20 gennaio 2021

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23.11.2020 Tags: Cinema

Torino Film Festival: oggi è il giorno di «Kufid»

Da «Kufid», fare la spesa oggi: Elia Moutamid in compagnia della moglie, l’attrice Valeria BattainiSempre da «Kufid»: Moutamid e Battaini sul tetto, in cerca di sole e d’una tranquillità che questo silenzio irreale certo non contribuisce a dare
Da «Kufid», fare la spesa oggi: Elia Moutamid in compagnia della moglie, l’attrice Valeria BattainiSempre da «Kufid»: Moutamid e Battaini sul tetto, in cerca di sole e d’una tranquillità che questo silenzio irreale certo non contribuisce a dare

È il «Kufid» day. Un lunedì da incorniciare per Elia Moutamid, regista bresciano protagonista su più fronti (leggi: schermi). Dopo essere stato ieri al Tg2, oggi vedrà la sua nuova opera annunciata, presentata e illustrata su Rai Movie da Davide Oberto, curatore di TFF Doc. E proprio al Torino Film Festival avverrà la proiezione alle 14 in anteprima mondiale. Tracce del lancio di «Kufid» rimarranno poi visibili naturalmente su Rai Play. Il film, in concorso a Torino nella sezione italiana TFF Doc dedicata ai documentari, sarà distribuito nelle sale italiane nel 2021 da Cineclub Internazionale Distribuzione di Paolo Minuto. Moutamid ha voluto raccontare una vita che cambia, la sua, al tempo del Covid, ribattezzato «Kufid» non solo ma anche perché ognuno ha vissuto e vive questa pandemia inevitabilmente in solitudine. E anche quando ha la fortuna di avere congiunti accanto, dentro di noi resta quel posto dove tira sempre vento che da mesi è in tempesta, nell’incertezza dell’oggi e ancor più del domani. Vivere alla giornata è impossibile ma al tempo stesso inevitabile: lo sa il regista, che inizialmente voleva girare un film sui fenomeni urbanistici, sulle trasformazioni di rigenerazione in atto nei centri storici, e per questo era volato in Marocco, suo Paese d’origine. Voleva immortalare Fès, la Medina com’è diventata. Ma il Coronavirus ha fermato il mondo e scendere non è consentito. La quarantena è diventata condizione comune eppure alienante. «VIVIAMO come sogniamo: soli», scrisse Joseph Conrad. Il problema sta nel confine, sottile, fra sogno e incubo. Con la ricerca automatica di una quiete domestica che è forma di difesa, come un sonno senza sogni in attesa di periodi migliori di questo (non ci vuole molto). Il cinema di Moutamid riesce nell’obiettivo di legare uno sguardo fortemente personale, la capacità di raccontarsi in una pellicola, con l’attualità che si fa contesto in costante, impronosticabile mutamento. Documenta con la giusta dose di parole i silenzi e i dettagli, la televisione che registra quello che stiamo vivendo (mala tempora currunt, in tutti i sensi), le telefonate di ansia per la famiglia, le istruzioni per un’organizzazione ragionevole delle giornate. «...Il nostro mondo è adesso debole e vecchio / Puzza il sangue versato è infetto...», cantava Giovanni Lindo Ferretti con i Csi nel 1994 («Del mondo»). E Moutamid non spegne la telecamera davanti ai moti d’odio, ai rigurgiti di cattiveria che inquinano l’Italia nell’ora di una difficoltà diffusa e grande. In pochi istanti, con poche immagini, sintetizza il degrado umano che minaccia le comunità in tempi come questi. La poesia asciutta, dolente ma ironica di «Kufid» può aprire tanti occhi: un bene che succeda, un bene che ci sia. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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