L’ANALISI

Cibo made in Italy, la garanzia siede a tavola con l’eccellenza

L'agricoltura nazionale è la più green in Europa e conquista il primato per valore aggiunto. Prandini: servono regole uguali per tutti i prodotti
Il cibo bresciano, in generale quello italiano, è tra i più sicuri al mondo e da sempre si fa apprezzare tra i consumatori con la varietà e la qualità delle sue proposte (Foto di Jane D. da Pexels)
Il cibo bresciano, in generale quello italiano, è tra i più sicuri al mondo e da sempre si fa apprezzare tra i consumatori con la varietà e la qualità delle sue proposte (Foto di Jane D. da Pexels)

I cibi e le bevande stranieri sono sei volte più pericolosi di quelli made in Italy, con una risultanza del numero di prodotti agroalimentari extracomunitari con residui chimici irregolari che è stata pari al 5,6%, rispetto alla media Ue dell’1,3%, mentre quella italiana presenta un assai più rassicurante 0,9%. Un aspetto che merita d’essere considerato dai consumatori e approfondito dalle istituzioni preposte alla salvaguardia e verifica della qualità del cibo nazionale, peraltro caratterizzata da invidiabili standard che lo pongono al vertice internazionale. I dati emergono da una recente analisi della Coldiretti, sulla base dell’ultimo rapporto Efsa, a sua volta appena pubblicato, sulla presenza di pesticidi rilevati negli alimenti venduti in Europa. «È necessario che tutti i prodotti in ingresso nei confini nazionali ed europei – sostiene con decisione il presidente nazionale di Coldiretti, Ettore Prandini commentando i risultati dell’indagine Efsa - rispettino gli stessi criteri, garantendo che dietro gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un analogo percorso di qualità che riguarda l’ambiente, il lavoro e la salute». Serve reciprocità come evidenziato in un recente pronunciamento della Corte dei Conti in cui si evidenzia il mancato rispetto nei cibi di provenienza extra Ue degli stessi standard di sicurezza europea sui residui di pesticidi. Il made in Italy a tavola - sottolinea la Coldiretti - risulta molto più sicuro degli alimenti che arrivano dall’Unione Europea e di quelli provenienti da Paesi extracomunitari. Una buona notizia che - evidenzia l’organizzazione agricola - viene certificata dal rapporto dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) che ha analizzato capillarmente 96.302 campioni di alimenti in vendita nel territorio dell’Ue, fornendo uno spaccato della presenza dei residui di pesticidi su frutta, verdura, cereali, latte e vino prodotti all’interno dei Paesi dell’Unione o provenienti dall’estero. Il primato nazionale - si legge in un documento della Coldiretti - è una ragione in più per sostenere il lavoro e l’economia del territorio scegliendo prodotti made in Italy in un momento difficile per l’emergenza Covid, che ha tagliato nel 2020 del 12% i consumi alimentari degli italiani, scesi al minimo del decennio per effetto delle chiusure delle ristorazione e il crollo del turismo. Situazioni drammatiche, il combinato disposto delle quali ha messo in ginocchio l’intera filiera dei consumi fuori casa che vale globalmente un terzo della spesa alimentare sostenuta dagli italiani lontano dall’abitazione. Una situazione difficile, dalla quale ne è derivata una chiara tendenza degli italiani a privilegiare l’acquisto di prodotti nazionali, come evidenziato dall’apposita indagine Coldiretti: mette in evidenza che la percentuale di connazionali che preferisce il food made in Italy sia pari all’82%. Tendenza che, a maggior ragione, trova terreno fertile in una provincia, come quella bresciana, ricca di un grande patrimonio produttivo locale, sia per varietà e quantità di eccellenze agricole e agroalimentari, sia soprattutto per la qualità delle stesse. Il fenomeno, positivo anche se in parte derivato dalla devastante pandemia dovuta al Covid-19, si lega profondamente a un’iniziativa che nella Coldiretti vede una convinta protagonista di primo piano. Il riferimento è alla trasparenza e all’obbligo di indicare con chiarezza in etichetta la provenienza degli alimenti, aspetto imprescindibile che richiede un’accelerazione. Un percorso che, proprio grazie anche alle battaglie dell’organizzazione agricola, ha raggiunto l’80% della spesa effettuata dai consumatori, dalla carne al latte, dall’ortofrutta fresca alle conserve di pomodoro, dai formaggi ai salumi, anche se non è ancora possibile conoscere l’origine di alcuni prodotti largamente usati dall’industria di trasformazione e conserviera, si pensi a frutta trasformata in succhi e marmellate, verdure e legumi in scatola o, zucchero. L’agricoltura italiana è prima in Europa per valore aggiunto ma è anche la più green e può contare - ricorda la Coldiretti - sulla leadership indiscussa per la qualità alimentare con 313 specialità Dop/Igp/Stg (Specialità tradizionale garantita), compresi grandi formaggi, salumi e prosciutti, riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5.155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con circa 80 mila aziende agricole «bio» e il primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti con residui chimici irregolari. E l’Italia, leader indiscussa nella biodiversità, può anche contare sulla rete di vendita diretta degli agricoltori più estesa al mondo grazie alla Fondazione Campagna Amica: un qualificato canale diretto tra produttore e consumatore, una ulteriore garanzia di prodotti genuini, sani e nati nello stesso territorio abitato dagli acquirenti. Un aspetto di rilievo, che invita a una profonda riflessione sul rapporto tra produzione agricola, cibo, sicurezza alimentare, territori, cultura, tradizioni e turismo. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli