06 agosto 2020

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25.11.2019

Con «Macbettu» Shakespeare sposa la tradizione sarda

La rivisitazione della tragedia di William Shakespeare è realizzata dal Premio Ubu Alessandro Serra«Macbettu»: questa sera all’Odeon di Lumezzane alle 20.45
La rivisitazione della tragedia di William Shakespeare è realizzata dal Premio Ubu Alessandro Serra«Macbettu»: questa sera all’Odeon di Lumezzane alle 20.45

Il potere acceca. Lo fa dalla notte dei tempi, quando l’uomo scopre la violenza e la dominazione sul suo prossimo. Accecato dalla brama di comando, scivola lentamente verso la corruzione e la decadenza di ogni valore morale e etico. Fino al delirio, come insegna l’archetipa figura di Macbeth. Proprio il protagonista dell’omonima tragedia, scritta da William Shakespeare e pubblicata nel 1623, torna a vivere sul palcoscenico grazie alla rivisitazione dello spettacolo «Macbettu» firmato dal Premio Ubu Alessandro Serra e prodotto dal Teatro di Sardegna con la Compagnia Teatropersona, in scena lunedì alle ore 20.45 al Teatro Odeon di Lumezzane nell’ambito della stagione teatrale promossa dal Comune. UNA MESSA in scena che fonde la grandiosità della tradizione elisabettiana con il folklore sardo, che ha il retrogusto della terra e delle origini arcaiche del paesaggio italiano. Quella di Serra, talentuoso autore tra gli altri di «Il giardino dei ciliegi» e «Nella città di K», è una rilettura ipnotica e potente dell’opera del Bardo, interpretata da soli uomini come esigeva la tradizione teatrale anglosassone. «L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia - racconta l’autore -. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo». AL CENTRO della riscrittura di Serra, con l’aiuto della consulenza linguistica di Giovanni Carroni, sono la lingua e la tradizione sarda, con le sue asprezze e le sue secolari tradizioni, nella creazione di un filo che unisce mondi apparentemente distanti e invece all’improvviso similari. «Sono sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna - osserva Serra, mettendo in relazione temi e luoghi -. La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura». LA SARDEGNA, terra di miti e leggende labirintiche come le sue selvagge foreste, diventa così protagonista mentre sul palcoscenico l’immaginazione creativa di Serra ricrea la vicenda umana di Macbeth e la sua parabola discendente. «E così - prosegue - ho pensato uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze». Una rievocazione che chiama a sé il destino di un uomo assetato di potere, mentre la natura attorno sembra plasmare le tristi vicende degli esseri umani. «Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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