25 ottobre 2020

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30.09.2020 Tags: Musica

Teatro Grande: nuova era, applausi convinti

Distanze ampie nel rispetto delle normative anti-Covid FOTOLIVECon «Der Messias» è iniziata la nuova stagione del Teatro Grande: la prima dopo il lockdown per la pandemia SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo Venezia
Distanze ampie nel rispetto delle normative anti-Covid FOTOLIVECon «Der Messias» è iniziata la nuova stagione del Teatro Grande: la prima dopo il lockdown per la pandemia SERVIZIO AGENZIA FOTOLIVE/Filippo Venezia

Un clima particolare, quello che abbiamo avvertito ieri sera nella sala del Teatro Grande in occasione del concerto inaugurale della stagione con Der Messias, versione mozartiana in tedesco del celebre capolavoro di Händel: mascherine e posti distanziati, ma tanta voglia di ricominciare con la musica. Sulla scalinata del teatro due carabinieri in alta uniforme, come sempre solenne segnale dell’inizio della nuova stagione, pochi passi più avanti le maschere controllano i biglietti e naturalmente la temperatura corporea, a ogni fila di palchi le postazioni con i gel disinfettanti. Nella sala i cartelli sulle poltrone segnalano i posti non fruibili e una voce femminile ricorda all’inizio di serata le regole che tutti abbiamo imparato a conoscere in questi lunghi e angosciosi mesi. Poi giunge in palcoscenico il sovrintendente del Teatro Grande Umberto Angelini, che saluta la speranza di questo «ritorno a casa» nella sala più cara ai bresciani. E lo spettacolo ha inizio con l’ingresso degli strumentisti dei Pomeriggi Musicali e del coro OperaLombardia, che prendono posto con i prescritti distanziamenti come del resto anche i quattro solisti di canto, il soprano Marigona Qerkezi, il mezzosoprano Chiara Tirotta, il tenore Didier Pieri e il basso Andrea Patucelli. Massimo Fiocchi Malaspina dirige dal cembalo, come si faceva in tutto il Settecento e già da subito, dall’Overtura si può sentire che Mozart con il suo inconfondibile stile ha messo mano in modo significativo nell’originale partitura di Georg Friedrich Händel, visto che intervengono ad esempio i corni, che in Händel non erano previsti e che danno un colore ovviamente diverso ai vari brani. Che comunque seguono in gran parte l’originale a partire dall’Aria del tenore «Tröstet Zion!» seguita dall’intervento del coro. DOPO LE PRIME battute ci si dimentica quasi di essere in presenza di una versione in lingua tedesca dell’originale in inglese, i sovratitoli in italiano proiettati per tutta la durata del concerto sono un ausilio assolutamente provvidenziale e permettono al pubblico di comprendere i testi biblici tratti ad esempio da Isaia e dal Vangelo di Luca, e di scoprire come questo monumentale Oratorio basato sulla figura del Cristo appena nato ripercorra le pagine che porteranno il bambino appena nato a un futuro di sacrificio e tormento. E saranno sicuramente tornate alla mente a più d’uno le sofferenze recenti di una comunità come la nostra, così duramente colpita negli scorsi mesi. Le voci dei solisti di canto si sono rivelate di ottimo livello, specialmente quelle più gravi sia femminili che maschili, ad esempio quella del mezzosoprano Chiara Tirotta nell’aria «Er war verschmähret» e del basso Andrea Patucelli in «Warum entrbrennen die Heiden». Momenti particolarmente emozionanti la «Pifa», la melodia dei pastori che accorrono alla capanna e naturalmente il celebre l’«Halleluja» che conclude la seconda parte dell’Oratorio. Di solito il pubblico, per l’entusiasmo, rompe la regola non scritta di non applaudire durante questo lavoro nemmeno in questo celebre coro, ma ieri sera il religioso silenzio in sala non si è rotto neppure dopo questo brano. Gli applausi convinti non sono mancati naturalmente alla fine, applausi al direttore, agli orchestrali, al coro e ai quattro solisti di canto: bentornato dunque a casa, pubblico bresciano! • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Luigi Fertonani
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