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17.05.2015

Brescia, ora Basta! Non c'è più speranza È retrocessione

Gigi Scaglia e Marco Zambelli lasciano il campo delusi: l'amarezza per la retrocessione a Bari è tutta bresciana
Gigi Scaglia e Marco Zambelli lasciano il campo delusi: l'amarezza per la retrocessione a Bari è tutta bresciana

Ora «B»asta, dunque. Da ieri alle 16.50, al termine di Catania-Cittadella 2-3 e di Entella-Latina 2-0, il Brescia è aritmeticamente retrocesso in Lega Pro, che un tempo si chiamava serie C, e l'ultima volta risale a 30 anni fa. I biancazzurri erano precipitati in terza serie al termine del campionato di B '81-82, affrontato dopo una beffarda retrocessione dalla A causata dai calcoli sbagliati sulla classifica avulsa. Il Brescia partì tra i favoriti e si ritrovò in serie C dopo la sconfitta interna con la Cremonese (2-3) alla penultima. E impiegò tre anni per risalire, dopo una salvezza conquistata all' ultimo secondo e una stagione a metà classifica in cui Corrado Orrico gettò la basi per il doppio successivo trionfo con Toni Pasinato in panchina, dalla C alla A in due stagioni.
RIEVOCARE la storia può servire almeno a consolare in un momento così triste. Ma bisogna essere anche lucidi per capire che il Brescia non è retrocesso ieri. Questa discesa agli inferi ha radici antiche. Sta nel limbo in cui è vissuta la società per troppi mesi, senza una guida sicura (e Gino Corioni, comunque, lo era) né un punto di riferimento in società e per la squadra. Tramontata l'era Corioni, i giocatori si sono trovati senza chi li ha saputi compattare nella precari- età: nè un dirigente, nè un allenatore forte e nemmeno tra loro stessi c'è stato un leader capace di prendere per mano la squadra. In questo vuoto, colmato a febbraio con l'ingresso di Profida, la squadra è stata costruita con non poche lacune, soprattutto a sinistra e in mediana, fidando sulla volontà di riscatto dei senatori, sul loro esempio verso i giovani. E non è stato impostato un lavoro di campo per dare alla squadra il fondo per affrontare in modo adeguato una maratona di 42 partite, perlopiù sapendo in partenza della penalizzazione. Troppo spesso il Brescia si è spento dopo 40 minuti e il sospetto è che proprio la mancanza di una preparazione adeguata sia stata coperta dai problemi societari, comunque innegabili.
Il successore di Ivo Iaconi, il primo allenatore - ovvero Ivan Javorcic - durante la sosta di inizio d'anno aveva impostato i richiami della preparazione sul fondo, con doppi turni continui, sedute in montagna come in estate. Ma la nuova società, come suo diritto, ha preferito la guida esperta di Alessandro Calori, che ha mantenuto la media dei predecesori, poco più di un punto a gara. E il non aver accelerato il passo, con la penalizzazione arrivata tutta insieme, è stato fatale per il destino del campionato.
Ora la nuova società è costituita e operativa. E opera in sintonia. Le garanzie sono: la presenza discreta ma reale di Marco Bonometti («Il vero patron», lo ha definito il neo presidente Alessandro Triboldi), che negli anni potrebbe ripercorrere le orme di Giorgio Squinzi, il leader di Confindustria che ha portato il Sassuolo dai dilettanti a una doppia salvezza in serie A; il ruolo di Infront, colosso del marketing sportivo che ha intavolato una trattativa con il Comune di Brescia per il nuovo «Rigamonti», cardine del nuovo progetto e sogno non realizzato dalla presidenza Corioni; un manager esperto come Rinaldo Sagramola, che dall'assemblea dei soci ha avuto tutte le deleghe e gestirà operativamente e finanziariamente la società; il lavoro dei fratelli Ghirardi, Aldo e Bruno, che garantiscono passione e brescia- nità. E Triboldi, figura di raccordo tra le parti in gioco: è stato direttore generale in Comune e ha un passato in Ubi, sponsor e maggior creditore.
LE BASI per ripartire ci sono, anche se ora prevale il dispiacere per un verdetto cui si era preparati da tempo, ma che, al momento, trova tutti attoniti. Il futuro non è così nero. Vanno combattute le battaglie a tavolino, la possibilità del ripescaggio è concreta, ma va fatto un programma doppio: per la serie B e per la Lega Pro. E bisogna pensarci bene prima di buttare via tutto di questa squadra. Il Novara, risalito in B dopo una sola stagione di Lega Pro, ha tenuto l'intelaiatura degli anni scorsi con qualche giovane interessante e un allenatore (Toscano), che la Lega Pro l'aveva già vinta con la Ternana. Smaltita la tristezza, bisognerà voltare pagina. Le basi per il rilancio ci sono. La nuova società c'è, un'epoca si è chiusa e un'altra sta per aprirsi. In quale categoria, si saprà a fine giugno. Ma sul campo non c'è più nulla da fare.COPYRIGHT

DAL NOSTRO INVIATO
Vincenzo Corbetta
BARI


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