12 dicembre 2019

Spettacoli

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24.10.2019

«Falstaff e il suo Servo», al Sociale una grandissima lezione di teatro

Il Falstaff interpretato da Franco Branciaroli FOTOLIVEIl Servo: in scena Massimo De Francovich FOTOLIVE/Simone VeneziaApplausi al Teatro Sociale per «Falstaff e il suo Servo» FOTOLIVE
Il Falstaff interpretato da Franco Branciaroli FOTOLIVEIl Servo: in scena Massimo De Francovich FOTOLIVE/Simone VeneziaApplausi al Teatro Sociale per «Falstaff e il suo Servo» FOTOLIVE

Una prima memorabile. Per un inizio di stagione da applausi. La prima nazionale di «Falstaff e il suo Servo» ha riaperto ufficialmente le porte del Sociale dopo la pausa estiva. In una serata che magari non ha avuto il carattere mondano di certe aperture del Grande, ma che ha comunque richiamato le autorità politiche, gli esponenti del mondo accademico, i rappresentanti delle istituzioni culturali e soprattutto un pubblico curioso per un inizio di stagione all’insegna di uno dei personaggi più ribaldi e simpatici tra quelli usciti dalla penna di Shakespeare. LO SPETTACOLO, prodotto da Ctb, Teatro de Gli Incamminati e Teatro Stabile d’Abruzzo, con la regia di Antonio Calenda, è stato scritto dallo stesso Calenda con Nicola Fano. Fano è un esperto di Commedia dell’Arte, di un modo di recitare e stare in scena che nasce nel Cinquecento e arriva fino alla commedia all’italiana, fino a Totò e Petrolini; Calenda è un regista che ha lavorato molto su Shakespeare, ma anche sul teatro comico italiano. Affrontando Falstaff hanno ovviamente fatto riferimento alle opere di Shakespeare nelle quali il personaggio compare: le due parti dell’«Enrico IV», dove si raccontano le galanterie con l’ostessa e le ribalderie commesse con il giovane principe, l’«Enrico V», dove viene narrata con accenti commossi la sua morte, e «Le allegre comari di Windsor», dove, a grande richiesta, Falstaff viene resuscitato per essere vittima delle due burle di madama Ford e madama Page. Il loro Falstaff non è però la semplice ricucitura di brani sparsi di Shakespeare, ma è piuttosto il tentativo di leggere nel personaggio un archetipo teatrale, una maschera insomma, che partendo da Shakespeare passa per Verdi attraverso il libretto di Arrigo Boito, che nello spettacolo viene citato nel «Tutto nel mondo è burla» e nel «Quand’ero paggio», e arriva a noi, fino a Petrolini, che fa la parodia d’Amleto, e a Totò. Falstaff è un po’ Faust nella disperazione della vecchiaia che lo spinge continuamente a un vitalismo giovanilistico, e è un po’ Don Giovanni nella pulsione erotica. Di fronte a lui, in opposizione dialettica, un personaggio d’invenzione, il Servo, un ragionatore sottile e disilluso, che ha il compito di «smascherare» Falstaff, di pungolarlo e indagarlo per mostragli la sua inadeguatezza e la velleità del credere che non occorra pensare e basti vivere. In scena dunque c’è un Falstaff con una gran pancia e un sedere in cinemascope, barbuto e coi capelli arruffati, impegnato nella prima parte dello spettacolo in una serie di avventure amorose, che diviene più melanconico e drammatico nella seconda, quando è alle prese con la guerra; e c’è un Servo, allampanato e nerovestito, che potrebbe anche essere un Mefistofele pronto a portarlo alla rovina. E siccome, come vuole Shakespeare, «tutto il mondo è teatro», il Servo diventa il regista di un gioco metateatrale, in cui dice agli attori come debbono interpretare una scena, parla con il suo padrone e si rivolge al pubblico per manifestare la sua pessimistica visione della vita. TUTTO SI SVOLGE in una scena spoglia su una piccola pedana, dove c’è posto per la cassa dei panni sporchi delle allegre comari, da cui all’inizio rotola fuori Falstaff, e per un grande cavallo di legno sotto il quale Falstaff esala l’ultimo respiro. Molto fanno le luci, pensate con la consueta abilità da Cesare Agoni; piacevoli i costumi di Laura Giannisi. Il meglio dello spettacolo è comunque nelle interpretazioni di Franco Branciaroli, un Falstaff gustoso e ironico, modulato in tutte le coloriture della voce, e di Massimo De Francovich, un Servo loico e disincantato, asciutto e misurato. Due grandissime lezioni di teatro. Con loro Valentina Violo, Valentina D’Andrea, Alessio Esposito e Matteo Baronchelli. Applausi per tutti; si replica fino al 3 novembre. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Francesco De Leonardis
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