25 aprile 2019

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01.02.2019

«Buon anno, ragazzi»: riflessioni brillanti sul male

«Buon anno, ragazzi» NOEMI ARDESI
«Buon anno, ragazzi» NOEMI ARDESI

Diceva il poeta che l'inferno sono gli altri. Ma cosa accade quando il male capita a noi? Fra silenzi e cose non dette, il vocabolario dell'incomunicabilità dissemina i segni della disfatta, precipitando le ore fino a travolgere tutto, beffardamente. [È una riflessione dai toni brillanti quella di Francesco Brandi, autore di «Buon anno, ragazzi»: «Perché dobbiamo aspettare che ci crolli tutto addosso per diventare migliori?». Lo spettacolo andrà in scena venerdì e sabato alle 20.30 al Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara, apertura della rassegna «Sacre Famiglie» del Ctb. Prodotto dal Teatro Franco Parenti, l'allestimento si avvale della regìa del giovane Raphael Tobia Vogel per un'esilarante incursione nella drammaturgia contemporanea con toni da situation comedy anglosassone. Giacomo è un insegnante di filosofia e uno scrittore precario, e come spesso accade alla «generazione liquida» fuori dal lavoro è un padre ancora più instabile. Decide di passare in solitaria la notte di Capodanno, ma qualcosa non andrà come previsto: la solitudine svanirà, lasciando posto a una serie di persone che chiederanno il suo aiuto. «Il tema principale è l'importanza di comunicare sempre e non tenere nascosti i segreti - spiega Raphael Tobia Vogel -. Il sottotitolo suggerisce che troppo spesso nei rapporti si attende che accada qualcosa di grave per iniziare a scavare dentro noi stessi. Capita di trattenere pensieri e sofferenze, ma è un atteggiamento che porta a reazioni distorte». CON IL PENSIERO che va alle famiglie disfunzionali di Scola e Monicelli, lo spettacolo introduce lo spettatore nei pranzi di famiglia guastati dai rancori e dal non detto, con tutta l'amara ironia di chi prova a vivere facendo finta di nulla. «C'è una critica alla generazione dei trentenni, che poi è la mia - spiega Vogel -. La precarietà del lavoro si riflette in una precarietà dei sentimenti e della vita in generale: ci si sente frenati, in mezzo a poche ideologie e poche guerre personali. C'è la sensazione di passare il tempo a vuoto». Dall'altra parte, le generazioni più mature. «I genitori sembrano più stabili - osserva il regista -. Ma forse scopriremo che basta un piccolo fatto per far crollare ogni certezza». Una presa di coscienza facilitata dal potere del teatro. «Mia madre fa teatro da tanti anni, e da piccolo ho respirato quell'aria: quando stai guardando, in realtà stai anche imparando. Una lezione che si rinnova ogni sera nel rapporto tra il palco e il pubblico. Ogni replica assume una sfumatura diversa che ci fa riflettere». •

Stefano Malosso
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