LA RICERCA

Industria 4.0, il mercato vince la sfida con l’emergenza Covid

Nel 2020, nonostante la pandemia, sale a 4,1 miliardi (+8% sul 2019) E le prospettive per quest'anno sono all'insegna dell'accelerazione
Gli interventi previsti dalla normativa 4.0 aumentano favorendo innovazione e crescita per imprese di grandi e piccole dimensioni anche a livello territoriale (Gerd Altmann da Pixabay)Il futuro è ora (Raeng da Unsplash)
Gli interventi previsti dalla normativa 4.0 aumentano favorendo innovazione e crescita per imprese di grandi e piccole dimensioni anche a livello territoriale (Gerd Altmann da Pixabay)Il futuro è ora (Raeng da Unsplash)
Gli interventi previsti dalla normativa 4.0 aumentano favorendo innovazione e crescita per imprese di grandi e piccole dimensioni anche a livello territoriale (Gerd Altmann da Pixabay)Il futuro è ora (Raeng da Unsplash)
Gli interventi previsti dalla normativa 4.0 aumentano favorendo innovazione e crescita per imprese di grandi e piccole dimensioni anche a livello territoriale (Gerd Altmann da Pixabay)Il futuro è ora (Raeng da Unsplash)

Vale 4,1 miliardi di euro il mercato nazionale dell’Industria 4.0 (dato aggiornato al 2020), che registra una crescita dell'8%, trainata soprattutto dalle tecnologie IT: pesano per l’85% del totale contro il 15% delle OT, Operational Technologies. I dati sono contenuti nella ricerca dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano, presentati durante il convegno online «L'Industria 4.0 in un mondo che cambia». Gli investimenti delle imprese manifatturiere si concentrano prevalentemente in progetti di connettività e acquisizione di dati, sintetizzati dalla voce Industrial Internet of Things, che valgono 2,4 miliardi di euro e il 60% della spesa, e negli Industrial analytics, con 685 milioni di euro e il 17% del mercato. Il resto delle risorse destinato a soluzioni 4.0 si suddivide fra Cloud manufacturing (390 milioni, pari all’8%), servizi di consulenza e formazione (275 milioni e un’incidenza del 7% del totale), Advanced Automation (215 milioni; il 5%), Additive Manufacturing (92 milioni e un «peso» del 2%) e Advanced Human Machine Interface, per 57 milioni (l’1%). La crescita del mercato è stata inferiore alle previsioni formulate nel 2019, pari al +20%, ma comunque molto positiva, considerando che le stime effettuate durante il primo lockdown indicavano un calo del 5%. Le prospettive per il 2021 indicano un’ulteriore accelerazione della spesa, ad un tasso compreso fra 12% e 15%, superando i 4,5 miliardi di euro, spinta in particolare da Cloud Manufacturing, con un incremento stimato tra il 25-30%, Advanced Automation (+15/20%) e Advanced HMI (+12/18%), mentre si stimano aumenti meno sostenuti per Industrial IoT, con previsione di una forbice tra il 9 e il 14%, Advanced Analytics (+12/16%) e Additive Manufacturing (+6/12%). Continua lo sviluppo dei servizi, per i quali si prevede un aumento del 10 e sino al 15%. Sono circa 1.400 le applicazioni di Industria 4.0 utilizzate dalle imprese manifatturiere, il 28% in più rispetto al 2019. Le più diffuse sono le soluzioni di Industrial IoT, pari a un quarto del totale (380, +31%), spesso combinate con algoritmi di Analytics e Intelligenza Artificiale. Seguono le tecnologie Advanced HMI, come i wearable e le interfacce uomo-macchina per acquisire e veicolare dati in formato visuale, vocale e tattile (286, +15%); Advanced Automation (241, +5%), cioè i sistemi di produzione automatizzati come i robot collaborativi; Industrial Analytics, le applicazioni più in crescita (200, +39%), focalizzate sulla previsione delle prestazioni degli assetti industriali e dei processi produttivi; Cloud Manufacturing (140, +33%), utilizzate soprattutto per il monitoraggio e la diagnostica degli impianti industriali da remoto; Additive Manufacturing (125, +30%), nota anche come Stampa 3D e diffusa principalmente nei settori automotive e aerospaziale. «L'emergenza non ha arrestato la crescita dell’Industria 4.0, a conferma del fatto che non è stata una moda passeggera ma una progettualità che sta rinnovando il settore industriale italiano in modo persistente - sottolinea Marco Taisch, responsabile scientifico dell’Osservatorio Transizione Industria 4.0 -. Le iniziative più semplici sono ormai conosciute e consolidate, con almeno un progetto attivato nel 75% delle realtà manifatturiere. Per avviare progetti di digitalizzazione pervasivi, multi-tecnologici e basati sul cloud e su reti innovative, sarà necessaria una visione di lungo termine, il coraggio di sperimentare nuove applicazioni per le nuove sfide che si sono venute a creare e un forte investimento nelle competenze 4.0». Per Giovanni Miragliotta, direttore dell'Osservatorio Transizione Industria 4.0, «il 2020 ha spinto le aziende a ripensare il modo in cui vengono gestite le operations, la trasformazione di modelli di business verso la digitalizzazione ha cambiato l’approccio con cui il valore viene trasmesso al cliente: remotizzazione, flessibilità e servitizzazione diventano gli elementi chiave nella gestione dell'impresa digitale. Il tema di resilienza della supply chain è ormai strategico per poter mantenere e possibilmente aumentare la produttività delle aziende e la capacità di adattare la loro offerta alle sfide e alle richieste del mercato post-pandemia». In provincia di Brescia le stime degli addetti ai lavori indicano che oltre il 55% delle industrie locali ha adottato processi e tecnologie 4.0, con un ulteriore incremento rispetto a quanto emerso a fine 2019 da un’indagine dell’Ufficio studi e ricerche dell’allora Aib, ora Confindustria Brescia, e dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo, dal titolo «Indagine sul manifatturiero bresciano: 4.0, green, filiere e capitale umano». Tra le grandi aziende, la diffusione del 4.0 supera il 90% delle adesioni, con la prospettive che il 100% sia raggiungibile in un paio d’anni. Le società con il maggiore tasso di impiego del 4.0 sono attive nel metalmeccanico e incidono per i due terzi del campione, in coerenza con la specializzazione produttiva dell'industria locale. •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Adriano Baffelli