04 dicembre 2020

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30.10.2020 Tags: calcio

Sessanta volte
Dieguito, divino
anche a Brescia

Diego Armando Maradona riceve indicazioni dal suo allenatore Ottavio Bianchi ai tempi del NapoliOttavio Bianchi e Diego Armando Maradona seduti fianco a fianco: insieme hanno vinto il primo scudetto nella storia del Napoli. Era il 1987
Diego Armando Maradona riceve indicazioni dal suo allenatore Ottavio Bianchi ai tempi del NapoliOttavio Bianchi e Diego Armando Maradona seduti fianco a fianco: insieme hanno vinto il primo scudetto nella storia del Napoli. Era il 1987

Chi è più grande tra Diego Armando Maradona, 60 anni oggi, e Pelè, che ha festeggiato gli 80 una settimana fa? Forse Alfredo Di Stefano, come giurava Enzo Bearzot, il ct azzurro campione del mondo nell’82? O Johann Cruijff, che ha rivoluzionato il mondo prima da attaccante con l’Ajax e l’Olanda del calcio totale, poi da tecnico al Barcellona? «Voi non lo avete mai visto: nessuno come Valentino Mazzola», l’imprimatur di Giampiero Boniperti, il simbolo della Juventus che sceglie senza esitazioni il capitano del Grande Torino morto a Superga. E non è una bestemmia puntare sui contemporanei Messi e Cristiano Ronaldo, migliaia di gol nel calcio di oggi, che viaggia a velocità tripla e sempre in campo. Un bel dilemma una scelta del genere. Ottavio Bianchi, l’allenatore bresciano (ed ex Brescia) di Maradona al Napoli dall’85 all’89 (uno scudetto, una Coppa Italia e una Coppa Uefa vinte), risolve tutto così: «Si può dire chi è più bravo tra Beethoven, Debussy e Chopin? O tra Matisse, Monet e Manet? Il bello del calcio è che a ogni epoca ci sono campioni assoluti. Io mi sono goduto Maradona, ho giocato contro Pelé e Cruijff e ora, in tv, stravedo per Messi e Cristiano Ronaldo». PRENDENDO per vero l’assunto di Bianchi, nessuno come Maradona è non solo leader dello spogliatoio ma capopopolo, in grado di infiammare una nazione, l’Argentina, da lui portata al trionfo nel Mondiale dell’86 praticamente da solo. Nessuno ha la capacità di trascinare tutti ricevendone in cambio un amore sconfinato, oltre i confini dell’idolatria. Non è un’invenzione del regista Emir Kusturica, autore nel 2008 di un bellissimo docufilm sul Pibe, la Iglesia Maradoniana, la chiesa di Maradona, una vera e propria religione fondata dai sostenitori dell’ex campione considerato non solo il migliore di tutti i tempi ma dio del calcio. Un culto nato per lo scherzo di 2 giornalisti argentini, Hernan Amez e Alejandro Veron, che il 30 ottobre 1998 festeggiano il giorno della nascita di Maradona come il giorno di Natale. Pura goliardia la rivelazione pubblica, nel 2001, della nuova religione, con il 1960 anno zero dell’era maradoninana. Oggi la Iglesia conta 850 mila seguaci e considera il «Natale» odierno come il 60 D.D. (Depues de Diego, Dopo Diego). E quando segna il celeberrimo gol di mano all’Inghilterra nei Mondiali dell’86 (il 22 giugno: quel giorno, per la sua chiesa, è Pasqua) non per niente Maradona parla di «mano de dios». È in corso la guerra tra Argentina e Inghilterra per le Falkland-Malvinas. Argentina-Inghilterra a Messico ’86 è molto più di un quarto di finale. Maradona lo decide prima con la «mano de dios» non vista dall’arbitro tunisino Ali Bin Nasser e da nessuno allo stadio Azteca e in televisione se non con il successivo replay; poi con il gol del secolo, 7 inglesi scartati in 11 secondi. L’inganno e la bellezza suprema in pochi minuti: cose da vero capopopolo, cose da Maradona. Un gol simile, anche se più rapido nella preparazione e nell’esecuzione, «El diez» lo segna 3 mesi dopo contro il Brescia a Mompiano il 14 settembre 1986, prima giornata della Serie A: ne salta 3, con un sospetto di tocco di mano. Aliboni, il portiere biancazzuro, non accenna nemmeno alla parata sul sinistro tracciante del Pibe. Brescia 0, Napoli 1: finisce così. Il primo mattoncino dello scudetto. La Domenica Sportiva, quella sera, apre il servizio sulla sfida del Rigamonti riproponendo il 2° gol all’Inghilterra e subito dopo quello al Brescia: «Dal Mondiale al campionato, è sempre la canzone del calcio. Parole e musica di Diego Maradona», attacca Franco Zuccalà, inviato della Rai a Mompiano. «La vera fortuna di allenarlo? Le cose che voi vedevate in tv, lui le faceva tutti i giorni in allenamento. A chi mi chiede se era difficile gestirlo, rispondo che era molto più dura con chi si credeva di essere Maradona e non lo era - dice Ottavio Bianchi -. Non l’ho mai sentito rimproverare un compagno per un errore». AL CONTRARIO dell’inglese Shilton e di Aliboni, Nadir Brocchi riesce nell’impresa di non farsi infilzare dall’argentino: «Estate 1987, giocavo nel Mantova e nel precampionato al Martelli arriva il Napoli campione d’Italia - ricorda l’ex portiere di Barbariga, 60 anni, un’onorata carriera da professionista in C e una lunga militanza nello staff tecnico del Lumezzane -. Finisce 0-0, paro un rigore a Diego ed è un onore immenso. Come feci? Puro intuito. Quella sera mi tuffavo e il pallone mi sbatteva contro». Una notte magica: «Mi sentivo uno spettatore ansioso di vedere cosa combinava Maradona: con i piedi trattava il pallone meglio che il sottoscritto con le mani - e Brocchi è ancora emozionato -. Alla fine mi fece i complimenti Garella, il mitico portiere che parava con i piedi». Maradona è arte, sì, ma anche dissoluzione di se stesso: «Senza la cocaina, che giocatore sarei stato? Cosa vi siete persi?», si chiede Diego nel docufilm di Kusturica. «Maradona non ha mai fatto uso di stimolanti per moltiplicare le risorse del suo corpo. Giocava meglio di chiunque altro malgrado la cocaina, non grazie a lei». Parola del grande scrittore uruguayano Eduardo Galeano. Ed è detto tutto. • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Vincenzo Corbetta
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8
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8
Reggina
7
Pisa
7
Ascoli
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Virtus Entella
5
Cremonese
4
Pescara
4
Brescia - Frosinone
1-2
Chievoverona - Lecce
1-2
Cosenza - Salernitana
0-1
Empoli - L.r. Vicenza Virtus
2-2
Monza - Reggina
1-0
Pescara - Pordenone
0-2
Pisa - Cittadella
1-4
Reggio Audace - Cremonese
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Venezia - Ascoli
2-1
Virtus Entella - Spal
0-1