08 dicembre 2019

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02.12.2019

Grosso, tempo già
scaduto: è di nuovo
il Brescia di Corini

Eugenio Corini in festa per la promozione in A: si spera possa esultare anche per la salvezza
Eugenio Corini in festa per la promozione in A: si spera possa esultare anche per la salvezza

Dove eravamo rimasti? Fabio Grosso è già il passato. Eugenio Corini di nuovo il presente. Obiettivo, un futuro diverso. Manca l’ufficialità, ma il Brescia riparte così. Sperando che il ritorno dell’allenatore amato dalla squadra (per come la guida) e dalla piazza (per come è, perché ha vinto) possa servire da defibrillatore. Perché il punto di ri-partenza, il motivo per cui domani sarà Corini a dirigere la ripresa degli allenamenti mentre Grosso può già tornare nel girone dei commentatori televisivi, è che il Brescia non c’è più. Segnali di vita zero (assoluto, come recitava la nostra prima pagina di ieri). Zero idee, zero gol, zero punti. E zero chance, di questo passo.


MASSIMO Cellino, che oggi incontra in sede Corini, ha cambiato senso di marcia nella notte fra sabato e domenica. La batosta nel derby con l’Atalanta ha lasciato il segno. Si compie così un ragionamento partito dalla sconfitta di Roma, dopo i quattro schiaffi presi a domicilio dal Torino. Il presidente aveva scelto Grosso «conquistato dal suo entusiasmo», nella convinzione che Corini avesse fatto il suo tempo: «Avrei dovuto cambiare prima». Pochi giorni e... «Mi avevano detto che Grosso era un mago, ma non lo è; avanti così non facciamo più un punto». Infine, la retromarcia. Inevitabile, perché di questo passo questo Brescia non avrebbe più fatto il solletico a nessuno.


LA GESTIONE di Grosso è indifendibile: in meno di 4 settimane si è capito perché il Verona l’avesse esonerato a 2 giornate dalla fine, convinto di poter andare in A solo cambiando allenatore (missione compiuta dal successore Aglietti). Le parole del rocker-ultrà Omar Pedrini («Se perde male anche il derby Grosso deve andare a casa») riassumevano la preoccupazione della tifoseria bresciana prima della sfida con l’Atalanta. Il pessimismo della ragione, confermato da un avvio ai confini della realtà (7 tiri nei primi 7 minuti). Una volta deciso il cambio, Cellino aveva due strade da percorrere: rivolgersi altrove e assumere il terzo allenatore stagionale; richiamare il tecnico mandato a casa ma ancora sotto contratto. Sul mercato ci sono ancora allenatori che possono interessare e non hanno già detto di no, un paio si notava anche in tribuna sabato pomeriggio: gli ex Pierpaolo Bisoli e Serse Cosmi. Il prescelto sarebbe Diego Lopez, ma non ha ancora concluso la sua esperienza alla guida del Peñarol, in lotta per lo scudetto uruguaiano. Corini conosce la squadra, ha un buon rapporto con i giocatori, in queste settimane può aver maturato nuove soluzioni per dare ciò che mancava (a livello di concretezza e continuità), recuperando ciò che in sua assenza è andato perso (l’anima, il gioco).


RICHIAMARE Corini, per Cellino, significa mettere da parte l’orgoglio e rimangiarsi alcuni giudizi. L’allenatore criticato anche per la scelta di far giocare insieme Balotelli e Donnarumma dovrà sentire maggior fiducia dall’alto. E magari essere più ascoltato al mercato di gennaio. Servono rinforzi, soprattutto in difesa. E bisogna decidere cosa fare con SuperMario: al centro del progetto oppure no? La Major League Soccer chiama, le «big» della Turchia pure (e anche di più). Quello di Balo è uno dei nodi da sciogliere. Il tempo stringe, il treno-salvezza si allontana e Cellino lo sa: per questo torna sui suoi passi (come aveva fatto riprendendo Boscaglia al posto di Marino già 2 anni fa). Anche Gino Corioni aveva pensato di richiamare Maran, dopo averlo mandato via per far posto a Zeman a stagione in corso nel 2006: anche quella scelta era sbagliata, con Maran la squadra volava verso i playoff, eppure il «pres» alla fine decise di continuare con Zeman. E mancò i playoff, restando in B. In precedenza, Corioni si era salvato per 4 stagioni di fila in A. Cellino ha detto e ripetuto che i bresciani nel calcio si sono abituati alla mediocrità, mentre devono puntare in alto. Anche per questo vuole un rapido rilancio-salvezza: l’ultimo posto con numeri da incubo e una sconfitta senza precedenti al Rigamonti con l’Atalanta non sono un bel modo di passare alla storia.


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Gian Paolo Laffranchi
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1-0
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