08 dicembre 2019

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01.12.2019

Il Brescia non c’è più Nessun segnale di vita persino nel derby

Sandro Tonali, Jesse Joronen e Mario Balotelli sono l’immagine della desolazione dopo il derby con l’Atalanta
SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina, Alberto Mariani
Sandro Tonali, Jesse Joronen e Mario Balotelli sono l’immagine della desolazione dopo il derby con l’Atalanta SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Fabrizio Cattina, Alberto Mariani

Il modulo di Fabio Grosso è il 4-3-3. Nessun errore nel tabellino a fianco. Contro l’Atalanta lo schieramento di partenza è il 3-5-2. Il 4-3-3 è il cammino del Brescia con il nuovo corso voluto dal presidente Massimo Cellino: 4 schiaffoni dal Torino, 3 dalla Roma, 3 dall’Atalanta. E ancora: 30 angoli concessi a Roma (18) e Atalanta (12). Il pubblico incita finché può, alla fine contesta: cori contro Cellino («Guarda che partita»), contro Grosso («Vattene»), contro i giocatori (una novità: «Volevamo 11 leoni»). Un classico, sempre gettonato, l’invocazione per Corini. Persino nel derby la squadra non dà segnali di vita. Non crede a chi la guida dalla panchina. Allora non si perda altro tempo con 2 scontri diretti alle porte (Spal, Lecce): squadra di nuovo a Corini, che pure i suoi errori li ha fatti. Succederà? Un indizio di possibili novità c’è: la ripresa della preparazione fissata martedì. Cellino si è dato 48 ore per decidere. COSÌ SI VA da una parte sola: in B. Il derby è uno scempio. Di più: un calvario. Raramente la partita più sentita dalla tifoseria è così a senso unico a favore degli altri. Troppe umiliazioni in 95 minuti. In particolare: 1) l’Atalanta, ormai, se ne frega del derby. La sua dimensione è un’altra, esce dai confini della Serie A e dal vivo la differenza di valori è impietosa: 3 gol, occasioni in serie, 2 pali con Pasalic e Malinovskyi; 2) nella ripresa il Brescia se la gioca perché i nerazzurri calano d’intensità; 3) nel primo tempo il Brescia sembra un topolino che cerca una impossibile via d’uscita dalle grinfie di un gatto di razza. Un miracolo resistere per 26 minuti. A un certo punto, di fronte alla bellezza dell’Atalanta, alla sua superiorità tecnica, fisica, di organizzazione, sembra di essere quel tale che precipita da un grattacielo alto 100 piani e, arrivato al 25°, sospira compiaciuto «fin qui tutto bene». Tutto bene (si fa per dire) fino al colpo di testa di Pasalic, servito da Castagne. Il Brescia non si raccapezza nella centrifuga nerazzurra di passaggi rapidissimi, di cambi di fronte (a destra Castagne e Ilicic, a sinistra Gosens e Gomez), di meccanismi sincronizzati, di difensori centrali nella metà campo avversaria per creare la superiorità. I biancazzurri non sfoderano nemmeno l’arma dell’agonismo. La «stecca» che Torregrossa, nel primo tempo costantemente difensore aggiunto al pari di Balotelli, rifila a Gomez dopo 19 minuti è l’unico sussulto di rabbia di una squadra destinata al precipizio, come pare ineluttabile anche al suo presidente («Se giochiamo così non faremo più punti fino alla fine del campionato»). Zero cartellini oltre a Torregrossa, un attaccante. Non un difensore, un centrocampista. NON CI SI PUÒ appellare nemmeno alla traversa di Balotelli al 10’ della ripresa, sullo 0-1: nel primo tempo poteva finire 3-0 per i nerazzurri. La domanda è: troppo superiore l’Atalanta o troppo remissivo il Brescia? Anche con Corini la squadra con la linea difensiva stava ancorata al limite della propria area. Così si sono ringalluzziti rivali più morti che vivi come Milan, Napoli, Genoa. Ma almeno la squadra combatteva, aveva la voglia e il carattere di ribellarsi al suo destino. Impressionante, in queste ultime 3 partite, la china che sta prendendo Tonali, mai così insicuro, così timoroso. Ma nel derby, pur nella sua versione peggiore, risulta uno dei migliori, uno dei pochi a raggiungere la sufficienza insieme a Balotelli, all’incolpevole Joronen, a Torregrossa inspiegabilmente tolto sullo 0-2 per Donnarumma. Come incomprensibile è l’esclusione iniziale di Bisoli. Grosso ha la specialità di mettere in naftalina i pezzi più pregiati: prima Balotelli, adesso Bisoli. La sua storia di campione del mondo - va ribadito - merita il massimo rispetto. E non è giusto addossargli tutte le colpe: l’ultimo barile si ferma davanti a chi l’ha scelto. Ma questo Brescia ha l’encefalogramma è piatto. Nemmeno la superiorità netta dell’Atalanta giustifica il 32 per cento di possesso palla contro il 68. Il colpo di tacco di Pasalic al 16’ della ripresa e la corsa solitaria verso il 3-0 di Ilicic a tempo scaduto dopo un errore di Martella sono il sale su una ferita che brucia sempre più. Adesso iniziano gli scontri diretti. Cellino non perda altro tempo, grazie. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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Serie B

CLASSIFICHE
RISULTATI
Benevento
34
Cittadella
25
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24
Crotone
22
Pordenone
22
Perugia
22
Ascoli
21
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13
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11
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5-0
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1-0
Cittadella - Salernitana
4-3
Empoli - Ascoli
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Perugia - Cosenza
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Pisa - Virtus Entella
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2-0