L’INTERVENTO

«La nostra manifattura primeggia in Europa»

di Manuel Venturi
Antonio Gozzi, leader di Duferco e presidente di Federacciai: «Ormai siamo decarbonizzati E torneremo ancora a crescere»
Il comparto siderurgico si mostra ancora trainante in ItaliaAntonio Gozzi in collegamento intervistato da Alberto Bollis, vicedirettore di Bresciaoggi
Il comparto siderurgico si mostra ancora trainante in ItaliaAntonio Gozzi in collegamento intervistato da Alberto Bollis, vicedirettore di Bresciaoggi
Il comparto siderurgico si mostra ancora trainante in ItaliaAntonio Gozzi in collegamento intervistato da Alberto Bollis, vicedirettore di Bresciaoggi
Il comparto siderurgico si mostra ancora trainante in ItaliaAntonio Gozzi in collegamento intervistato da Alberto Bollis, vicedirettore di Bresciaoggi

Un «campione europeo», che è già molto più avanti degli altri Paesi in materia di decarbonizzazione e che, grazie alla sua capacità di adattamento, sa rispondere meglio ai cambiamenti del mercato. La siderurgia italiana è al vertice in Europa secondo Antonio Gozzi, presidente di Federacciai e leader (e amministratore delegato) di Duferco Italia Holding, che controlla la Duferco Travi e profilati dii San Zeno Naviglio. Ma Gozzi, presente ieri in collegamento per «Forti come l’acciaio» non vuole parlare di siderurgia, bensì di «elettrosiderurgia: escludendo l'Ilva, la cui produzione è ormai molto limitata, l'Italia produce l'82% dell'acciaio grazie al forno elettrico. Siamo quasi totalmente decarbonizzati, nessuno in Europa ha percentuali così alte di produzione da forno elettrico: la media continentale è del 60% di produzione da carbone e 40% da forno elettrico, se non considerassimo l'Italia la prima salirebbe al 70%».

Il presidente di Federacciai torna sui risultati del biennio 2021-22, «due anni eccezionali: ora è in atto un rallentamento, soprattutto del volume della domanda, dovuto ad una serie di elementi tra i quali la frenata generale dell'economia mondiale e l'aumento dei tassi di interesse. Gli esperti dicono che il driver dei consumi di acciaio è rappresentato dalla domanda degli investimenti fissi: in presenza di un'esplosione dei tassi è normale un rallentamento, in particolare di fronte a una progressione che non vedevamo da anni». Difficile fare previsioni per i prossimi mesi, ma «non mi iscrivo al partito dei catastrofisti: gestiremo con la flessibilità e l'efficienza di cui siamo maestri, speriamo che al più presto la congiuntura torni ad essere positiva e anche i volumi tornino a salire». Gozzi analizza anche gli ultimi dati riguardanti la crescita del Pil italiano nel primo trimestre, notando come «l'Italia si è dimostrata campione di crescita e di occupazione, con molti contratti a tempo indeterminato e con un'accelerazione dell'occupazione femminile, contro la “macelleria sociale“ che qualcuno paventava solo un anno fa. L'industria contribuisce molto da questo punto di vista, perché di fronte alla scarsità di manodopera si cerca di trattenere i lavoratori capaci offrendo rapporti di lavoro stabili. Oggi l'Italia è la migliore economia europea ed essendo l'acciaio un indicatore dello stato di salute della crescita ci aspettiamo un riflesso positivo».

I numeri del Pil italiano, secondo Gozzi, non sono una sorpresa: «Perché sono consapevole della forza dell'industria del nostro Paese, pilastro su cui si regge l'economia, ma anche dello straordinario effetto psicologico del governo Draghi, che ha ridato fiducia agli imprenditori e ha favorito la crescita. Abbiamo dati di export spettacolari, che derivano anche dall'enorme sforzo di innovazione portato dall'Industria 4.0, che ha cambiato radicalmente il profilo tecnologico dell'industria italiana, che si è confermata un campione in settori molto diversificati rispetto alla Germania. Abbiamo un portafoglio di prodotti e tecnologie diversificate che rappresentano un paracadute in tempi di crisi, complessivamente l'industria manifatturiera italiana continua ad essere una realtà straordinaria». Questa capacità di innovare in diversi settori, sostiene il leader di Federacciai, è fondamentale per superare i rallentamento di alcuni settori: «Oggi vediamo un rallentamento dell'economia rispetto ai numeri incredibili degli ultimi anni, in cui abbiamo visto una crescita del Pil superiore al 10%, superando quanto perso durante il Covid, soprattutto grazie alla manifattura e al turismo, che beneficia dell' “effetto molla“ post pandemia. Oggi siamo sopra a quasi tutti i Paesi europei, grazie alla forza dell'industria italiana, capace di adattarsi: siamo molti flessibili davanti alle diverse condizioni di mercati e gestiamo le cose in modo molto più efficace rispetto alle economie della Germania, della Francia e del Belgio, che sono molto più “rigidi“ e non hanno la capacità di adattamento della manifattura italiana». •. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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