19 agosto 2019

Spettacoli

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04.07.2019

Medea, donne in fuga
e sfruttate sul
«palcoscenico» di via Milano

Fabrizio Sinisi, uno degli autoriElena Cotugno, autrice e protagonista di «Medea» in via Milano
Fabrizio Sinisi, uno degli autoriElena Cotugno, autrice e protagonista di «Medea» in via Milano

Stranieri di ieri e di oggi. Nonostante lo scorrere del tempo, il solito sradicamento e il muro dell’altro, contro il quale impattare in una ricerca di confronto non sempre facile. Magari abbracciando la forza del mito, trapiantato in una contemporanea città di oggi, immersa nei suoi flussi umani. Arriva in città il terzo appuntamento della rassegna «Un salto nel mito!» promossa dal CTB, con «Medea», singolare spettacolo che prenderà vita nella zona di via Milano da oggi fino al 14 luglio nell’ambito del progetto «Oltre la strada», voluto dal Comune di Brescia. Uno spettacolo itinerante e a fortissimo impatto, per soli sette spettatori a replica, allestito all’interno di un furgone. Partenza da via Nullo, all’incrocio con via Milano, alle 21.30, e nei giorni di doppia replica alle 20 e alle 22.30. AL CENTRO di questo innovativo allestimento, ideato e diretto da Gianpiero Borgia, ci sono le vicende di una donna straniera, in fuga per amore e respinta da una società chiusa: una rilettura del mito di Medea che guarda alla nostra epoca, creando un dialogo tra il mito e l’attualità. Una riscrittura resa possibile dalla penna di Elena Cotugno (che interpreta Medea), per un testo scritto a quattro mani con Fabrizio Sinisi. «È il classico che emerge dall’osservazione della realtà e non il contrario - spiega Sinisi -. Visitando le situazioni realistiche alle quali abbiamo guardato parlando con queste donne nelle comunità di recupero, ci sono temi e storie che sembrano scaturire dal mito». Attraverso la parabola di Medea, lo spettacolo trova una chiave per leggere lo sfruttamento delle donne. «Il mito pervade le nostre esistenze, continua a verificarsi nell’esperienza umana quasi nostro malgrado. Abbiamo cercato di far emergere quindi il mito nelle nostre esistenze, nelle miserie di queste persone che vanno oltre la cronaca. Ci sono una grandezza e una dignità classica, antica. Ho cercato di far emergere il carattere nobile delle storie di queste donne sfruttate». «MEDEA è la straniera per antonomasia - spiega il regista Gianpiero Borgia -. Si illude di essere integrata nella società greca, ma il suo sogno d’amore viene infranto. Abbiamo cercato di capire come usare questa icona dell’estraneità per raccontare il nostro presente, e l’occhio è caduto sulle tante ragazze straniere che oggi arrivano in Italia e diventano schiave del racket della prostituzione. Abbiamo ricostruito puntualmente il mito di Euripide, immaginando la regina di un focolare suburbano, una prostituta che arriva in Italia da clandestina e che deve lottare per la sua vita». Attraverso il prisma del mondo classico, «Medea» offrirà la possibilità di un nuovo sguardo. «I classici insegnano sempre, anche se oggi purtroppo vengono poco studiati. Credo siano presuntuosi quelli che lavorano sul rinnovamento del classico: in realtà è il classico a rielaborare noi. Continua a parlarci, anche laddove ha un linguaggio difficile, è una narrazione eterna. Il raffronto con l’altro, con lo straniero, è un tema di sempre. Oggi lo viviamo in modo nevrotico, e forse Euripide ci può venire in soccorso mostrandoci il fallimento della relazione tra autoctono e straniero. Un punto sul quale riflettere attentamente per ripartire». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Stefano Malosso
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