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27.12.2018

NERI POZZA LA MODERNITÀ

Giuseppe Russo , direttore editoriale di Neri Pozza Petrignani , La Corsara L’ultimo titolo di Diotallevi
Giuseppe Russo , direttore editoriale di Neri Pozza Petrignani , La Corsara L’ultimo titolo di Diotallevi

C'è sempre da forgiare, qualcosa che resiste: un destino, una vita, un libro. E le pagine che verranno. Alle spalle un fondatore - quest’anno si è festeggiato il trentennale dalla morte - Neri Pozza, dell’omonima casa editrice e tre città, Vicenza, Milano e Verona, dove il vento della cultura soffia forte e s’inizia a pensare in grande. Ad una meta che sta prendendo forma grazie alle scelte, ai «comandamenti» dello scrittore vicentino «e alla lungimiranza di un gruppo editoriale, Athesis, che ha fatto enormi passi in avanti permettendoci l’acquisizione dei diritti internazionali di alcuni scrittori che ora rappresentano la parte migliore delle nuove tendenze letterarie del mercato». Giuseppe Russo è il direttore editoriale di Neri Pozza e quello che si sta chiudendo è un anno destinato a lasciare segnali importanti: nuovi titoli, autori che si riproporranno con altre opere e con un premio che negli anni ha acquistato sempre più prestigio e che nel 2019 pubblicherà un autore oppure un’autrice di un inedito. «Questa è la formula che sceglie la Spagna», spiega Russo, «e quella che maggiormente rappresenta ed identifica la nostra casa editrice e i voleri del suo fondatore sempre alla ricerca di una prosa differente, nuova in grado di offrire una lettura ricercata e diversa». I successi del 2018: un anno importante... Direi che i dati pubblicati dall’inserto «La Lettura» del Corriere della Sera sono emblematici, non solo perchè decretati da un numero considerevole di scrittori, lettori e uomini di cultura, ma perchè riportano posizioni importanti per Neri Pozza. Al settimo posto della classifica c’è Sandra Petrignani con «La Corsara. Il ritratto di Natalia Ginzburg», autrice che per noi ha scritto altri romanzi di successo. Ma proprio tra gli editori abbiamo avuto la soddisfazione maggiore, siamo al quarto posto e in testa alla classifica ci sono Einaudi, Mondadori, Adelphi e alle nostre spalle troviamo Feltrinelli, Rizzoli, Bompiani e La nave di Teseo. Editori ricchi di storia che siamo riusciti comunque a superare pubblicando un’ottantina di titoli all’anno. È il risultato di un lungo percorso iniziato nel 2000 quando ci siamo affermati nella saggistica nazionale e internazionale. Poi, non possiamo dimenticare il premio Strega che ha visto nella cinquina finale di quest’anno sempre Sandra Petrignani e nel 2017 Wanda Marasco con «La compagnia delle anime finte». Neri Pozza è stata protagonista, per due anni consecutivi, accanto a colossi editoriali del calibro di Mondadori e Einaudi. E nei prossimi mesi la quarta edizione del premio: 25mila euro e la pubblicazione. Per un aspirante scrittore non è poco. Nella parte economica siamo stati superati da De APlaneta che mette in palio 150mila euro, ma che guarda ad un taglio più commerciale mentre noi continuiamo a puntare sulla narrativa di qualità. Anche se il panorama nazionale sembra andare verso altre sponde che si possono legare sempre di più alla cinematografia? L’esempio di Elena Ferrante con «L’Amica geniale» è sintomatico, soprattutto dopo l’audience che ha avuto in queste settimane dopo l’avvio della fiction televisiva. La scrittrice presenta un’opera narrativamente molto ben fatta, costruita sul riscatto del Sud. E poi non possiamo dimenticare i filoni del noir: da Camilleri a Manzini passando per De Giovanni che hanno risonanza nazionale e che riescono a parlare al pubblico di problemi reali con toni non certo drammatici. Il nostro premio, invece, cerca trame ben fatte in grado di offrire una buona scrittura, una prosa differente, vorrebbe dare spazio a voci interessanti protagoniste di una letteratura che necessita ancora di spazio, di idee, di programmi e in particolare di contenuti. Qualche esempio? Roberto Plevano, vincitore del premio con «Marca Gioiosa», rispetta in toto il concetto di narrativa italiana, ha un’ottima valenza stilistica, ricca di innovazione. E accanto ci metterei anche Giuseppe Berto uno dei più grandi scrittori del secondo Novecento che, con «Il male oscuro», ha vinto sia il Viareggio che il Campiello. E tra i nuovi non possiamo non citare Francesca Diotallevi che con i suoi due libri ha avuto un successo notevole e accanto Eleonora Marangoni con «Lux», che nel 2017 vinse il nostro premio e che la pubblicazione l’ha fatta conoscere ed apprezzare al grande pubblico. Il filone orientale avrà nuovi autori e titoli? Per noi resta fondamentale immergersi in questa cultura, ma anche con spirito alternativo. Lo abbiamo fatto con Neel Mukherjee e il suo «Redenzione» che descrive in maniera struggente un lato diverso dell’India, non quella di un Paese che sta crescendo sotto il profilo tecnologico e non solo, bensì quello che non vuole dimenticare la distruzione delle tradizioni e quindi anche della povertà. Si tratta di un inno ai diseredati a chi in quel Paese è rimasto indietro a spesso solo e abbandonato ed è un'opera meravigliosa. Accanto c’è Amitav Ghosh, che rimane uno dei più grandi scrittori indiani che con Neri Pozza ha già pubblicato nove libri che hanno fatto conoscere questo grande e meraviglioso Paese in tutte le sue sfaccettature. Il contenuto innanzitutto? Tradiremmo il nostro fondatore se non prendessimo in considerazione quest’aspetto che rimane fondamentale. Nella saggistica e nello scrivere in generale vanno trovati i nuovi lati della modernità che altrimenti resterebbero nell’ombra. Tutto ciò che è crescita sociale, economica, politica non può che passare attraverso i libri. Credo sia un concetto condivisibile e di grande valenza. Neri Pozza sosteneva che uno scrittore per essere degno di questo nome doveva evitare l’avidità del successo mondano e la brama del denaro. Condivide il pensiero? Diciamo che mi interessa che un libro arrivi al cuore del lettore, però, vendendo. Non si tratta di commistione, però non mi occupo di editoria solo per trasmettere pensieri e letteratura, devo occuparmi anche di mercato. Certo, in linea di principio uno scrittore che insegue i soldi non è mai un grande autore. Al riguardo ricordo sempre una frase del grande Ennio Flaiano che sosteneva «faccio progetti per il passato». È una battuta intelligente, ogni iniziativa che non prescinde dal passato è destinata a fallire. Neri Pozza infatti è stata fondata nel dopoguerra. Certo, ed è riuscita, nella distruzione, con un fondatore illuminato e intelligente a trovare testi rispondenti a principi etici che hanno contribuito a gettare le basi della civiltà del vivere e del sapere come aspetto fondamentale di crescita sociale. Per questo Neri Pozza deve continuare ad avere risonanza assieme alle sue città, accanto alla società civile, perchè rimane legata alle sue radici. •

Chiara Roverotto
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