15 dicembre 2019

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12.11.2019

«Con la modernità di 1984 si può vedere oltre la parola»

«1984», tratto dal romanzo di George Orwell, per la regìa di Matthew Lenton FOTO GUIDO MENCARI
«1984», tratto dal romanzo di George Orwell, per la regìa di Matthew Lenton FOTO GUIDO MENCARI

«Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero è libero, quando gli uomini sono differenti l'uno dall'altro e non vivono soli. Dall'età del livellamento, dall'età della solitudine, dall'età del Grande Fratello». La sopravvivenza del pensiero è sopravvivenza della libertà, nella verità della scrittura e dell’espressione individuale. Ma se diventasse proibito scrivere? Su questa riflessione è costruito «1984», celebre romanzo distopico di George Orwell uscito nelle librerie nel 1949 conservando ancora forte in sé l’incubo del totalitarismo, diventato ben presto uno dei romanzi centrali del Novecento. Pagine che ora tornano a vivere sulla scena con lo spettacolo dal titolo omonimo, che farà tappa in città da domani a domenica (ore 20.30, 15.30 domenica) al Teatro Sociale per la stagione del Ctb «A riveder le stelle», per una presa di coscienza sempre scomoda, che invita lo spettatore a una riflessione sulla società in cui vive. A dare nuova linfa vitale al testo dello scrittore britannico è il pluripremiato regista Matthew Lenton, che firma anche l’adattamento scenico insieme a Martina Folena e lo fa vivere sul palco grazie all’interpretazione di Antonietta Bello, Luca Carboni, Nicole Guerzoni, Stefano Agostino Moretti, Pio Stellaccio, Antonio Tintis e Giuliana Vigogna, per un confronto serrato con un’opera che sembra parlare del nostro presente e alle sue nuove forme di controllo. «Dopo la lettura al liceo, avevo un rapporto strano con questo romanzo - racconta l’attore Luca Carboni -. Quando l’abbiamo messo in scena la prima volta, era appena scoppiato il caso Cambridge Analytica e tutti abbiamo iniziato a riflettere su come i social media possono cambiare la mente delle persone. Lavorare con Lenton in questo senso è stato stimolante, sa vedere l’osso delle cose: vede oltre la parola». Nella storia, il funzionario del Partito Winston Smith vive in una società totalitaria governata dal Grande Fratello. In mezzo a una massa che risponde agli ordini, inizia a scrivere un diario che mostrerà la sua lenta presa di coscienza verso una ribellione contro la censura imposta dal regime. «Interpretare questo personaggio è un’esperienza forte. In un paese costantemente in guerra, Winston vive in una specie di strana dicotomia celebrale, inizia a pensare che ciò che gli viene detto non sia la verità. Inizia a scrivere un diario, tiene una memoria storica, ha un rapporto illecito con una donna. Crede di poter lottare per cambiare il sistema». INUTILE dire che si tratta di una lotta ad armi impari, impossibile. La storia vira verso il senso d’impotenza di fronte a un nemico invisibile che rinvia alla nostra epoca con un nemico diventato liquido, impalpabile. «È un romanzo moderno, tanto da non aver bisogno di una riscrittura. Ci porta a riflettere sul nostro mondo. Oggi i social network richiedono attenzione, bisogna sapersi proteggere. Hanno l’utilità di metterci in contatto, ma troppo spesso li usiamo inconsapevolmente, senza renderci conto dei processi che azionano». Nuove forme di controllo, che richiedono attenzione guardando al futuro. «È importante creare consapevolezza nel loro utilizzo. Sono mezzi nuovi, serve del tempo per capire dove ci porteranno». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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