L’UTILITY

Acque Bresciane, l’innovazione dà forza per anticipare i bisogni

Trasformazione digitale, miglioramenti di processo, ricerca e sviluppo oltre a un business plan al 2045 con più di un miliardo di investimenti
Uno degli impianti gestiti da Acque Bresciane: la società con sede legale in città gestisce attualmente il servizio idrico integrato in 94 comuni. Nel 2032 l’obiettivo è coprire tutta la provinciaIl presidente Gianluca Delbarba
Uno degli impianti gestiti da Acque Bresciane: la società con sede legale in città gestisce attualmente il servizio idrico integrato in 94 comuni. Nel 2032 l’obiettivo è coprire tutta la provinciaIl presidente Gianluca Delbarba
Uno degli impianti gestiti da Acque Bresciane: la società con sede legale in città gestisce attualmente il servizio idrico integrato in 94 comuni. Nel 2032 l’obiettivo è coprire tutta la provinciaIl presidente Gianluca Delbarba
Uno degli impianti gestiti da Acque Bresciane: la società con sede legale in città gestisce attualmente il servizio idrico integrato in 94 comuni. Nel 2032 l’obiettivo è coprire tutta la provinciaIl presidente Gianluca Delbarba

Le radici di Acque Bresciane si possono far risalire al 1994, quando la legge Galli indica la prima visione di superamento della frammentazione e del localismo sul fronte della gestione del ciclo idrico. A quasi trent’anni da quel provvedimento la situazione sul territorio nazionale resta ancora frammentata. In terra bresciana si è lavorato a lungo sul tema, soprattutto sulla base dell’ultimo riferimento normativo legato all’applicazione della normativa: un unico gestore per ogni autorità d’ambito, per lo più coincidente con il territorio provinciale. «Un gestore unico è stato un approdo rilevante - commenta il presidente di Acque Bresciane, Gianluca Delbarba - perché in passato, mai, a Brescia si era ragionato unitariamente parlando invece di tre suddivisioni: Oglio, Mella e Chiese. Su tali premesse nel 2015, con la Giunta provinciale presieduta da Pierluigi Mottinelli, è nato un nuovo soggetto interamente pubblico per tutto il territorio provinciale». Delbarba, già presidente di Cogeme spa, ricorda nei dettagli i passaggi storici evidenziando che il gestore unico, a tutti gli effetti, si avrà solo nel 2032, quando scadrà la concessione pubblica della gestione delle acque della città di Brescia ad A2A. Con una veloce sintesi vale la pena di ricordare che la società è stata costituita nel 2016, senza nessun comune da gestire: a distanza di cinque anni gli enti locali che hanno dato in concessione il ciclo idrico ad Acque Bresciane sono 94. Se tutto procede regolarmente, il 205º ad aderire, raggiungendo così la totalità dei comuni del territorio provinciale, sarà Brescia nel 2032. Nel confronto necessario per approfondire la conoscenza della realtà destinata ad essere un riferimento per tutte le case bresciane, il presidente Delbarba parla di un senso del soggetto unico «se è in grado di continuare ad effettuare gli investimenti, che nel 2020 sono stati pari a 30 milioni di euro, soprattutto per l’innovazione e per ricreare reti efficienti e senza dispersioni». In chiave sostenibilità, l’obiettivo principale concerne la risoluzione dei problemi di cattiva depurazione, considerando che tante porzioni del territorio provinciale sono senza depuratori. Altrettanto impegno, come detto, è previsto per migliorare le reti degli acquedotti. Il rovescio della medaglia, per gli utenti, è legato all’incremento delle tariffe: nei prossimi anni la previsione è che gli attuali 2 euro al metro cubo (tariffa comprensiva di tutte le voci e gli oneri, quali la depurazione) passino 2,4 o 2,5 euro. La società ha presentato nei mesi scorsi il piano industriale al 2045, che prevede oltre un miliardo di investimenti. Nel business plan si legge che, entro il 2022, è previsto l’ampliamento a 152 Comuni gestiti per almeno un segmento e l’ingresso di oltre cento nuovi dipendenti. Al 31 dicembre scorso i dipendenti erano 278, si prospetta che alla fine dell’anno corrente supereranno le 300 unità. L’impatto economico finanziario totale nell’arco di piano supera i 7 miliardi di euro. Il tema dell’innovazione è considerato uno dei valori fondanti da Acque Bresciane che, nella propria Carta dei Fondamenti ha inserito tra i suoi otto valori quello di «eccellenza e innovazione». In particolare la sfida è intesa come «costante ricerca di innovazioni tecniche e gestionali per adattare il servizio alle attese dell’utenza e per anticipare i bisogni». Il presidente Delbarba spiega le possibili ricadute, per i clienti, dal processo di innovazione al quale la realtà sta lavorando. «Uno degli obiettivi principali è la soddisfazione dell’utente finale - dice -. Ma non è l’unico fine di questo processo. L’utilizzo di nuove tecnologie permette di rispondere velocemente alle richieste di mercato, con un aumento della produttività e delle entrate. In una situazione ottimale, in cui i dipendenti si sentono coinvolti nella crescita aziendale e riescono a lavorare meglio, grazie alle nuove tecnologie, si riscontrano un maggior benessere e una maggiore produttività per ogni addetto». L’innovazione per Acque Bresciane si basa principalmente su tre leve: Digital transformation; Innovazione di processo (cultura, condizioni necessarie, idee, controllo) e nuove tecnologie; Ricerca e sviluppo, voci nelle quali rientrano i progetti con le università per applicare e sperimentare nuove idee. Vertici e management stanno coinvolgendo il personale per offrire, in un prossimo futuro, una modalità di erogazione rinnovata. In tale ottica i servizi e le informazioni dello sportello dovranno consentire all’utenza di interfacciarsi, sia in presenza fisica sia a distanza utilizzando processi resi amichevoli da specifiche applicazioni digitali. Digitalizzazione che sarà implementata anche per la gestione delle reti, sia per gli acquedotti sia per le fognature. Queste ultime suddivise opportunamente tra acque nere e acque miste. Sul portale dell’azienda è da poco disponibile la mappatura delle reti. Per raggiungere i traguardi indicati, soprattutto in tema di innovazione si è scelto un approccio capace di unire la condivisione interna dei processi alla ricerca delle eccellenze di settore nazionali e internazionali.•. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli