12 novembre 2019

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13.06.2019

Battaglia: «Calvina,
ti dico addio
dopo 61 anni»

Battista Battaglia: 61 anni al servizio della Calvina
Battista Battaglia: 61 anni al servizio della Calvina

Sessantun anni. C’è chi non riesce ad arrivarci in una vita intera, figuriamoci farseli tutti d’un fiato nella stessa società di calcio. Servono una passione infinita, una pazienza sconfinata e una buona dose di follia. Le chiamano bandiere. Eppure nel caso di Battista Battaglia potrebbe non essere la definizione più corretta. Tra lui e la Calvina c’è lo stesso legame che corre tra un padre e un figlio. E come in ogni rapporto padre-figlio arriva prima o poi il momento di un ricambio generazionale. «Quel momento è arrivato - rivela - il 30 giugno sarà il mio ultimo giorno nell’organigramma della Calvina. Non smetterò di seguirla né di fare il tifo, ma dal primo di luglio non farò più parte della società». Game over. Dopo sessantun anni finisce un rapporto che probabilmente non ha eguali in Italia. L’avventura con la Calvina è iniziata nell’estate del 1958, quando lui, nato il 29 novembre 1939, aveva 19 anni. Oggi ne ha 79 e sente che è arrivato il momento di dire basta. Lo deve a se stesso, ma soprattutto alla moglie Lucia. «Ha compreso la mia passione e l’ha assecondata - dice Battaglia - Per questo le voglio dire grazie. Non è facile per una moglie sapere che il marito se ne starà al campo ogni singola domenica dell’anno. Se poi gli anni sono 61, la faccenda diventa un grande atto d’amore». La signora Lucia è in credito di 3174 domeniche. Era il 1958, quindi. «La Calvina aveva già avuto modo di nascere e morire dal 1946 al 1950 - racconta Battaglia - Il parroco dell’epoca aveva negato d’improvviso il campo dell’oratorio perché i bambini dedicavano troppo tempo al calcio e troppo poco a dottrina, così fummo costretti a chiedere un terreno in comune». Alt: quando dice «fummo» intende «fui». Perché fu proprio lui a tirare la giacchetta del sindaco. «Ci abbiamo lavorato a mano - ricorda - Non c’erano le ruspe né i muletti». La leggenda vuole che alcuni operai intenti ad asfaltare, per la prima volta, le strade di Calvisano abbiano prestato un rullo. Risultato: il campo non riusciva più a drenare la pioggia e la squadra fu costretta a giocare tutta l’andata in trasferta. Lui, Battaglia, era il portiere.

 

DA LÌ AI SUCCESSIVI 61 anni sarebbe stato anche segretario, segna linee, magazziniere, addetto alle reti («le staccavo la sera perché se no le avrebbero rubate»), direttore sportivo, direttore generale e vicepresidente. «Mai presidente. Ho sempre voluto qualcuno al di sopra di me». La discrezione e il garbo il suo tratto distintivo. Anche oggi, con la società in Serie D e tanti grandi giocatori in rosa. «Tre più di tutti mi sono rimasti dentro, tutti legati a Bresciaoggi: Matteo Zaccarini, terzo alla Scarpa d’Oro 2010, Mauro Moreschi, Pallone d’Argento tre anni fa, e Alessandro Triglia, attuale Pallone d’Oro». Il 30 giugno Battista lascerà (di comune accordo con la nuova società, con la quale il rapporto è ottimo). Orgoglioso della D, mortificato «dalla mancanza di strutture per farla in paese». Da nonno seguirà le gesta dei nipotini Matteo, 9 anni, portiere dei pulcini, e Giorgio, 6 anni. Ci sarà sempre un Battaglia per la Calvina.

 

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Alberto Armanini
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