SENZA TEMPO

Leonardo, dedica di garanzia per un futuro certificato bio

L’azienda agricola Leonardo  ha alle spalle una lunga storia, come testimonia anche questa fotografia che ritrae un folto gruppo di partecipanti nel 1930 a un corso di olivicoltura e frutticolturaGli uliveti affacciati sul lago d’Iseo
L’azienda agricola Leonardo ha alle spalle una lunga storia, come testimonia anche questa fotografia che ritrae un folto gruppo di partecipanti nel 1930 a un corso di olivicoltura e frutticolturaGli uliveti affacciati sul lago d’Iseo

Chissà se il grande genio di Leonardo da Vinci, durante il suo soggiorno sul lago d’Iseo, ebbe modo di passeggiare anche dove ora sorgono i vigneti dell’azienda agricola Leonardo, così chiamata proprio in suo onore.

Dalla verde conca, dove è collocata la frazione Maspiano di Sale Marasino, sede dell’azienda, un naturale anfiteatro affacciato sul Sebino, oltre a godere forse del miglior clima del comprensorio, si ammirano due significative prospettive ai vertici del triangolo tra l’osservatore e le stesse: a sud ovest, sulla sponda bergamasca, il Corno di Predore; a nord la possente Corna Trentapassi. Due rocce, considerate da alcuni ricercatori possibili sfondi della Gioconda: la roccia bresciana, per Sandro Albini, nel libro «Alla destra della Gioconda: dipinti, disegni e trascorsi di Leonardo sul lago d'Iseo», sarebbe stata lo scenario al cospetto del quale Leonardo dipinse il capolavoro pittorico ritraendo la giovane Medea Martinengo da Barco durante il suo soggiorno proprio a Maspiano. Quel che è certo è che nel foglio 12674 della Biblioteca Reale del Castello di Windsor, sono riportati la Valle Camonica e il lago d’Iseo disegnati da Leonardo. Nel disegno del poliedrico artista e scienziato, Sale Marasino è indicato con «sali». Ma torniamo al motivo della visita a Maspiano, borgo dove negli anni Ottanta del secolo scorso prese avvio la sfida delle zucche, con esemplari giganti di cucurbitacee dal peso di alcuni quintali: conoscere l’attività dell’azienda agricola Leonardo dalla voce delle protagoniste, le sorelle Elisa e Nadia Turelli che pure è vicepresidente di Coldiretti Brescia, titolari dell’attività. All’interno del cuore dell’azienda, un antico involto in pietra, una fotografia seppiata, carica d’anni: è del 1930 e vede in posa almeno un centinaio di partecipanti a un corso di olivicoltura e frutticoltura che si teneva a Sale Marasino. Una dimostrazione di come, se è recente l’affermarsi della produzione di olio d’oliva extravergine sulla sponda bresciana del Sebino, le radici dell’attività siano ben più profonde. Avvicinandosi al quadro con la fotografia, Nadia Turelli indica la figura di un giovane uomo, in alto sulla destra dell’immagine. «Questo era nostro nonno Stefano - racconta -, classe 1904, fu lui a dare il via all’attività agricola, anche se non coltivava ulivi ma solo la vite, e lo possiamo considerare un produttore biologico di fatto, perché non usava sostanze chimiche». A supportare Elisa e Nadia nei ciclici momenti di maggiore attività agricola, il papà Domenico e mamma Enrichetta. «Lei è di Montisola - dice Elisa Turelli - per cui siamo sebine al 100% e abituate da sempre ai cibi genuini della nostra terra». E subito il pensiero corre al salame di Montisola. Un supporto prezioso è garantito da Riccardo, marito di Nadia. Nei momenti intensi della raccolta di olive servono ulteriori rinforzi, rappresentati da una decina di ragazzi occupati il tempo necessario e almeno altri quattro parenti. La Leonardo nasce nel 2004, dopo che le ragazze percepiscono la potenzialità del loro olio Evo (per chi ancora non conoscesse l’acronimo: sta per olio extravergine d’oliva) dato l’apprezzamento ricevuto quando a Natale regalano alcune bottiglie a parenti e amici. L’azienda agricola Leonardo ha una superficie di sei ettari col
tivati a ulivi, con la presenza di 1.200 piante suddivise in vari uliveti: El Castel, Sebastiano, Marasì, Mulì basso, Mulì alto e Piazze. I raccolti di ciascun uliveto sono tenuti separati e indicati in etichetta. L’azienda è certificata per la produzione biologica e non usa diserbanti ma le pecore Suffolk, dall’inconfondibile musetto nero. Nonostante un 2019 che, per il generalizzato problema agli ulivi, non ha visto la produzione nemmeno di una bottiglia d’olio, e un 2020 segnato dalla quasi totale chiusura dei ristoranti e dalla mancanza di turisti, anche sulle ali del successo dell’installazione della passerella sul lago di Christo non mancano gli stranieri che, con gli italiani dimostrano di apprezzare l’olio Leonardo. Elisa e Nadia, quindi, guardano al futuro con serenità. La produzione dell’olio Dop Laghi Lombardi, menzione Sebino, segue le procedure del rigido disciplinare di produzione e regala soddisfazioni a consumatore e produttore. Elisa, esperta di grafica, cura l’immagine dei prodotti, e con Nadia è convinta che nuovi successi saranno garantiti dalla scelta di proporre al mercato una specifica linea di mono cultivar, come il Leccio del Corno. L’olio prodotto è ricavato dalle varietà Frantoio, Leccino e Pendolino, raccolte da ottobre a dicembre e dopo poche ore trasferite al frantoio. Attenzione è posta anche alla Sbresa, l’unica varietà autoctona del Sebino, della quale sono rimaste poche piante dopo la moria del 1985 per la gelata seguita alla grande nevicata di quel gennaio impresso nella memoria. Quasi tutti hanno ripiantato soprattutto Leccino. L’azienda di Maspiano è impegnata nel recupero della Sbresa con un centinaio di piante. «Ma servono almeno dieci anni per la prima produzione, senza contare le incognite che possono emergere ogni stagione», conclude Nadia Turelli.

Adriano Baffelli