18 giugno 2019

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19.01.2019

Salogni, due dischi verso i Grammy E il suo studio londinese è pronto

Londra, Marta  nel suo «Studio Zona»  ricavato in un vecchio edificio
Londra, Marta nel suo «Studio Zona» ricavato in un vecchio edificio

Evidentemente era un segno del destino o qualcosa di molto simile. A farle notare la coincidenza scivolata via silenziosa, un amico musicista scandinavo che dai fiordi le ha dedicato un pensiero benaugurante all’indomani dell’apertura del suo primo, nuovo studio a London Fields, quartier generale polifonico ricavato all’interno di un vecchio edificio in via di demolizione, acme di una carriera ancora tutta da scrivere eppure già costellata di riconoscimenti e svariate connessioni con artisti internazionali. «Mi ha ricordato che Marta è anche il nome della figlia del protagonista nel film di Tarkovskij cui mi sono ispirata per il concept dell’intero progetto. Compare nella scena finale e nonostante sia uno dei suoi film che amo di più, il dettaglio m’era sfuggito…». Il film in questione s’intitola «Stalker» e «Studio Zona» è il nome con cui Marta Salogni - ventottenne talentuosa engineer e producer bresciana, originaria di Capriolo - ha ribattezzato la «dimensione in cui i desideri più nascosti diventeranno realtà», ispirandosi alle visioni del regista russo. Il futuro è ora: dopo mesi di lavoro per riqualificare lo spazio e dargli un’inedita prospettiva sonora (Salogni ha studiato personalmente il design e l’estetica, attrezzandolo poi con banchi mixaggio, consolle, sala di registrazione) lo studio ha iniziato a mettersi in moto sospinto da propulsioni in equilibrio fra analogico e digitale. Come valore aggiunto, il brivido di un’avventura in divenire. Immortalata via Instagram nel giorno numero zero con un primo piano fra diffusori, nastri multitraccia e stampe costruttiviste appese alle pareti : «First hours here working and it already feels like home». Poi, ancora: «Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato, fisicamente e mentalmente: mi piace pensare che un pezzetto di voi sia qui con me oggi…». Il flusso di energia positiva nel mentre si è incanalato nell’onda ritmica e la Zona sta per iniziare a generare musica. «A breve mi occuperò del mixaggio di Emel Mathlouthi, cantautrice tunisina le cui canzoni sono diventate inni della rivoluzione del 2011, e di alcune tracce per il duo italo/inglese strumentale Tomaga», anticipa. Poco prima dell’apertura dello studio a Londra, ultimo highlight di un 2018 da incorniciare, Salogni era volata a Los Angeles inseguendo un sogno americano che a breve dovrebbe vederla di nuovo protagonista oltreoceano, stavolta in Texas, «per un progetto molto importante che definirà il calendario dei prossimi mesi». Per il momento nessun altro dettaglio a riguardo. È certezza totale invece che i due ultimi dischi di Bjork e David Byrne, ai quali Salogni aveva lavorato rispettivamente al mixaggio e come ingegnere del suono (competenza specifica per cui è stata recentemente premiata ai Pro Sound Awards) sono stati entrambi candidati ai Grammys nella categoria «Best Alternative Music Album». In attesa dei verdetti in arrivo il 10 febbraio, c’è pure un briciolo di tempo per evadere idealmente fra la Parigi del french funk e le oscurità techno berlinesi evocate dal nuovo Subsonica (per cui ha altrettanto curato il mixaggio) e godersi le più recenti collaborazioni con Holly Herdon (compositrice elettronica sperimentale statunitense), Daniel Blumberg, artista inglese parte della scena avant-garde, e Lafandwah, artista elettronica egiziana/iraniana. COME SE non bastasse, Marta Salogni riesce pure a pianificare il debutto discografico solista. «Da tempo sto lavorando parallelamente a una raccolta di composizioni sperimentali in cui si fondono improvvisazione, intrecci vocali e field recording, rielaborati e riprocessati per creare uniformità. Mi piacerebbe riuscire a pubblicarlo entro quest’anno». Ipotesi tutt’altro che utopistica, visto e considerato che il primo a scommettere sul progetto è stato un certo Richard Fearless dei Death in Vegas: qualcosa vorrà pur dire. •

Elia Zupelli
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