vogliono competenze, preparazione, sotto-popolazioni che abbiano sensibilità particolari, che avvertano i problemi e cerchino al tempo stesso delle soluzioni praticabili. Non ci sarà mai un futuro in cui saremo tutti ignoranti.

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