18 agosto 2019

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15.03.2019

Quando Fazio vinceva premi ... da giornalista

C’è un “caso Fazio”? Tutte le polemiche, le dichiarazioni, gli incontri, i colloqui, perfino le pressioni, sul conduttore di «Che tempo che fa» lascerebbero intendere che sì, il caso c’è, e viene alimentato giorno dopo giorno, puntata dopo puntata. Ultima in ordine di tempo quella con l’intervista al presidente francese Macron, che ha scatenato il panico nella Rai sovranista. Certo Fazio, già finito nel mirino dei «grillo leghisti» allargato a Fratelli d’Italia, aveva messo in conto qualche polemica. Ma forse non immaginava una bufera così. La Lega lo vorrebbe fuori dalla Rai, si aggrappa allo stipendio per contestarlo ogni settimana. E pensare che Fabio Fazio, il quale oggi tiene a precisare anche in video di non essere giornalista, nel marzo 2007, fu insignito di uno dei premi più prestigiosi, «È Giornalismo», il Pulitzer italiano, fondato da Montanelli, Biagi e Bocca con l’imprenditore veronese Giancarlo Aneri. Premiato proprio per il programma «Che tempo che fa» (allora in onda su Raitre) con la seguente motivazione: «Nel panorama televisivo italiano, Fabio Fazio rappresenta qualcosa di unico: showman e giornalista, non «giornalista showman». Ha la capacità di essere acuto intervistatore senza tradire le sue origini artistiche, ha la capacità di indagare e portare alla luce verità nascoste attraverso le armi del sorriso, dell’ironia e del buon gusto. Il suo programma è divenuto punto d’approdo per tanti grandi personaggi disposti a raccontarsi in un’atmosfera serena ma non accondiscendente. Così, più che nella tv gridata, emerge la realtà del nostro paese». Nel ricevere il premio (oltre 15mila euro), che decise di devolvere per l’attività di padre Giuseppe Stoppiggia e della sua associazione, impegnati nell’aiuto ai bambini disagiati del Brasile, Fazio si limitò a dire: «Sono molto onorato di ricevere questo premio e sono così contento che non è il caso di sottilizzare. Mi impegno a rispettare sempre di più il significato della parola e l’intelligenza del pubblico». Prima della premiazione, aveva detto ai giornalisti qualche parola in più. «Questo è un riconoscimento alla mia pigrizia; la chiamano educazione ma la verità è che non sarei capace di far scorrere il sangue». Fazio aggiunse che, dopo la difficile partenza del suo programma, si augurava, grazie al premio «È giornalismo», di «poter invecchiare facendo questo show per i prossimi dieci anni, come quelli dei talk». Gli furono ricordate le “tirate d’orecchie” da parte della dirigenza Rai per il mancato rispetto della par condicio nell’invitare gli ospiti. Al che rispose: «Non siamo in regime di par condicio. Eppoi i politici che invitiamo sono equilibrati. Alcuni non vengono e non si può obbligarli. Speriamo che questa ennesima polemica sia l’occasione per liberarci dagli atteggiamenti proprietaristici della politica». Anche allora, insomma, per Fazio la vita in Rai non era tranquilla. E ciononostante «Che tempo che fa» è durato anche più dei dieci anni che lui si augurava, arrivando perfino a sdoppiarsi con la puntata del lunedì. E oggi? Chissà cosa ne direbbero i vertici Rai di quel premio, e chissà se Fazio, che non è più giornalista, ne va fiero. Il conduttore sceglie di non rispondere alle polemiche di questi giorni. Qualche mesa fa aveva chiesto al suo agente di trovare il modo per risolvere il rapporto con la Rai. Dopo l’attacco dei sovranisti ci ha ripensato. E lo ha pure detto in tv: «Resterò altri due anni». Tanto il suo contratto è blindato. Ma che differenza con le parole di quel lontano marzo del 2007.

Lorenzo Reggiani
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