21 settembre 2020

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14.09.2020 Tags: Brescia Calcio

Vent’anni fa, Roberto
Baggio. In 10 giorni
da sogno a realtà

Il presidente del Brescia Gino Corioni e Roberto Baggio al suo arrivo a Coccaglio.Sorrisi smaglianti di un Brescia che non sarà mai dimenticato
Il presidente del Brescia Gino Corioni e Roberto Baggio al suo arrivo a Coccaglio.Sorrisi smaglianti di un Brescia che non sarà mai dimenticato

Sono passati vent’anni da quello che rimane il più grande scoop in quasi mezzo secolo di «Bresciaoggi». E la firma era d’oro/ era firma di re: firma di Jos (citando un cantautore che gli era caro). Fu Giorgio Sbaraini, lunedì 4 settembre 2000, a lanciare la notizia che avrebbe cambiato la storia del Brescia Calcio. «E se fosse Corioni a ingaggiare Baggio?», s’intitolava un pezzo scritto come sempre soppesando le parole, a cesellare una pista di mercato clamorosa. Baggio al Brescia. Un Pallone d’Oro in biancazzurro. Possibile? Possibile. Decisamente. Lo scenario disegnato da Sbaraini richiamava la strana estate del Divin Codino, che dopo aver consentito all’Inter di qualificarsi per la Champions League (vincendo uno spareggio con il Parma grazie ad una sua doppietta) era rimasto, incredibile!, senza squadra. Lo voleva la Reggina. E se lo voleva la Reggina perché non il Brescia, che pur neopromosso non era da meno? BISOGNAVA andare a verificare dal vivo. Allora era più facile azzerare le distanze e, scarpinando, arrivare alla verità di persona, senza filtri. Il caposervizio dello Sport Marco Bencivenga, convinto che la pista fosse giusta, m’incaricò del viaggio a Caldogno alla ricerca di Baggio per bruciare le tappe con un’intervista esclusiva. Non una mission impossible, perché scovare il numero 10 più amato del calcio italiano nel suo paese natale era come trovare il centro a Bologna (dove non si perde neanche un bambino): Caldogno «diecimila anime», ma «dove si nascondano proprio non si sa»: il deserto nella calura ancora estiva, un campetto spelacchiato sul quale Baggio si allenava con la sola compagnia del preparatore personale Enrique Miguel. Restava da capire quale fosse l’ora buona per scambiare due chiacchiere con lui: fu il suo amico ed ex compagno di Milan Filippo Galli a indicare il momento giusto per cogliere l’attimo. Un indizio ulteriore sulla praticabilità della trattativa. E a Caldogno il contesto che si respirava era favorevole: chiaro come il sole, fin dai primi riscontri in paese, che Roby non avesse affatto voglia di scendere a Reggio Calabria. Per il quieto vivere da persona schiva e affezionata alle sue abitudini molto meglio Brescia, piazza ideale per un’operazione-rilancio - vista anche la presenza di Carlo Mazzone, allenatore saggio e quindi amico dei campioni, capace di valorizzarli senza invidie di sorta - e tanto più gradita alla famiglia. VALENTINA, la figlia adorata, che all’epoca aveva dieci anni, accolse il cronista con il suo cagnolone beige. «Si chiama Miele e attira le api», scherzò. Per poi farsi seria, aggiungendo: «Io non voglio che papà giochi nella Reggina. In luglio e agosto, quando giravano tutte quelle voci, io e la mamma gliel’abbiamo detto subito... Non vorrei cambiare vita. Brescia quanto dista?». Un’oretta, più o meno. «Bene, bene. Papà dev’essere felice». Ed era d’accordo, il papà. Di poche ma chiare parole al campetto, con la bandana in testa a preservare la fronte dal sudore dell’allenamento nell’afa: «Brescia, perché no?» la sintesi nel titolo dell’intervista al campione che faceva sognare i tifosi (mica solo bresciani). «Stimo molto Mazzone e Corioni - aggiunse Baggio nella sua prima chiacchierata in chiave-Brescia -. Una scommessa? Io amo le sfide. Ho sentito dell’interessamento... Ho ricevuto il fax con la notizia riportata da Bresciaoggi». Altri tempi. «Mi fa piacere che una società come il Brescia sia interessata a me... Ho sempre detto chiaramente di volere una squadra che giochi in Serie A e una piazza vicina a casa mia». L’intervista diventò così il pezzo forte della prima pagina dell’edizione di mercoledì 6 settembre 2000, mentre in città Roberto Timpini intervista il neo allenatore biancazzurro Mazzone: «Chi non vorrebbe Baggio? - chiariva subito sòr Carletto -. Per lui sono pronto a cambiare modulo». E certo. Ogni tassello poteva andare al suo posto. Stava già accadendo. ONORE al merito di Gino Corioni, sognatore innamorato del calcio capace di portare in una provincia abituata alla B fuoriclasse mondiali, e a sua moglie Annamaria, intenditrice e intraprendente quanto lui (chi si somiglia, con quel che segue). Ci hanno creduto, i Corioni. L’ha voluto, Mazzone. L’ha raccontato, Bresciaoggi, che giovedì 14 settembre 2000 dopo le classiche smentite di rito (prese per quello che erano, visto che di fatto gli stessi protagonisti confermavano con sorrisi ed azioni la veridicità della trattativa) poteva annunciare in prima pagina «Sì, Baggio è del Brescia». «Oggi Roberto Baggio diventerà un giocatore del Brescia» iniziava l’articolo di Bencivenga. L’anticipazione di Sbaraini era pienamente confermata. Comincia un’avventura eccezionale in oltre cent’anni di Brescia: 4 salvezze consecutive in Serie A, una finale Intertoto, una semifinale di Coppa Italia, pagine di calcio meraviglioso. Fra le altre, indimenticabile la magìa di Baggio su lancio di Pirlo a Torino, contro la Juventus: rete fra le più ammirate e celebri nella storia del calcio italiano, simbolico passaggio di consegne fra geni azzurri. Non poteva essere un caso, del resto, che su quella prima pagina del 14 settembre 2000 accanto all’annuncio di Baggio campeggiasse l’inaugurazione dei Giochi di Sydney con prodezza vincente di Pirlo: «Un gol e per l’Italia è la vittoria». Sarebbe successo altre volte. Orgoglio mondiale di un Brescia mai visto, il Brescia dei campioni sognato da Corioni. Il Brescia di Baggio. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Gian Paolo Laffranchi
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