STORIA E TENDENZE

Da Rabanne a Versace la moda si fa metallica

di Giada Ferrari
Il docente Michele Venturini e un racconto che parte dai Celti e arriva alla maglia Oroton tra tacchi alti, fibbie e cernier
Venturini ha raccontato  l’evoluzione del costumeCon Michele Venturini in viaggio molto interessante nella storia e nelle tendenze della moda
Venturini ha raccontato l’evoluzione del costumeCon Michele Venturini in viaggio molto interessante nella storia e nelle tendenze della moda
Venturini ha raccontato  l’evoluzione del costumeCon Michele Venturini in viaggio molto interessante nella storia e nelle tendenze della moda
Venturini ha raccontato l’evoluzione del costumeCon Michele Venturini in viaggio molto interessante nella storia e nelle tendenze della moda

Acciaio non significa solo industria e settore manifatturiero: c’è di più. Un materiale versatile che può essere saldato, lavorato, piegato e trasformato anche in capi di abbigliamento; sicuramente un trait d’union che, oggi, pare curioso, tuttavia il metallo ha accompagnato la storia umana nei secoli: «La forza dell’acciaio è uno degli approdi più importanti per la difesa e l’offesa - spiega Michele Venturini docente di storia della moda, ricerca e tendenze di ITS Machina Lonati -. La moda, oggi, si è vista come un qualcosa di fluido, morbido, legato alla pelle, ma già i Celti crearono le prime le prime smagliature in lega metallica, in particolare in ferro, per poi passare alla cotta utilizzata dai romani e nel medioevo». Il concetto di protezione del corpo è legato all’armatura, che permetteva di affrontare sia fisicamente che idealmente gli scontri bellici: «La cotta di maglia era un elemento che diventava, di fatto, la nostra seconda pelle - prosegue Venturini -. Anelli che si intersecano gli uni sugli altri, permettendo il contatto, senza reagire ai fendenti del nemico». Venturini ha accompagnato il pubblico nella storia dell’acciaio, dalle origini in cui veniva utilizzato a scopo protettivo fino ad arrivare ai giorni nostri dove è stato plasmato per diventare pezzo iconico nell’alta moda. E il «metallurgico della moda», il primo stilista a rifarsi e ispirarsi alla cotta di maglia fu Paco Rabanne: «Nacque come creatore di accessori e decise poi di passare agli abiti. Tuttavia Rabanne ma non è mai stato un couturière, non usa le forbici sul tessuto, bensì le pinze».

Dall’unione tra anelli e piastre metalliche in acciaio, crea un concetto nuovo, trasforma l’eros femminile in un gioco di anatomie dove l’occhio cade nell’intersezione tra pelle e acciaio. Corpi iridescenti che non solo hanno rivoluzionato il panorama della moda, ma hanno dato il via alla rivoluzione sessuale. Iconica la collezione del 1966 dello stesso Rabanne: «Dodici vestiti non indossabili creati con materiali contemporanei» manifesto e debutto della sua Maison. Altro grande couturière che decise di lavorare con il metallo fu Azzedine Alaia che, nel 1989 vestì di metallo e acciaio il corpo della regina del rock internazionale: Tina Turner. «La forza del metallo è quella di creare rivettature, congiunzioni nel corpo, a cui si aggiunge il tema della borchia che va a porsi direttamente sulla pelle - sottolinea Venturini -. Perciò la pelle come origine della protezione dell’uomo e il metallo quale elemento da rivettare sul corpo». Alaia sposta poi l’attenzione su altre parti in metallo necessarie agli abiti: le cerniere, ricerca che nel 2005 porterà lo stilista Junya Watanabe a creare una collezione centrata sull’ossessione della zip; quindi Elsa Schiaparelli che crea il torso in metallo più celebre della storia della moda, riportando la donna all’idea di amazzone, di diana cacciatrice.

«L’acciaio è forte, crea eleganza, esaltando il malleolo, slanciando il polpaccio e il collo piede - spiega Venturini -. Ed ecco che arriva il concetto del puntale del tacco a spillo in acciaio». Nel 1997 Tom Ford per Gucci fu il primo ad utilizzarlo, poi l’idea sarà rivisitata nella collezione 2008 di Martin Margiela che, letteralmente, inchioderà i talloni delle donne con un nuovissimo stiletto chiodato. Ultimo, ma non meno importante, il metallo si fa protagonista grazie a Gianni Versace: «Ispirato dalla Magna Grecia, fece di Medusa il suo simbolo - sottolinea Venturini -. E si rifà al peplo e al chitone, abiti tipici che partono e poggiano dalla spalla e si fermano con fibule». L’abito di Versace si fa erotico, una versione contraria, inedita, dove è il corpo che crea l’abito grazie all’uso di approdi metallici, spille e fibule. Tuttavia, la ricerca di Versace non si ferma: «Voleva creare un tessuto metallico da drappeggiare sul corpo come se fosse un tessuto». Nasce una maglia fluida come la seta che diventa la cotta della modernità: la Oroton. Lucente e avvolgente, crea una visione eterica della donna e dell’essere umano, finendo il percorso storico dalle origini battagliere del metallo nell’abbigliamento, all’uso oggi in una battaglia moderna quella dell’estetica.  •.

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