25 aprile 2019

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06.02.2019

Isabel Green, quando la maschera cade a pezzi

Maria Pilar Pérez Aspa nel monologo andato in scena al Santa Chiara
Maria Pilar Pérez Aspa nel monologo andato in scena al Santa Chiara

Dare sempre il meglio di se stessi, impegnarsi al limite delle nostre possibilità, lottare per la propria immagine. Non ce lo chiede nessuno, siamo noi che ci imponiamo volontariamente ogni sacrificio per fornire il massimo della prestazione. E quando abbiamo raggiunto l’apice, non reggiamo più lo stress, l’ansia ci divora, tutto cade a pezzi dentro di noi e non ci resta che raccogliere i cocci della nostra vita. Si potrebbe, forse, scegliere di essere mediocri, rinunciare agli applausi, tornare a essere invisibili, ma è difficile ribellarsi alle regole del dover essere e dell’apparire, come vuole la società d’oggi. Non ci riesce Isabel Green, la protagonista del monologo di Emanuele Aldrovandi, interpretato da Maria Pilar Pérez Aspa, che è andato in scena con successo al Teatro Mina Mezzadri Santa Chiara con la regia di Serena Sinigaglia. Isabel Green è una star di Hollywood. La vediamo, elegantemente rosso vestita, sul palco del Dolby Theatre con la statuetta dell’Oscar in mano. Dopo sette nomination ha finalmente ricevuto il premio per la sua interpretazione in un film su Madre Teresa di Calcutta. Dovrebbe dire qualche parola di ringraziamento nei 45 secondi che le sono concessi, ma l’angoscia che le mangia l’anima prende il sopravvento e Isabel dà il via a un flusso di coscienza che non si ferma più. Il successo ha avuto un prezzo e le ha lasciato tanti sensi di colpa (un figlio abbandonato in nome della carriera, la sua origine messicana rinnegata…). L’attrice ha conosciuto l’invidia e la solitudine… Quel prezzo va pagato: ora getta la maschera, vomita le pastiglie che le servivano a dormire e a stare sveglia, estrae una pistola da sotto il vestito. Come andrà a finire è subito chiaro. Anche la morte, in fondo, non è altro che uno spettacolo, da trasmettere in diretta. Sinigaglia ha dato valore al testo di Aldrovandi con una regia pulita e attenta ai dettagli, che ha usato soprattutto le luci per dar risalto agli altalenanti stati d’animo della protagonista e Pérez Aspa l’ha assecondata con una prova intensa sia quando ha dato sfogo alla rabbia di Isabel sia quando ha lasciato spazio al suo intimo soffrire. Applausi meritati e convinti. •

Francesco De Leonardis
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