18 novembre 2019

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09.10.2019

Nazionale italiana
in verde? Ex azzurri
divisi dalla divisa

La maglia verde che la Nazionale indosserà contro la Grecia
La maglia verde che la Nazionale indosserà contro la Grecia

Tre campioni del mondo, un Pallone d’oro, un portiere e un difensore dal curriculum internazionale. Segni particolari: tutti ex Brescia o comunque bresciani, di nascita o di adozione. Divisi dalla divisa, una maglia verde che fa così poco azzurro. Lo sponsor tecnico Puma l’ha varata, la Federazione l’ha avallata. Ma c’è chi dice no, e sa di cosa parla. Fra i tradizionalisti c’è chi ha vinto un Mondiale segnando in finale nell’82. Alessandro Altobelli: uno che da attaccante la Nazionale l’ha onorata a lungo, eroe di Spagna che ha partecipando anche a Messico ’86 (il migliore di una spedizione da dimenticare) e all’Europeo di Germania ’88 (semifinale), chiudendo con 61 presenze e 25 gol. «Noi non possiamo essere i verdi: siamo gli azzurri! - esclama Spillo -. Il Rinascimento non è questione di colori. Io sono per la difesa della nostra storia, nel calcio e in generale. Abbiamo vinto 4 Mondiali, abbiamo il Colosseo: cosa facciamo, buttiamo giù tutto? Tradizionalista, certo: perché no? Io sto col nostro maestro Enzo Bearzot, che voleva la maglia azzurra pulita, senza sponsor. L’Italia è l’Italia». Nell’82 c’era anche Franco Baresi: non giocò, il Piscinin di Travagliato, poi diventato Kaiser Franz collezionando in azzurro 81 partite con una rete all’attivo. Terzo nell’88 e a Italia ’90, secondo a Usa ’94. Per lui questa maglia verde «non è uno scandalo. Si parla tanto di giovani: verde è un colore ultimamente molto citato per i problemi del mondo. Per un’occasione come la partita con la Grecia all’Olimpico la Nazionale può anche giocare in verde. Una bella innovazione. Poi la maglia dell’Italia è azzurra». Dovrebbe esserlo sempre, azzurra, la maglia dell’Italia: così la pensa una coppia indimenticabile del Brescia più bello, Baggio & Toni. Luca Toni 47 presenze e 16 gol, Luca Toni che ha vinto il Mondiale del 2006 segnando 2 reti nei quarti con l’Ucraina. Lui di dubbi ne ha pochi: «Io la maglia verde la vedo azzurra. In ogni caso dovrebbero decidere gli italiani. Ma non ci possono essere altri colori...». E se nel film dei Blues Brothers al club Country & Western si poteva scegliere di suonare Country o Western, per Toni la stessa cosa deve valere per la divisa azzurra: «Può essere azzurra scura o azzurra chiara. Possibilmente - sorride - non come le maglie delle Legends con cui abbiamo affrontato la Germania, decisamente troppo aderenti». Anche se Toni, serve dirlo? Ha pure fatto gol. Roberto Baggio è «simbolo della maglia azzurra nel mondo», come ricorda e sottolinea il suo manager storico Vittorio Petrone. Robertobaggio Pallone d’oro nel ’93, terzo a Italia ’90, secondo a Usa ’94, 56 partite e 27 gol. «Il Divin Codino» che diventerà un film per Netflix e Mediaset. Divinità di un pallone che non vuole disperdere la sacralità della sua storia, rischio che si corre ogni giorno da quando Baggio non gioca più... «Io dico: verdeoro il Brasile, blu i francesi, orange gli olandesi, e così via. Se cadono anche queste certezze, cade tutto. Noi siamo gli azzurri. L’Italia, azzurra. Può avere un senso vestire di verde l’emergente calcio femminile, ma sarebbe un modo di dividere». Meglio unire. Sotto un solo colore. «Sono d’accordo - gli fa eco Emiliano Viviano, portiere che ha militato anche in Inghilterra e Portogallo, azzurro dall’Under 15 fino ai 6 gettoni raccolti in Nazionale maggiore -. Da sempre sono per le tradizioni, vorrei un’Italia vecchia maniera, senza sponsor, con la prima maglia azzurra e la seconda bianca. Un club può sperimentare con la terza maglia, la Nazionale neanche con quella. Fossi io a decidere, non ci sarebbe discussione. Quel verde mi piace per niente». Dario Bonetti, che da allenatore ha girato l’Europa e da difensore aveva disputato 16 gare fra Under 21 e Italia maggiore, non si stupisce: «Al giorno d’oggi si fa di tutto per il marketing, quindi non mi sorprende che anche la maglia della Nazionale sia soggetta alle logiche del profitto. Io sono favorevole: l’azzurro sempre e comunque può stufare, a me poi quel verde piace molto. E se serve a promuovere un mondo più pulito e sostenibile, ben venga».


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Gian Paolo Laffranchi
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