03 dicembre 2020

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24.10.2020 Tags: brescia calcio

I 50 anni di Petruzzi «Brescia è casa mia»

Fabio Petruzzi esulta dopo il gol alla Reggina il 23 febbraio 2003Fabio Petruzzi, 50 anni oggi, a rapporto con il suo maestro Carlo Mazzone (83 anni)
Fabio Petruzzi esulta dopo il gol alla Reggina il 23 febbraio 2003Fabio Petruzzi, 50 anni oggi, a rapporto con il suo maestro Carlo Mazzone (83 anni)

Quattro anni da favola per altrettante pagine indimenticabili di storia biancazzurra nelle quali si è distinto per doti calcistiche e umane. Oggi Fabio Petruzzi, ministro della difesa del governo Mazzone, compie 50 anni. Un traguardo celebrato ricordando i fasti di una carriera che lo ha visto grande protagonista soprattutto tra Roma, sua città di origine, e Brescia, tappa nella quale ha lasciato il cuore. Giocando da protagonista al fianco del primo Francesco Totti e dell’ultimo Roberto Baggio. Mica male. Petruzzi, cosa ricorda dell’esperienza bresciana? A Brescia ho passato quattro anni bellissimi, i più importanti della storia del Brescia. Sono orgoglioso di aver lasciato, insieme ai miei compagni, un’impronta importante nella storia del club. I risultati sono ancora oggi sotto gli occhi di tutti... Ci siamo sempre salvati, abbiamo centrato un settimo posto al termine del primo campionato con una grande rimonta e siamo anche arrivati alla finale di Intertoto sfiorando l’accesso in Uefa pur senza aver perso contro il Psg. I ricordi più belli sono legati ai gruppi che si erano creati: davvero stupendi. Rispetto a vent’anni fa il calcio è profondamente cambiato. Ma se dovessimo trapiantare nell’attuale Serie A quel Brescia dove potrebbe arrivare? Togliendo tre o quattro squadre credo che quel Brescia oggi potrebbe lottare tranquillamente per un piazzamento in Europa. Ce la giocavamo con tutti, abbiamo ottenuto vittorie importanti e prestigiose. E c’erano interpreti straordinari che, a distanza di tanti anni, ancora oggi mi fanno venire i brividi. Si riferisce a Baggio e Guardiola? Non solo. Quel Brescia era tignoso e cazzuto, giocava un buon calcio e divertiva. Baggio e Guardiola sono stati due interpreti straordinari. Ma non solo. Ad esempio? Hübner. Da avversario in un Brescia-Roma mi ha fatto fare 15 scatti uno contro uno. I gemelli Filippini erano ovunque: avendoli come compagni di squadra ho capito la loro importanza. Fondamentali: sono quei giocatori che ogni allenatore sogna di avere. Poi negli anni sono arrivati anche altri grandi interpreti. Penso a Toni, Appiah, Matuzalem, Bachini. Eravamo davvero forti. Se dovesse scegliere il ricordo più bello? Ho trascorso tanti momenti stupendi, però ricordo con grande piacere il gol segnato nel derby contro l’Atalanta in quel 3-0 del 2003. Sembrava un segno del destino, perché il giorno prima nacque qui a Brescia mio figlio Niccolò. Mazzone mi disse “vai da tua moglie e da tuo figlio”. E il destino ha voluto che segnassi quel gol. Fu una gioia immensa. Vedendo poi le altre reti segnate nel suo destino sembrava esserci spesso la Reggina. Sì, è vero. Giocando da difensore non ne ho fatti molti, però con la Reggina sono stati addirittura tre (sui 4 complessivi in A). Il primo lo segnai in un 4-0 al Rigamonti, un altro a pochi minuti dalla fine dopo un corner e vincemmo 2-1. L’ultimo in un 4-4 che definire rocambolesco sarebbe riduttivo. Ma sapete quando il destino ci ha aiutato veramente? Ci dica. In occasione della salvezza del 2002. Era quel famoso 5 maggio e sono convinto che Vittorio (Mero, scomparso il 23 gennaio di quell’anno in tragico incidente, ndr) ci abbia aiutato da lassù. Sullo 0-0 Signori sbagliò un gol a porta vuota, nella ripresa vincemmo 3-0. Fu straordinario. Lei in quel frangente imitò il suo maestro Mazzone con una grande corsa. Andai d’istinto ad abbracciare il presidente Corioni in panchina. Piangeva. Gli dissi solo “grande pres, ce l’abbiamo fatta”. Ripensandoci mi viene ancora la pelle d’oca. Com’è nata l’idea di venire a Brescia? Avevo altri due anni di contratto con la Roma ma venivo dalla rottura del crociato. Ci fu il passaggio da Zeman a Capello e inizialmente ero contento perché Capello in passato aveva già cercato di portarmi al Milan e perché aveva poi speso belle parole sul mio conto. Invece cosa accadde? Ci furono degli screzi e a fine anno, dopo non aver praticamente mai giocato, decisi di andare via. Peccato, perché avrei voluto chiudere la carriera nella Roma: ero a casa e tifavo per i giallorossi. Ma bastò una telefonata a farmi cambiare idea. Mazzone? Proprio lui. Lo conoscevo bene e, onorato per la sua chiamata, non ho avuto dubbi: non avrei mai potuto dirgli di no. Com’è stato il suo rapporto con lui? Faccio una premessa. Prima di conoscerlo non mi ero fatto una bellissima idea sul suo conto. Lo vedevo come una figura che incuteva timore e ti metteva in soggezione. Un allenatore che ti dice in faccia ciò che pensa senza mezze misure e con modi a volte particolari. E all’inizio è stata tosta. Poi? Dopo il prestito all’Udinese, dove ho perso mesi per aver sofferto di ernia al disco, tornai a Roma per fare la preparazione con lui. Gli parlarono bene di me. Ricordo ancora un aneddoto. Ci racconti. Stavamo giocando un’amichevole contro il Valencia all’Olimpico e lui voleva vedermi all’opera. Il primo tempo lo passo in panchina, scendo in palestra insieme a Totti e, giocando con lui a calcio tennis, cado male e si gonfia la caviglia. Vado dal nostro medico Ernesto Alicicco e gli spiego il problema, ma lui mi risponde “zitto zitto che Mazzone vuole vederti”. Io dissi che non riuscivo a mettermi nemmeno lo scarpino. Scese Mazzone, chiese cosa stesse succedendo e me ne disse di ogni. In quel momento capì quanto Mazzone tenesse a me e che aveva ragione su una cosa. Quale? Che da lunedì a venerdì era una persona, mentre il sabato e la domenica subentrava quel famoso gemello che diceva di avere e che viveva l’avvicinarsi alla partita in maniera diversa. Con lui ho avuto un rapporto stupendo. Insieme avete lavorato parecchio. Sei anni. Due a Roma, tre a Brescia e uno a Bologna. Per me è stato come un secondo padre, mi ha insegnato tanto, un maestro. E un allenatore sottovalutato. Ha pagato il suo essere schietto e spontaneo. È uno dei più grandi e, anno dopo anno, è sempre migliorato tatticamente. Non smetterò mai di ringraziarlo. Pensi che a Brescia, soprattutto dopo la corsa verso la curva dell’Atalanta, è considerato un mito. Mamma mia. Poi ebbi modo di parlare con lui e gli dissi “mister, forse quella volta hai un po’ esagerato”. E lui con naturalezza ammise di aver sbagliato, ma che era stato insultato per tutta la partita. Lui e la madre. Fu una gara incredibile. Avanti di un gol, sotto di due. E quel pareggio alla fine. Credo che quello sia stato un suo gesto istintivo, ma per come lo conosco posso dire che se non ci fosse stata la rete sarebbe andato addosso a tutti i tifosi. Che cosa ha rappresentato giocare insieme a Baggio e Guardiola? È stato un onore e un piacere aver condiviso con loro, e con tutti gli altri ragazzi, lo spogliatoio del Brescia. La grandezza di certi giocatori la capisci solo quando condividi con loro percorso e obiettivi. Lei è tra i pochi ad aver avuto la possibilità di giocare con Totti e Baggio. Chi il migliore? Stiamo parlando di due tra i migliori 5 calciatori italiani di sempre. Sono diversi. Roby è più un numero 10 classico, un trequartista straordinario nell’uno contro uno, nel dribbling e nelle giocate. Francesco per me è più completo. Davanti può fare dal 9 all’11. Gli ho visto fare la miglior stagione della carriera da esterno, mentre da centravanti con Spalletti ha vinto la Scarpa d’Oro. Segna e fa segnare. Sono due fenomeni. Capitolo presidenti: chi erano Sensi e Corioni? Due figure che oggi mancano più che mai nel mondo del calcio. Due grandi intenditori, due appassionati. Hanno fatto la storia del calcio italiano e portato talenti straordinari a giocare nelle loro squadre. Corioni lo ricordo sempre col sorriso sulle labbra: era di una simpatia unica. A Brescia hai ancora tanti amici. Sì, penso a Edo Piovani, ma anche Fausto Balduzzi, Mauro Oro. Sono amici veri, come Enrico e Rosa dell’Altra Piedigrotta, Massimo Damiani e la sua famiglia. Nel suo futuro cosa c’é? Il calcio. Voglio fare l’allenatore. Nel Bresciano? Perché no. Magari. Sarebbe stupendo. Non resta che farle tanti auguri di buon compleanno. Grazie.

Alessandro Maffessoli
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Serie B

CLASSIFICHE
RISULTATI
Salernitana
20
Lecce
18
Empoli
18
Spal
18
Venezia
17
Frosinone
16
Cittadella
14
Chievoverona
14
Monza
14
Pordenone
12
Brescia
9
L.r. Vicenza Virtus
8
Cosenza
8
Reggio Audace
8
Reggina
7
Pisa
7
Ascoli
5
Virtus Entella
5
Cremonese
4
Pescara
4
Brescia - Frosinone
1-2
Chievoverona - Lecce
1-2
Cosenza - Salernitana
0-1
Empoli - L.r. Vicenza Virtus
2-2
Monza - Reggina
1-0
Pescara - Pordenone
0-2
Pisa - Cittadella
1-4
Reggio Audace - Cremonese
1-1
Venezia - Ascoli
2-1
Virtus Entella - Spal
0-1