19 novembre 2019

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15.01.2019

Ungaro-Gussago,
600 partite
di amore

Fausto «Tino» Ungaro ha toccato domenica il traguardo delle 600 presenze complessive con il Gussago, l’unica maglia vestita in carriera
Fausto «Tino» Ungaro ha toccato domenica il traguardo delle 600 presenze complessive con il Gussago, l’unica maglia vestita in carriera

Seicento partite ufficiali in prima squadra per Fausto Ungaro. Seicento gare giocate e sudate con la stessa maglia, quella del Gussago. La sua seconda pelle, l’amore che ha sempre messo davanti a qualsiasi possibile scelta o alternativa. Gussaghese doc, 38 anni da compiere il prossimo 24 giugno, Fausto Ungaro, per tutti «Tino», ha indossato per la prima volta il biancorosso con i Pulcini. UN AMORE a prima vista che si è rafforzato nel tempo. Resistendo a sirene e tentazioni, fino a diventare la bandiera per eccellenza del calcio bresciano. E che domenica è sfociato in un commovente abbraccio per celebrare un traguardo straordinario. «Un’emozione grandissima, difficile da descrivere» racconta il giorno dopo il capitano biancorosso Fausto Ungaro. E poi festeggiare con una vittoria rende tutto ancora più bello. «La cosa più importante è stata la vittoria del Gussago in questo scontro diretto per la salvezza - prosegue «Tino» -. Abbiamo ottenuto tre punti fondamentali per la corsa alla salvezza». L’ennesimo obiettivo da raggiungere all’interno di una carriera già ricca di grandi soddisfazioni. Resa affascinante da una fedeltà fuori dal comune, quasi a stonare in un contesto dove a farla da padrone sembra essere solo l’aspetto economico. «Tino» Ungaro ha sempre deciso di sposare il suo ambiente, la sua gente, il suo paese. A prescindere dalla categoria, nonostante diverse proposte importanti ricevute. Marco Bonomi, suo estimatore, avrebbe voluto portarlo con sé a Rudiano in Eccellenza, nelle ultime stagioni era stato Livio Scaramella a cercarlo. «È gratificate e fa molto piacere vedere che il tuo lavoro è apprezzato anche al di fuori, però ho sempre declinato ogni offerta e ringraziato. A Gussago ho sempre avuto tutto e mi sono sempre trovato bene con qualsiasi compagno di squadra, dirigente e allenatore. Non avrebbe avuto senso cambiare. Questa è una grande famiglia e vorrei condividere questo grande traguardo con tutte le persone che ho avuto modo di avere al mio fianco in tutti questi anni. Sono cresciuto anche grazie a loro ed è stato bello condividere pagine speciali della storia del Gussago». Il primo passo tra i «grandi» è stato compiuto appena 16enne. «Ricordo la prima partita come fosse ieri: eravamo in Seconda categoria e il nostro allenatore Aradori mi fece entrare nel secondo tempo della gara contro l’Urago Mella. C’era anche mio fratello Roberto e alla fine il Gussago vinse per 2-1». Nessun dubbio sulla partita che invece vorrebbe rigiocare. «Lo spareggio giocato contro il Calcinato per evitare la retrocessione diretta dalla Promozione e andare ai play-out. Purtroppo andò male». Tra i suoi sostenitori più accaniti ci sono senza dubbio papà Pietro, silenzioso ma sempre presente, e la moglie Elisabetta, che a giugno gli darà la gioia di diventare padre. PER UN 2019 che sembra iniziato sotto una stella luminosa. «Speriamo che la vittoria contro il Bovezzo sia l’inizio di una serie importante e che si possa festeggiare insieme la salvezza a fine stagione». E poi? «Poi si vedrà. Sono felice e orgoglioso di essere il capitano del Gussago, ma non voglio diventare un peso. Se la società avrà bisogno di me saprò come farmi trovare pronto e dare il mio contributo. Ma il mio pensiero è tutto per la prossima partita contro il Valtrompia». • © RIPRODUZIONE RISERVATA

Alessandro Maffessoli
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Empoli - Pescara
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