LE OPPORTUNITÀ

Digitale, il «Pnrr» dà più forza allo sviluppo nel post-Covid

Entro il 2026 mette a disposizione poco meno di 50 miliardi di euro Per gli esperti «un ulteriore stimolo alla trasformazione del Paese»
Il digitale cresce a ritmi intensi contribuendo a disegnare un Paese nuovo in tutte le sue componenti: un incremento che può essere sostenuto dalle risorse del Pnrr (Christina Wocintechchat Unsplash)Cpu e schede  (Badar Majid)
Il digitale cresce a ritmi intensi contribuendo a disegnare un Paese nuovo in tutte le sue componenti: un incremento che può essere sostenuto dalle risorse del Pnrr (Christina Wocintechchat Unsplash)Cpu e schede (Badar Majid)
Il digitale cresce a ritmi intensi contribuendo a disegnare un Paese nuovo in tutte le sue componenti: un incremento che può essere sostenuto dalle risorse del Pnrr (Christina Wocintechchat Unsplash)Cpu e schede  (Badar Majid)
Il digitale cresce a ritmi intensi contribuendo a disegnare un Paese nuovo in tutte le sue componenti: un incremento che può essere sostenuto dalle risorse del Pnrr (Christina Wocintechchat Unsplash)Cpu e schede (Badar Majid)

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza contiene anche un considerevole stimolo agli investimenti nel digitale, rendendo disponibili poco meno di cinquanta miliardi di euro entro il 2026. Gli analisti del settore ritengono che sarà favorito un salto di livello nel processo di trasformazione tecnologica del Paese. Naturalmente a patto le previsioni trovino compimento nelle modalità di applicazione e nei tempi previsti. Utilizzando, già quest’anno, tutta l’allocazione dei fondi previsti per gli investimenti in digitale dal Pnrr, il mercato di riferimento potrebbe aumentare di 3,6 miliardi di euro, raggiungendo un volume di 77,6 miliardi di euro contro i 74 miliardi prospettati in base alla sola crescita fisiologica. Si stima che anche un utilizzo parziale di risorse produrrebbe comunque risultati, nell’ipotesi più pessimistica almeno per 1,8 miliardi. Nel periodo 2021-2024 il mercato digitale potrà beneficiare di un volume di finanziamenti - compreso tra i 15,9 miliardi di euro, applicando lo scenario basso, e i 31,6 miliardi di euro confidando nello scenario alto -, in più rispetto alla spesa già programmata in base alla crescita fisiologica, a seconda di come i potenziali investimenti siano utilizzati. Nello stesso lasso di tempo il tasso di crescita del mercato digitale dal fisiologico 3,8% potrebbe salire al 7,1% medio annuo, una performance che non si registra da almeno trent’anni. Nel corposo studio «Il digitale in Italia 2021, Mercati, Dinamiche, Policy», Confindustria Digitale e Anitec - Assinform, parlano di un salto quantico per il digitale e ritengono che «l’impatto atteso non è solo quantitativo. Finanziamenti e riforme hanno l’obiettivo di ridisegnare un contesto economico, istituzionale e sociale che non è mai stato più recettivo e sinergico rispetto agli obiettivi della digitalizzazione e ai requisiti per attuarla con efficacia». Lo scenario del digitale a livello provinciale e la sua evoluzione recente saranno oggetto di ulteriore approfondimento. Al momento l’obiettivo è concentrato sulla situazione nazionale. Il 2020 ha consegnato un Paese molto più digitale, in continuo progresso e con una dotazione di sistemi, reti e servizi in grado di attenuare gli effetti del lockdown. L’analisi dello studio menzionato evidenzia che, lo scorso anno, il mercato digitale italiano è calato dello 0,6% portandosi a 71,5 miliardi di euro, con una dinamica meno drammatica rispetto ad altri settori e migliore nel confronto con le aspettative dello scorso novembre, quando il calo previsto si assestava attorno al 2%. Tutti i comparti hanno registrato a fine anno una dinamica migliore di quella attesa, a esclusione dei servizi di rete, per effetto della pressione sulle tariffe. La progressione è stata netta, anche se minore guardando al 2019, per Servizi Ict (12,701 miliardi, +3,3%) e dispositivi e sistemi (19,368 miliardi, +1,3%). Anche per i contenuti digitali e digital advertising (12,526 miliardi, +3,6%) l’andamento è stato molto positivo nel raffronto con le dinamiche generali. In calo, oltre ai servizi di rete (19,391 mld, -6,4%), anche Software e Soluzioni Ict (7,517 mld, -2,3%). Le componenti più innovative hanno confermato il ruolo trainante, soprattutto Artificial Intelligence (AI), Cloud, Blockchain, Cybersecurity, Piattaforme per la gestione Web, ovvero le componenti utilizzate in modo più massiccio per le soluzioni necessarie per la gestione dell’emergenza, dal lavoro collaborativo in remoto alla telemedicina, la didattica a distanza, la logistica o lo shopping online. Nell’insieme sono cresciute con tassi a due cifre e hanno visto progredire la loro quota sull’intero mercato digitale: dal 19,5% del 2019 al 21% del 2020. La polarizzazione territoriale. «L’emergenza pandemica ha innescato o aumentato diversi tipi di divari. In ambito economico ha polarizzato le performance aziendali, premiando la capacità di reazione delle organizzazioni digitalmente avanzate e penalizzando ulteriormente le rigidità delle organizzazioni non tecnologicamente aggiornate -, si legge nello studio sul digitale italiano -. Questo perché l’improvviso ed esteso ricorso al confinamento sociale ha trovato pronte le organizzazioni per le quali il digitale già rappresenta la nuova normalità e non un’emergenza o un fatto episodico, in cui è necessario definire una strategia adeguata e finalizzata a nuove tipologie di clienti e per nuove tipologie di comportamenti e di attività. Lo si è visto in tutti i settori: dal manifatturiero ai servizi, dal commercio al settore pubblico. Superare i nuovi contesti legati alla pandemia ha richiesto l’adozione di adeguati modelli strategici per inquadrare, in modo organico, strumenti e attività già esistenti e nuove pratiche, inserendole in un sistema di riferimento strutturato». A livello sociale, oltre agli impatti sulla salute, la pandemia ha peggiorato il divario nel diritto alla salute e all’istruzione e nella distribuzione del reddito. Il confinamento ha reso indispensabile l’accesso al digitale, penalizzato da difficoltà, con ricadute sull’istruzione e la formazione di parte dei cittadini, in arre e condizioni più fragili. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli