18 giugno 2019

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28.12.2018

UNA FINESTRA SU VENEZIA

La copertina del nuovo libro fotografico di Gianni Berengo Gardin
La copertina del nuovo libro fotografico di Gianni Berengo Gardin

Dalla stessa finestra da cui, nel Cinquecento, Pietro Aretino si affacciava sul Canal Grande, Gianni Berengo Gardin ha fotografato il mondo dei veneziani di oggi. Un lavoro inedito, un racconto per immagini in bianco e nero raccolte nel libro «La più gioconda veduta del mondo» (Contrasto, pp. 119, 45 euro) come aveva definito Aretino quell’affaccio. «Le architetture sono rimaste uguali, fatta eccezione per il Ponte di Rialto che all’epoca era di legno, non in pietra. Aretino scriveva delle barche, del mercato, delle mille attività che si svolgevano sotto i suoi occhi. Io ho fotografato i motoscafi, le gondole, la Regata storica, la Pescheria, il Fontego dei Turchi, i matrimoni. La vita di oggi rispetto a quella di ieri. Certo, nel Cinquecento c’era un altro tipo di traffico di barche su Canal Grande» dice Berengo Gardin, che a 88 anni ha ancora il suo sguardo appassionato ed elegante sulle cose. Non ci sono le Grandi Navi perchè quelle «passano nel Canale della Giudecca e nel Bacino San Marco». Questo libro mostra il profondo legame del fotografo con Venezia dove il padre aveva un negozio di perle e vetri e dove Berengo Gardin ha vissuto fino al 1965, per poi trasferirsi a Milano. «Non abito più a Venezia ma ho un grande amore per la città. Questo è il nono libro che le dedico», dice il fotografo che ha all’attivo oltre 250 volumi fotografici e non ha perso l’occasione di immortalare Venezia anche da questo particolare punto di vista. «Tutto è nato quando il mio amico Renato Padoan, per vent’anni Soprintendente ai Monumenti di Venezia, mi ha raccontato che nella sua casa, all’ultimo piano di Palazzo Erizzo Bollani sul Canal Grande, fra il rio di San Grisostomo e il rio dei Santi Apostoli, aveva abitato nella prima metà del Cinquecento Pietro Aretino», spiega Berengo Gardin. Dal 2004 il fotografo è stato ospite del suo amico e ha fotografato lo stesso scenario che si era presentato alla vista dell’Aretino in un gioco di specchi tra parole e foto, tra visioni di ieri e di oggi. Ci sono la vita quotidiana, il via vai, i traffici, i trasporti commerciali e turistici, le regate, le attività che Aretino aveva descritto in una lettera del 27 ottobre 1537 al suo benefattore, Domenico Bollani, proprietario del Palazzo, riportata nel libro. «E per esser egli il patriarca d’ogni altro rio, e Vinezia la papessa d’ogni altra cittade, posso dir con verità ch’io godo de la più bella strada e de la più gioconda veduta del mondo», scrive Aretino. Tra i luoghi e le tradizioni veneziane che tornano con più frequenza nelle foto, la Voga longa, la Regata storica e Rialto all’alba e di notte. «Andavo su è giù ospite di questa casa. Stavo due o tre giorni, scattavo le foto senza pensare al libro. Ne ho scelte una settantina per questa pubblicazione», racconta Berengo Gardin, nella lista dei 32 maggiori fotografi al mondo stilata nel 1972 dalla rivista Modern Photography, che non ha mai abbandonato il bianco e nero e la sua Leica. «Sono nato con la tv e il cinema in bianco e nero. Tutti i miei maestri erano fotografi in bianco e nero e sono sempre rimasto fedele al bianco e nero, dai primi reportage. Il colore distrae molto sia il fotografo sia chi guarda le foto. E non fotografo in digitale ma in pellicola, che è più efficace. Il digitale è freddo, metallico. Con il digitale si scatta a mitraglia, non si pensa, e il suo pericolo è che non si stampa più. Così, quando si cambieranno i mezzi di lettura digitale non ci saranno più gli archivi. Io fotografo solo per l’archivio», sottolinea Berengo Gardin che ha un fondo di 1 milione 500 mila foto. E ricorda che «la mania del digitale è sopratutto italiana. In America, Germania e Francia si scatta molto in pellicola. L’Italia è un Paese di poveri che vogliono fare i ricchi. Le Rolls Royce sono più vendute in Italia che in Inghilterra e lo champagne più in Italia che in Francia». «Lavoro un po’ meno di un tempo, ma ho vari progetti in ballo», dice il fotografo e annuncia che a metà gennaio «La più gioconda veduta del mondo» sarà presentato nella casa dove ha vissuto l’Aretino e dove ha soggiornato il fotografo. •

Mauretta Capuano
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