LA SCELTA

«Perla del Garda», il territorio acquista più valore in bottiglia

Quaranta ettari coltivati, la produzione punta a quota 250 mila «pezzi» Giovanna Prandini: «Sfruttiamo al meglio il potenziale delle nostre uve»
Veduta d’insieme della cantina Perla del Garda: la realizzazione della struttura è iniziata nel 2000, dal 2006 l’azienda è protagonista sul mercato con un business diffuso anche oltre confineL’uva: preziosa materia prima
Veduta d’insieme della cantina Perla del Garda: la realizzazione della struttura è iniziata nel 2000, dal 2006 l’azienda è protagonista sul mercato con un business diffuso anche oltre confineL’uva: preziosa materia prima
Veduta d’insieme della cantina Perla del Garda: la realizzazione della struttura è iniziata nel 2000, dal 2006 l’azienda è protagonista sul mercato con un business diffuso anche oltre confineL’uva: preziosa materia prima
Veduta d’insieme della cantina Perla del Garda: la realizzazione della struttura è iniziata nel 2000, dal 2006 l’azienda è protagonista sul mercato con un business diffuso anche oltre confineL’uva: preziosa materia prima

 All’inizio del 2000 è iniziata la costruzione della struttura, il 2006 è stato l’anno della prima vinificazione utilizzando le uve che, da tempo, per tradizione familiare, erano prodotte sui propri terreni e vendute ad altre cantine. A quindici anni dall’inizio del ciclo completo, la Perla del Garda coltiva quaranta ettari di vigneti, conta dieci addetti, fattura circa un milione di euro e punta alle 250 mila bottiglie. L’azienda di Lonato del Garda, partecipata con eguali quote dai fratelli Ettore (al vertice anche di Coldiretti) e Giovanna Prandini, esporta il 49% della produzione. I primi cinque mercati esteri, nell’ordine, sono Germania, Svizzera, Austria, Giappone, Francia. La gestione è affidata a Giovanna, mentre Ettore è in prima linea nell’azienda zootecnica sempre condivisa al cinquanta per cento tra loro. La cantina ha preso forma dal desiderio di entrambi di valorizzare la materia prima e di trasformarla in un prodotto finito, all’insegna di un forte segnale di novità sul mercato, iniziando dalla bottiglia. A proposito di quest’ultima, la visita in cantina offre l’occasione per capire il logo che campeggia sulla speciale bottiglia, che rimanda al fregio presente sulla facciata di Palazzo Loggia. Giovanna Prandini - che ai vari incarichi istituzionali ricoperti in anni recenti ha da poco aggiunto quello di presidente di Ascovilo, l’associazione dei consorzi vinicoli della Lombardia - spiega che il logo nasce proprio dal fregio della Loggia. Una scelta che si deve alla signora Adele, la mamma di Ettore e Giovanna, appassionata di arte e storia, che in quel segno ha individuato un elemento coerente con il nome scelto per la cantina, sorta su una collina dalle quale la vista spazia su morbidi scenari. Una coerenza anche storica e geografica, se si pensa al legame tra la terra bresciana e la Serenissima e se si considera il naturale sguardo rivolto a Est di quest’area di confine, un tempo sorta di cuore del Lombardo-Veneto. Il fregio, nato dalla conchiglia, ricorda sia l’imprinting marino per le radici veneziane, sia un motivo floreale per la declinazione bresciana. Non solo, Giovanna Prandini trova un’ulteriore chiave di lettura per il logo «che indica anche il legame della componente salina, tipica del mare, che si trova nel suolo delle colline moreniche gardesane e nei nostri vini». Il cerchio all’insegna di storia, arte, cultura, si chiude con gli aspetti della vocazione zonale e organolettici del vino. In questo percorso l’uva, torna centrale. Giovanna Prandini parla di materia prima ottima e della scelta di non acquistarne altra fuori. «Nel corso della vinificazione - spiega - cerchiamo di non perdere nulla di quanto presente nel raccolto, anche favorendo quanto più possibile il potenziale che le materie base possono esprimere nel corso dell’affinamento, un aspetto non scontato nei vini bianchi». Alla domanda, che cosa significa essere produttori di vino, la risposta rimanda a un lavoro bellissimo che offre libertà d’azione. «Ogni annata è diversa, è nostro compito interpretare al meglio ciò che la natura dona, seguendo un percorso che conduca all’eccellenza», sottolinea Giovanna Prandini. Con riferimento al tema vino-turismo, anche considerando l’esperienza vissuta al vertice della Strada del vino e dei sapori del Garda, Giovanna Prandini, in sintesi, spiega che il vino «è un grandissimo attrattore di visitatori e appassionati, interessati a conoscere il territorio oltre al prodotto». Da qui l’obiettivo a non puntare solo su aspetti tecnici, ma di approfondire sempre più gli aspetti emozionali. Serve, inoltre, una sinergia sempre più forte tra territorio e vino, che si promuovono a vicenda. «Ci vorrebbe - auspica l’imprenditrice - maggiore determinazione nel presentarci semplicemente come siamo, legati alle nostre radici e alla nostra storia». Puntando sulle differenze di interpretazione del loro Lugana rispetto ad altri del territorio, queste dipendono principalmente dalla posizione: la Perla del Garda nasce in collina, un’eccezione che si registra per pochi produttori e per pochi suoli vitati. L’obiettivo della Perla del Garda è di esaltare al meglio la verticalità di vini improntati alla salinità e alla mineralità garantite dal terreno sassoso, con prevalenza calcarea che conferisce al Lugana un timbro diverso rispetto ad altri. In merito al vino biologico, «ho iniziato una fase di studio, con un approccio non ideologico, provando su un vigneto un percorso di sostenibilità per responsabilità sociale, con certificazione Make It Sustainable - precisa Giovanna Prandini -. La scelta di certificare la filiera è un atto di trasparenza e serietà verso i clienti. Siamo nella fase di valutazione dell’impatto sociale e ambientale, dopo aver diminuito il peso delle bottiglie e apportato migliorie in tutte le fasi dei processi». Dal 2013 sono coltivati in agricoltura biologica otto ettari su quaranta, nel 2016 è stato prodotto il primo vino certificato da uve Turbiana denominato Bio. Dopo la fase di conversione, la strada verso la certificazione biologica sembra segnata con passi ragionati che tengano conto anche della sostenibilità economica. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli