Il giallo ai Caraibi

Vicentino morto a Santo Domingo, il padre: «Ora temo per la mia vita»

di Claudia Milani Vicenzi
Daniele Tombari è stato trovato senza vita in strada, ma il genitore non crede all’incidente ed è convinto che sia stato ucciso

«Mio figlio è stato ucciso e ora temo per la mia vita. Sono in pericolo». Gino Tombari, 74 anni, vuole la verità sulla morte di Daniele, 48 anni, avvenuta a Santo Domingo. Entrambi si erano trasferiti lì molti anni fa e il padre è deciso a non rientrare in Italia fino a quando non avrà risposte.

Ingaggiato un investigatore privato

«Ho ingaggiato un investigatore perché temo che non si indaghi sul suo decesso - spiega -. Mio figlio è stato trovato privo di vita in strada di sera, il 13 novembre e subito le forze dell’ordine hanno detto che si trattava di un incidente. Ma i traumi, l’occhio nero, i denti rotti secondo me indicano che è stato picchiato a morte». Il padre Gino ha fatto notare che lo scooter non aveva un graffio e che Daniele oltre a conoscere quella strada guidava sempre con prudenza. Gino ha dei sospetti precisi. Ritiene che la responsabile sia una donna.

La cassetta di sicurezza svuotata del denaro

Sarebbe stata lei a incaricare un sicario e sempre lei sarebbe riuscita a svuotare, poche ore dopo la tragedia, una cassetta di sicurezza con dentro parecchio contante (che il figlio Daniele aveva ricevuto dal padre pochi giorni prima) e degli importanti documenti. «So per certo che sta per lasciare la cittadina in fretta e furia per trasferirsi - aggiunge ancora Gino -. Non posso accettare che la vicenda sia insabbiata. Con i pochi soldi che mi sono rimasti ho incaricato qualcuno di indagare ma il mio timore è che mi facciano del male per zittirmi».

Il padre di Daniele è molto provato

La voce del 74enne è stanca e provata. Ha appena perso il figlio e, solo pochi mesi fa era stato, come spiega lui stesso «vicino alla morte». Due drammi che secondo lui non sono in alcun modo legati ma che hanno segnato profondamente la sua vita. «Sono stato drogato e segregato per mesi - dice Gino - da una persona a me molto vicina. Lei e il fidanzato mi somministravano farmaci che mi facevano cadere in uno stato di incoscienza e che mi hanno fatto finire in coma. Sono stato due mesi in ospedale. Tutto questo per i soldi. Un po’ alla volta, dopo avermi ridotto in quelle condizioni, hanno venduto beni di mia proprietà, svuotato i conti correnti e le cassette di sicurezza. Ho sporto denuncia, allegando anche foto che dimostrano i maltrattamenti subìti. Mesi da incubo e ora la morte di Daniele: spero che ambasciata e forze dell’ordine mi aiutino». 

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