16 gennaio 2021

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29.11.2020 Tags: Brescia Calcio

Il Brescia si
esaurisce presto
ma è stordito da troppi fischi stonati

L’espressione di Ernesto Torregrossa dice tutto mentre i giocatori del Frosinone esultano per il successoPer il Brescia è un momentaccio   SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia
L’espressione di Ernesto Torregrossa dice tutto mentre i giocatori del Frosinone esultano per il successoPer il Brescia è un momentaccio SERVIZIO FOTOLIVE / Filippo Venezia, Simone Venezia

Vincenzo Corbetta Il Brescia ha le batterie ad autonomia limitata, l’arbitro Giua di Olbia due pesi e due misure. La sintesi della sconfitta contro il Frosinone sta qui e si può capire l’ira del presidente Cellino nei confronti del suo conterraneo, già protagonista in gennaio dell’espulsione-lampo di Balotelli in Brescia-Cagliari. Giua si ripete con Bjarnason: entrato al 18’ del secondo tempo, l’islandese viene ammonito per la prima volta al 19’ e per la seconda al 22’ per un fallo come tanti se ne vedono. Non è l’episodio in sé a far ritenere che per Giua sia già tempo di entrare senza merito tra i benemeriti, ma il metro di giudizio: severissimo fino all’eccesso con il Brescia, permissivo con il Frosinone. Giusto ammonire Torregrossa per il gol di pugno (però, sai che suggestione una rete del genere nel giorno del tributo alla «mano de dios»...), ma zero provvedimenti per un tocco di mano, ugualmente volontario, di Salvi. La punizione che origina il gol della condanna, a 6 minuti dal 90’, nasce da un contatto minimo al limite tra Ragusa e Zampano. Ma al 91’ Giua non punisce con il rigore il braccio di Zampano tra il collo e la spalla di Zmrhal in piena area ciociara. Un altro contatto minimo, ma stavolta nisba. PRIMA DI AMMONIRE uno del Frosinone, sul taccuino dell’arbitro finiscono 3 giocatori del Brescia (oltre a Torregrossa anche Chancellor, Bjarnason due volte più l’allenatore biancazzurro Lopez per le proteste del post espulsione). Eppure - e si introduce l’altra chiave di lettura della giornata infausta a Mompiano - nel primo tempo il Brescia imperversa. Lo dimostra non solo il dato del possesso del pallone (59 per centro contro 41), ma l’atteggiamento della squadra, che sembra farsi un baffo delle assenze, non certo leggere: Papetti e Mangraviti, la coppia centrale titolare; Bisoli, Ndoj e Donnarumma. Colpa in gran parte del Covid, che sta condizionando tutti e tutto, e quindi anche la l’andamento dei campionati di calcio. Il Brescia pre intervallo ha terzini che spingono costantemente e a sinistra il baby Verzeni, classe 2002, non sa cos’è l’emozione del debutto. Gioca, fa spesso la cosa giusta in fase difensiva e offensiva. In mezzo Dessena pesa, Jagiello è qualità aggiunta. Davanti Torregrossa si conferma un catalizzatore di palloni come pochi. Segna di mano, di sinistro firma l’1-1 rimediando al cross sbagliato di Zampano, terzino destro che segna più spesso quando è a sinistra, che al Frosinone frutta il primo vantaggio. Nella ripresa non si vede nulla di tutto questo. I fischi stonati pesano come nuraghi. Però, la porta di Joronen diventa un bersaglio continuo, i giocatori in maglia gialla sembrano imprendibili, quelli con la «V» bianca non ne prendono uno e battono in testa. URGEREBBERO cambi. Lopez non ha granché in panchina, ma qualcosa sì. Non gli si può dare la colpa dell’ingenuità di Bjarnason (e del metro a senso unico di Giua), ma di altro sì. Perché togliere Jagiello, che in mezzo è il più lucido? Perché, con il Frosinone che guadagna metri, si richiama una punta (Ayé, con tutti i suoi evidenti limiti) e si resta con il solo Torregrossa davanti? Uno del quale Lopez dirà che «non si aspettava tanto» (era alla prima da titolare), e dunque lasciarlo solo non è la soluzione migliore. Perchè non cercare di alzare il baricentro pericolosamente basso, levando Zmrhal, che del trequartista ha meno di nulla (e poco fa per ovviare), allo scopo di fornire adeguata assistenza all’esausto Torregrossa e ridurre a più miti consigli il Frosinone? Questo gruppo, storicamente, dà il meglio quando è dominante. Un gol lo becca sempre, garantito. Se viene schiacciato, non ha scampo; se schiaccia, spesso non ce n’è per nessuno. Il gol della condanna, all’84’, arriva sì con il Brescia in 10 contro 11, ma l’inferiorità numerica non incide se si prende un gol a difesa schierata, con i giocatori del Frosinone che si passano e ripassano il pallone in area e nessuno ha il riflesso per non vanificare la prodezza di Joronen sull’inzuccata di Ciano e per impedire a Parzyszek di toccare in gol da due metri. L’autonomia limitata più Giua: un mix letale per il Brescia che vale più dell’attuale classifica. Vero Lopez? • © RIPRODUZIONE RISERVATA

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