06 agosto 2020

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03.12.2019

Cercare la parola giusta Lella Costa e quegli anni

Lella Costa protagonista dello spettacolo «La parola giusta»
Lella Costa protagonista dello spettacolo «La parola giusta»

Lo scorso ottobre ha debuttato a Milano e ora arriva anche a Brescia «La parola giusta», scritto da Marco Archetti e interpretato da Lella Costa, con la regia di Gabriele Vacis. Spettacolo coprodotto dal Ctb e dal Piccolo Teatro di Milano in occasione dei 50 anni dalla strage di Piazza Fontana e dei 45 da quella di Piazza Loggia, con il sostegno delle rispettive amministrazioni comunali, della Regione, della Fondazione Asm e con il patrocinio della Casa della Memoria. «LA PAROLA GIUSTA» va in scena questa sera alle 20.30 sul palco del Teatro Sociale, dove resterà fino al 10 dicembre. «L’idea di realizzare uno spettacolo - spiega Roberto Cammarata, presidente del consiglio comunale di Brescia - che parlasse del quinquennio 1969-1974, una delle stagioni più tragiche della storia della nostra Repubblica, è nata un anno fa con l’intento di trovare un modo nuovo per riconsegnare alla città la memoria di quegli avvenimenti, diverso da quello che tradizionalmente accompagna il maggio bresciano legato alla strage». AVUTA L’ADESIONE del Comune di Milano, è stato contattato Marco Archetti, che aveva già collaborato in altre occasioni con il Ctb e pubblicato da poco «Una specie di vento». Gli è stato chiesto di affrontare quei momenti sulla base di una solida documentazione storica, ma in una forma narrativa, popolare e attenta ai sentimenti di chi allora aveva vent’anni. Il regista Gabriele Vacis e l’attrice Lella Costa hanno poi contribuito a dare a quel testo una forma drammaturgica che avesse sulla scena la massima efficacia comunicativa. Protagonista di «La parola giusta» è una donna qualsiasi, che non ha fatto la Storia, ma che si è trovata, quasi per caso, dentro la Storia. È una donna senza nome che racconta il suo 1969, quando l’uomo è andato sulla Luna, e lei, a 17 anni, era venuta a Milano dalla Brianza per frequentare il liceo. Racconta sogni, speranze e una timida storia d’amore con un giovane impiegato della Banca dell’Agricoltura, che viene gravemente ferito nell’attentato del 12 dicembre e resta per due anni in coma, durante i quali lei si impegna a visitarlo ogni giorno per raccontare al suo corpo inerte quello che sta succedendo in Italia. LA LORO VITA prenderà strade diverse, ma, dopo il risveglio del ragazzo, si troveranno insieme ai funerali delle vittime di Piazza Loggia e continueranno poi a commentare, con contatti telefonici però sempre più radi, la frustrante ricerca di una verità sempre negata. La conclusione è che non si deve rinunciare ad essere sé stessi ed ai valori in cui si crede, ma che occorre trovare finalmente la parola giusta per ricordare, in quanto «noi non siamo testimoni perché c’eravamo: siamo testimoni perché non abbiamo mai smesso di esserci». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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