L’IMPEGNO

GeneraTerra, l’ideale sintonia tra business e bisogni umani

Un equilibrio creativo e sostenibile fra imprenditoria, risorse umane, ambiente e iniziative sociali: dall'agricoltura fino alla fattoria didattica
Prospettiva sulla media Valcamonica e sul Pizzo Badile dall’azienda agricola GeneraTerra, che ha concretizzato il progetto firmato da Stefano Lancini e Alessandra FranzelliL’agriturismo  GeneraTerra
Prospettiva sulla media Valcamonica e sul Pizzo Badile dall’azienda agricola GeneraTerra, che ha concretizzato il progetto firmato da Stefano Lancini e Alessandra FranzelliL’agriturismo GeneraTerra

All'ombra della Concarena, suggestiva montagna sacra per gli antichi camuni, anima geologica calcarea e affascinante aspetto dolomitico, in località Planareto di Pescarzo di Capo di Ponte è attiva dal settembre 2016 l'azienda agricola GeneraTerra. La realtà ha preso forma da una volontà divenuta progetto, quindi azione: trovare un equilibrio creativo e sostenibile tra imprenditoria, risorse umane, territorio e progetti sociali. Questo l'intento principale che ha spinto Stefano Lancini, sociologo, membro di Giunta di Coldiretti Brescia, e Alessandra Franzelli, psicologa, a lanciare la sfida. Viene spontaneo chiedere: perché in Vallecamonica e non in Franciacorta, dove entrambi operano professionalmente occupandosi di benessere psicologico e intelligenza emotiva? «La Vallecamonica - rispondono - presenta un paesaggio naturale di montagna dalle innumerevoli opportunità. Alta biodiversità, parchi di interesse naturale e storico, paesi di grande valenza turistica, prodotti eno-gastronomici eccellenti, capacità imprenditoriali, attenzione alle dinamiche cooperative e sociali». Caratteristiche che lo rendono un territorio perfetto per ospitare un'iniziativa coraggiosa: fa della profonda integrazione tra tradizione e approccio innovativo delle modalità di offrire la fruizione della terra e dei suoi prodotti, l'essenza stessa del progetto. Un'esperienza interessante, che merita di essere raccontata anche come paradigma della valenza sociale e inclusiva che l'agricoltura può rivestire. Stefano e Alessandra, convinti che la Valle dei segni fosse il teatro ideale per la messa a dimora del germoglio progettuale, hanno considerato l'apertura di una piccola realtà agricola come un punto di partenza per costruire «un ecosistema economico e sociale che riesca a far dialogare profitti e bisogni delle singole persone». A Pescarzo di Capo di Ponte l'inizio dell'avventura, partendo da una piccola baita ristrutturata con poco terreno intorno, e la conduzione in affitto di altra terra per coltivare erbe officinali e produrre tisane e infusi. La bellezza del paesaggio circostante ha favorito l'avvio di altre attività correlate: bosco, fattoria didattica e fattoria sociale. Un percorso intrapreso in collaborazione con associazioni e cooperative camune, comunità educative e terapeutiche, con il Cps (centro psico-sociale) dell'ospedale di Esine, con associazioni che si occupano di giovani in difficoltà, disoccupati e immigrati. All'azienda agricola si affianca un agriturismo culturale-ricreativo che, utilizzando i boschi nei terreni di pertinenza, propone percorsi di benessere interiore e corsi di formazione in natura. Al fine di generare reti sociali «generative» sono state attivate collaborazioni di volontariato con comunità educative e penali per minori, con l'intento di impegnare nei campi gli utenti, sviluppando precise aree di attività: lavoro all'aria aperta, coaching occupazionale, sforzo come cura, inclusione sociale e lavorativa, lavoro in team, gestione dei conflitti, lavoro di equipe in natura, pedagogia della salita e della fatica, pedagogia del silenzio e del bosco. «Ora - spiega Stefano Lancini - l'intento è di ampliare questi progetti. I contatti e la rete territoriale (Cps, ospedale, comunità, associazione imprenditori camuni, Coldiretti, Università della montagna, scuole superiori di agraria e forestale) permetterebbero all'azienda di recuperare altri terreni per produrre un numero maggiore di erbe officinali, incrementando le opportunità per gli utenti e attivando altri progetti: tisane con il marchio Le Fà Bé» (fanno bene), «vendita di prodotto fresco a filiere specifiche, mercato wedding con prodotti personalizzati, e-commerce, recupero casali e terreni per progetti sociali, ad esempio centri formazione e aule in natura». La convinzione dei promotori e gestori dell'esperienza agricola e sociale camuna è che per la buona riuscita del progetto è necessario fare rete e condividere idee, obiettivi, visione. «Questo perché il lavoro di squadra permette di avere una visione più ampia, di confrontarsi con persone competenti, di avvalersi di tecnici capaci e di ridurre il numero di errori», dicono. GeneraTerra, si diceva, coltiva erbe officinali: achillea, calendula, ruta, camomilla, menta e soprattutto tarassaco. Accanto ad alcune migliaia di piantine trapiantate vi sono anche terreni seminati a pieno campo. La produzione media annua è di poco sotto al quintale, con numeri calati nel 2020 per via dell'impatto della pandemia che ha creato difficoltà al reperimento della forza lavoro. «Abbiamo una convenzione di volontariato con una comunità educativa penale minorile - precisa Alessandra Franzelli -. I ragazzi impararono il valore della salita e della fatica, il lavoro manuale di gruppo, stare in un contesto naturale, avvolti da colori profumi e silenzio». Il prodotto viene trasformato in tisane vendute con packaging personalizzato per feste, ricorrenze ed eventi speciali. Per incrementare la commercializzazione e insieme raccontare al meglio il progetto GeneraTerra sono previste collaborazioni con negozi olistici.. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli