15 dicembre 2019

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12.11.2019

Stomp, largo al rumore: «Tutto può fare musica»

La compagnia Stomp sbarca a Brescia con una doppia data
La compagnia Stomp sbarca a Brescia con una doppia data

La compagnia teatrale Stomp torna in Italia e fa tappa anche a Brescia. La noise band originaria di Brighton, che fa degli oggetti di uso quotidiano i ferri del proprio mestiere, si esibirà venerdì 15 e sabato 16 in una doppia data al Gran Teatro Morato, con lo show che ormai da anni porta in giro per il mondo. UN CONCETTO di musica decisamente alternativo, che il direttore artistico, Phil Batchelor, ha provato così a delineare: «Facciamo musica con oggetti come scope, palloni da basket, pattumiere. Gli spettatori vedono questi oggetti solo in relazione all’uso quotidiano, e non concepiscono quanta musica è presente nella vita di tutti i giorni. Per esempio, il suono dei passi di una persona che attraversa la strada, o il ritmo incessante dei tergicristalli; persino il suono del vento può ispirarci». Stomp è una compagnia che esibisce sul palco diversità di suoni e diversità di «musicisti»: «I due creatori Luke Cresswell e Steve McNicholas diedero vita al primo show più di 27 anni fa, usando semplicemente dei bidoni. Lo spettacolo ha progressivamente incluso sempre più strumenti e persone - racconta Batchelor - adesso siamo un cast multinazionale, nel quale ogni artista porta il proprio gusto personale, grazie alla libertà che ci concediamo sul palcoscenico: ci ispiriamo a vicenda, i miei compagni prendono spunto da me, così come a me capita di prendere spunto da loro». Phil Batchelor racconta che sempre più persone ambiscono a far parte di Stomp: «Il requisito essenziale è un buon senso del ritmo. Non bisogna essere musicisti, ballerini o attori, ma, se hai un buon senso del ritmo, probabilmente hai già provato a far suonare gli oggetti. Per essere uno stomper bisogna imparare a mettere insieme tutto questo: inizialmente si lavora sulla parte ritmico-musicale, in un secondo momento sulla presenza scenica». IN UNO SPETTACOLO del genere il pubblico potrebbe giocare un ruolo nell’improvvisato copione; e infatti Stomp «incoraggia una partecipazione rumorosa del pubblico durante lo show - continua Batchelor - Vogliamo dimostrare che con la musica si possono dire cose incomunicabili a parole. Il pubblico è attivamente coinvolto: prima gli insegniamo il ritmo, poi ci aspettiamo che lo esegua in risposta, in modo che diventi, insieme ai nostri otto sul palco, il nono artista». Quella di Stomp è un’idea di musica particolare: «Per me è qualcosa di veramente speciale nelle nostre vite, può essere profondamente personale e regalare emozioni diverse, può essere importante quanto i nostri sensi. La musica - confida Batchelor - non è esclusiva, chiunque può divertirsi durante i nostri spettacoli: persone che parlano lingue differenti, che vengono da paesi diversi e lontani tra loro o che hanno tradizioni eterogenee. Ogni persona può interpretare e godere di Stomp, così come della musica, nel modo più personale e autentico». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Spinoso
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