23 gennaio 2020

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02.12.2019

«La memoria della democrazia contro la violenza»

Luciano Violante: accademico, politico, ex magistrato, oggi pomeriggio è a Brescia, a Palazzo LoggiaLella Costa: in scena al Teatro Sociale da domani al 10 dicembre
Luciano Violante: accademico, politico, ex magistrato, oggi pomeriggio è a Brescia, a Palazzo LoggiaLella Costa: in scena al Teatro Sociale da domani al 10 dicembre

La verità storica come motore della democrazia. Perché un popolo senza memoria è un popolo senza direzione, smarrito. Ristabilire il corso degli eventi, anche quelli più drammatici, diventa centrale nel dialogo tra cittadinanza e stato. Una centralità che Brescia ha imparato a conoscere, tra le pieghe più difficili della sua Storia recente. Si inaugura la quinta edizione del ciclo di incontri «I pomeriggi del Ctb» con «La memoria della democrazia», oggi alle 17.30 nel Salone Vanvitelliano di Palazzo Loggia, con la presenza dell’ex magistrato Luciano Violante, Miguel Gotor, Manlio Milani, Lella Costa e il sindaco Emilio Del Bono. L’INCONTRO, realizzato in collaborazione con la Casa della Memoria, sarà l’occasione per approfondire i temi dello spettacolo «La parola giusta», una coproduzione tra Centro Teatrale Bresciano e Piccolo Teatro di Milano, con Lella Costa, regìa di Gabriele Vacis e drammaturgia di Marco Archetti, che sarà in città da domani al 10 dicembre, sul palco del Teatro Sociale. Un’occasione per parlare di verità storica e giudiziaria, a 45 anni dalla strage di Piazza Loggia e 50 da quella di Piazza Fontana. «È un incontro importante perché oggi c’è necessità della conoscenza dei fatti - spiega Luciano Violante -. Dobbiamo analizzare cosa è successo in quegli anni, e come si è risposto. L’Italia ha subìto 8 stragi, tentativi di colpi di stato, una loggia massonica deviata. C’erano persino rapporti tra la camorra e le brigate rosse: era un sistema nel quale collaboravano tra loro strutture eversive anche molto diverse, ma che avevano un obiettivo in comune. Si trattava di un piano studiato per distruggerci, ma non ci sono riusciti». Oggi conosciamo quel piano come strategia della tensione. «Cerchiamo di capire per quale motivo l’Italia in quegli anni è diventata la patria dell’omicidio politico. Erano anni di espansione dei diritti e si è risposto in due modi. Da una parte il terrorismo e le stragi di destra che volevano fermare quel percorso di innovazione, dall’altra il terrorismo di sinistra pensava si fosse fatto troppo poco per cambiare la società. Entrambi volevano dare una spallata al sistema. Ma quella spallata è stata respinta». Così come a Brescia che, colpita al cuore nella strage del 28 maggio 1974, ha saputo reagire. «Questa città ha dato una risposta forte, rinsaldando il rapporto con lo Stato. È la forza della democrazia: vive nel dialogo costruttivo tra cittadino e istituzioni». Memoria e conoscenza, dunque, diventano oggi strumenti importanti per costruire un futuro democratico. «Conoscere è importante per capire il nostro paese. Parlare della risposta che le istituzioni diedero in quella fase significa parlare di quel problema e di come si può reagire, perché il meccanismo della violenza, in forme sempre diverse, tende a riprodursi. Anche oggi dobbiamo guardare con attenzione agli sviluppi dell’odio sociale, prima di arrivare a nuovi drammi». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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